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DI ME POTETE FIDARVI

Paola Maugeri parla di musica dai teleschermi da quando aveva 15 anni. Ma non fa serate in discoteca, non posa (quasi mai) nuda e si ostina a comportarsi da persona normale.
Un’eretica della tv?


testo: Paolo Madeddu
immagini: Cesare Cicardini
28/11/2006

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Ha studiato alla Sorbona e a Canterbury, ha vissuto a Chicago, Oslo e Tijuana. Suona il basso e si è cimentata con il corno, ha inciso tre album con due gruppi da lei fondati (Puertorico e Loma, più penalizzati che favoriti dal fatto di essere “il gruppo della Maugeri”), è vegana ovvero non mangia nulla di origine animale, nemmeno uova e miele. Se non vi basta, ecco il colpo di grazia: va in tv da 15 anni. Ed insiste di essere una persona normale.

Hai lavorato per Rai, Mediaset, Videomusic. Ora sei su Mtv con Storytellers e La7 con La 25ma ora. Come ci riesci? Merito del manager?
Non ho un manager. Ho un avvocato.
Perché?
Perché faccio tv e nient’altro. Niente serate in discoteca, il tipo di cose cui ti porta un agente. Poi, i manager mi terrorizzano… L’avvocato mi aiuta per i contratti.
Qualcuno penserà: come riesce una fanciulla a essere in tutte le reti d’Italia dal 1991? Avrà fatto cose sconce.
Eh, certo… Guarda, frequento poco l’ambiente televisivo e se si dice qualcosa di me non sto nemmeno a smentirlo, talmente è gratuito. Non vado alle feste, non ho avuto relazioni sentimentali sul lavoro, il mio fidanzato è in un settore con cui non ho a che fare. Ma in generale non sono proprio il tipo, chi mi incontra lo vede subito. Una volta ho sentito un mio capo di Mtv che parlava con Piero Pelù, diceva “Ora abbiamo la Maugeri, è brava” – e Pelù: “Sì, è brava, deh… Però nun la dà”.
Pierone è sempre un duca, eh.
Siamo amici, lo dico solo per farti capire che le donne sono esposte a questo tipo di giudizio. Non solo nel mio lavoro, immagino. Ma su di noi, si presume di più. Chi incontra me, non presume a lungo: per dirti come sono vista nell’ambiente, facendo un programma con Laura Freddi ho conosciuto Paolo Bonolis che mi ha detto: “Vedi, quando penso a Laura me vie’ da famme ’na sega, quando penso a te, me vie’ da leggere un libro”.
Ah ah, un’impareggiabile divisione dell’universo femminile. Ma come complimento, non piacerebbe a tutte.
A me sì. Mi sono riconosciute affidabilità e passione. Non chiedo di più. Non mi interessa una carriera da rotocalchi. Non mi piace stare in tv tanto per starci.
Quindi se ti dicessero: ti diamo un lavoro grossissimo, ma senza apparire in tv?
Non ci starei.
Allora ti piace star lì davanti alla telecamera, eh?
Sì. Ormai mi riesce bene, credo. E poi farei fatica a lavorare a un programma, credendoci, e poi non condurlo. Piuttosto cambio mestiere. Magari mi dedico completamente a fare informazione sull’alimentazione vegana. Ma mi diverte da morire fare tv, e non riuscirei a rinunciare.
È mai stato come una droga? Quant’è il tuo massimo di astinenza?
Sei mesi senza fare programmi.
Crisi depressiva?
No, stavo bene. E dovesse ricapitare, so che non starei in una stanza a fissare il soffitto.
C’è qualcosa nel tuo modo di stare in tv su cui hai lavorato in particolare, negli anni?
C’è una cosa su cui forse mi sono incaponita. Facevo Night Express su Italia Uno, il regista mi diceva che lanciavo male la pubblicità. Mi diceva: guarda la Panicucci, lei è perfetta, alza la voce alla fine – “Ora c’è la réclame ma state con noi perché subito dopo CI SARÀ LAURA PAUSINI!”
E tutti: “Wheeee!”
Io questa cosa la trovavo da imbonitrice, così ho iniziato a perfezionare quelli che chiamo disannunci. Abbasso la testa e mormoro: “A fra poco, con La 25ma ora”. Volevo uno stile di cui le persone potessero fidarsi. Amo che la gente si fidi di me. Mi scrivono, chiedono cosa penso di un disco, di un personaggio… Alla fine, mi piace fare una televisione interessante ma normale. Voglio fare la mia vita, non sgomitare per arrivare.
Per chi ha 20 anni e farebbe carte false per andare in tv, tu sei arrivata.
Se è così, sono arrivata cercando solo di fare bene un lavoro che mi piace e mi lascia del tempo libero. Più in alto c’è più denaro, ma anche più fastidi e responsabilità, e più compromessi. Non fa per me. Quando sono arrivata a Milano mi hanno detto: “Tu devi avere più pelo sullo stomaco”. Ma che vuol dire? Non voglio fare la parte della superpura, ma da questo punto di vista sono molto buddhista: se fai certe cose ti si rovina il karma.
Ma anche in tanto understatement, ci sarà sempre quello che quando ti riconosce mugugna: “Guarda, la Maugeri, come se la tira…”.
Non puoi piacere a tutti.
E il periodo dei capelli blu? Lì non avevi certo un basso profilo.
Era come girare con un faro sulla testa. A me piacevano, ma alla fine ho cambiato idea. Salivo sul tram e tutti “Guarda chi c’è!”. E poi: “Ma TU prendi il tram?” Certo, prendo il tram, mi è comodo. Non ho la macchina, abito in un bilocale con due cani e tre gatti... È impressionante quanto la gente sia pronta a farsi fantasie su chi lavora in televisione.
Suvvia, sono fantasie ben alimentate. Un “famoso” che si rispetti, vive alla grande. Tu magari prendi il tram, gli altri il Cayenne.
È che da ragazza ho conosciuto i miei miti e ho visto che erano persone totalmente estranee a questa mentalità. Lou Reed, David Byrne, Laurie Anderson. Gente che esce di casa e se ne va a passeggiare al parco, senza menarsela. Un giorno Chris Martin dei Coldplay mi ha detto: “Facciamo un giro in città. Non preoccuparti, nessuno ci fermerà: se un personaggio pubblico si fa notare per strada, è perché lo vuole”.
Senti, hai fatto più di mille interviste. Ti è mai capitato di annoiarti profondamente? Dopo la 700esima, non è subentrato un senso di routine?
A te è subentrato?
Non far la furba, l’intervistata sei tu.
Per niente, anzi il mio sogno di programma è: due poltrone, e me che faccio domande. Amo fare domande, sono curiosa di tutti. Mi metterei a parlare con ogni persona in questi giardini pubblici. (N.B.: durante la chiacchierata, ci va vicino: attacca bottone con tre persone diverse).
C’è qualcuno che ti ha deluso?
Ben Harper. È uno stronzo! Lo intervistai per il suo primo disco e fu adorabile. Ora invece si sente una star e fa lo spocchioso. Quando l’ho rivisto non voleva rispondere, faceva l’annoiato. Poi, Lenny Kravitz. Aveva questa fidanzata modellona che insisteva perché la portasse a fare shopping, e lui mi rispondeva distrattamente, banalmente.
In quei casi che si fa?
Ti impegni ancora di più. Per amor proprio, e per gli spettatori.
Senti, qualche ora fa ti ho vista nuda.
Eh?
Hai posato per un giornale maschile. Ho visto le foto su internet. Belle foto.
Ah, ecco… Beh, devi apprezzare lo spirito – sono foto fatte in casa…
Sono buffe perché hai un’espressione timidina, con gli occhi bassi, l’aria da fanciulla romantica.
E allora?
Che diamine, sei nuda su Max – un po’ di vita! Già che sei lì con tutto di fuori, vai fino in fondo e seducici, no?
Le foto sono nate un pomeriggio con una mia amica fotografa. Le abbiamo fatte pensando: chissà come si sarebbe fatta ritrarre nuda Janis Joplin. Poi le abbiamo proposte al giornale assieme a quelle di altre mie colleghe. Dopo, tutti mi hanno detto “Ammazza, che belle tette, sai che non pensavo”. Dovevo proprio mettermi nuda per sentire un apprezzamento fisico. Perché a me pare di non essere disprezzabile, ma quelle foto hanno alzato le mie quotazioni. È stata una specie di lezione.
Tutte quelle che posano nude dicono: è stata un’esperienza per approfondire il rapporto col mio corpo...
Beh, è così. Ma non solo il rapporto col corpo, anche con la gente: ho visto stupore sul lavoro, dove credevano che fossi una che pensa solo alla musica, fissata coi gruppi alternativi, e che dopo il lavoro se ne va a casa. Altri più duri e puri invece hanno detto: “Ah, vedi, si vuole rilanciare”. Poi ho sentito gente che si interrogava se mi fossi rifatta. Lì ho capito una grande legge di questo momento storico. Ovvero: “Se non mostri, è come se non avessi”.
E ti sei adeguata?
Uhm, forse sì. Però è una cosa che mi ha dato certe risposte. Come ti ho detto, ho osservato le reazioni, improntate a un generale: “Da te non ce l’aspettavamo”. Il mio problema è che per chi lavora nell’industria io sono una che fa cose troppo alternative; per gli alternativi, sono una venduta all’industria.
Però non ti va troppo male, anzi. In effetti, forse ora dovresti parlarci delle delusioni, le amarezze che forgiano ogni personaggio pubblico che si rispetti. Qualche flop?
Sai, non sono Simona Ventura: per i programmi che ho fatto, magari per Mtv, lo share non era un’ossessione. Spero che La 25ma ora vada bene e venga anticipata – per uscire un po’ dalla nicchia, insomma. Però, di che dovrei lamentarmi? Sono partita da Catania con una grande passione per la musica, sono venuta a Milano sognando di fare la giornalista. Sono andata ad abitare a Baggio, ho fatto provini e magari sono stata scartata perché non abbastanza avvenente, o per la cadenza siciliana. Però alla fine sono qui, e faccio il mestiere più bello del mondo, quindi vaffanculo! Non mi è andata male, no? E senza pelo sullo stomaco.
 
 
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