I LUOGHI DI VALERIA
In passato le è capitato di trasferirsi più volte. Adesso per i suoi impegni di attrice sta bene a Roma. Ma, purché si tratti di città, Valeria Solarino si sentirebbe a casa ovunque
testo: Vita Magnani
immagini: Pax Paloscia
20/12/2006

Solarino di nome e di fatto Valeria… “quella” di Fame chimica, “quella” de La febbre… e presto solo Valeria Solarino, ci auguriamo, anche grazie al premio Giuseppe de Santis per il miglior volto emergente che l’attrice ha ricevuto a luglio all’ottavo festival Lo schermo è donna. Sfatiamo subito un mito: non è nata a Milano come Maja di Fame Chimica, non è nata a Torino dove ha studiato recitazione, non è nata a Modica dove ha trascorso l’infanzia…
Sono nata nell’80 in Venezuela, i miei genitori si erano trasferiti lì dopo il matrimonio perché i miei nonni paterni vivevano lì. Mio fratello e io siamo nati là, ma già dopo pochi mesi siamo tornati in Sicilia, a Modica, dove ho vissuto per quattro anni… e poi da lì a Torino per altri 20.
A proposito di Torino: la città magica, la città del cinema, la città della Fiat… per te che città è?
Devo dire che ho visto un grande cambiamento. Quand’ero piccola, abitavo in una zona centrale e per andare a scuola attraversavo tutta la città, perché mia madre lavorava fuori ed era più comodo così: la vedevo come una città enorme, fatta di traffico, code, semafori… Crescendo, mi sembrava che ci fosse poco per i ragazzi e con i miei amici preferivamo trovarci nelle rispettive case piuttosto che uscire. Poi, negli ultimi dieci anni è diventata un gioiello: si è riempita di locali, l’area centrale è diventata pedonale e si passeggia volentieri sotto i portici. Ormai trovi tutto, dal kebab al ristorante più chic nel quadrilatero romano.
A proposito di locali, a te quali piace frequentare? Ho finito per frequentare per lo più i bar, quelli in cui magari la mattina fai colazione e a pranzo fanno anche da ristorante. Mi piaceva trovarmi con gli amici per l’aperitivo. Non mi vanno invece i locali tipo discoteca, nei quali comunque ho lavorato.
Facevi la cubista come ne La febbre?
Nooo, per quella parte ho dovuto prendere lezioni da una ballerina, perché io non so proprio ballare. Ho lavorato al massimo al bar o al guardaroba, ma non sono mai entrata come cliente.
Vai nei locali per ascoltare musica invece?
In genere no, forse quand’ero a Torino mi capitava comunque. Diciamo che mi piacciono quelli dove fanno reggae così ballicchio un po’.
Parlavi prima dei portici. Poiché sono di Bologna, non posso non chiederti come li hai vissuti…
Li ho vissuti molto. Più che per le passeggiate in via Roma – la zona commerciale – per quelle nella zona di via Po, che è più tranquilla, verso l’Università… Da casa mia, nella zona di Porta Palazzo, alla scuola di teatro (“quella” dello Stabile, nientemeno! n.d.r.) camminavo sotto tutti i porticati almeno due volte al giorno. Direi che sono stati un “appuntamento”, mi davano un punto di riferimento negli spostamenti e quando arrivavo a piazza Vittorio ce l’avevo quasi fatta!
La scuola di teatro… tu però ti sei affermata subito come attrice di cinema. Come vivi questa “scissione”? Te lo chiedo perché ci sono attori che fanno solo cinema ma che la vivono come una frustrazione e non fanno che ripetere che vengono dal teatro! Beh, in effetti quando ho cominciato pensavo che avrei fatto solo teatro. Poi già al secondo anno, quando ho avuto la mia prima parte in La felicità non costa niente di Mimmo Calopresti, ho cominciato a entusiasmarmi anche per il cinema. Poi è venuto un po’ tutto da sé: anche per Fame chimica ci hanno mandato a fare i provini a Milano dalla scuola. Diciamo che mentre per il teatro speravo sempre che mi prendessero, il cinema mi è “capitato” ma poi ha cominciato a piacermi davvero.
Hai parlato di Fame chimica, il primo film che ti ha visto protagonista, a Milano. Come ti sei trovata? Milano l’ho vissuta bene perché lavoravo e facevo una cosa che mi piaceva tantissimo. In generale mi è sembrata però una città caotica, anche se una cosa fantastica è la metropolitana… tu prendi il tuo trenino e in un attimo sei dall’altra parte della città! Però, non mi sono fermata tanto, essendo a un’ora e mezzo da Torino appena potevo tornavo a casa.
Nel film però sembravi molto a tuo agio a Milano, tanto che in alcune note biografiche in rete si trova erroneamente che ci sei nata...
Diciamo che in questo sono stata molto aiutata dai milanesi che lavoravano con me e stando con loro ho capito com’era la città, i centri sociali… anche se di mio sono molto lontana da quel mondo, che pure sento più vicino di altri.
E adesso dove vivi?
Per lavoro vivo a Roma, che sta diventando la mia città e che mi piace tantissimo: ci sono spazi aperti enormi, a ogni angolo che giri trovi un pezzo di storia. E poi il clima, che non è affatto da sottovalutare! Un altro aspetto, positivo e negativo al tempo stesso, è che a qualunque ora c’è sempre gente in giro, c’è sempre vita e c’è tutto quello che uno cerca: 3mila cinema, 3mila teatri, mostre… Certo, anche nelle altre città ci sono, però qui è tutto moltiplicato, non c’è mai un giorno in cui dici “Oggi non so che cosa fare”. La città ha un fascino particolare, che non riesco ancora a razionalizzare e che mi sto divertendo a scoprire.
Sei tu a lasciare un pezzo di cuore nelle città in cui ti sposti o accade piuttosto che sia tu a portare via qualcosa, almeno idealmente?
Torino è la città in cui ho lasciato di più, ovviamente, ma l’ho fatto con molta serenità, perché la cosa a cui tengo sopra tutto è il mio lavoro e visto che mi imponeva di venire qui a Roma non ci ho pensato troppo. Sono molto razionale per queste cose: sì, ero legata alla mia città ma l’ho lasciata. Dover venire a Roma è stata una fortuna perché è una città che come ti dicevo mi piace, ma mi sarei spostata ovunque il lavoro lo avesse richiesto.
Una vocazione comunque metropolitana…
Assolutamente sì. Amo la città. Mio fratello per esempio vive in un paese fuori Torino ma io non ci andrei mai, anche se ha una casa grande con il giardino. La mia esigenza è un’altra.
Sei già nella fase in cui ti riconoscono per strada? Il successo ha cambiato in qualche modo le tue abitudini?
No, non ancora almeno. Diciamo che mi riconosce chi ha visto il film il giorno prima.
Nessun problema con la popolarità al momento, quindi?
Mah, popolarità di per sé non vuol dire niente. Anche chi fa uno spot pubblicitario può diventare popolare se viene mandato in onda a ripetizione per anni, ma chi se ne frega… Un altro paio di maniche è diventare popolare per meriti cinematografici, quando magari ottieni dei riconoscimenti.
Nel tuo caso sono già cominciati ad arrivare, visto che a luglio hai ottenuto il premio come miglior volto emergente. Per te, che cosa significa o che cosa ha significato emergere?
Beh, nel mondo del cinema quando cominciano a notarti, quando esci fuori per quello che fai e magari un regista pensa a te e ti chiama per il suo prossimo film…
Ti è già successo? Sì, proprio adesso sto lavorando con Roberto Andò (bocca cucita di Valeria in proposito! n.d.r.), che mi aveva vista ne La febbre di D’Alatri e mi ha chiamata per un provino.
E D’Alatri aveva visto Fame chimica magari…
No, con lui ho fatto più provini, poi quando ho provato la scena del ballo, come ti dicevo, ha deciso di affidarmi a un’insegnante…
Visti i risultati avete fatto un buon lavoro entrambe. Insomma, finora hai girato in Grecia (Che ne sarà di noi di Giovanni Veronesi, n.d.r), a Milano, a Torino (A/R Andata + ritorno di Marco Ponti, n.d.r.) e a Cremona. Adesso torni a Roma, dove vivi e dove avevi esordito con Calopresti. Un cerchio che si chiude in una prospettiva ben diversa da allora… dove stai andando professionalmente, che cosa cerchi?
Dirò qualcosa di scontato, ma a me interessa fare cose in cui credo. Ho finito di girare La Febbre nel giugno del 2004 e inizio il nuovo film con Andò adesso (settembre 2005, n.d.r.) perché sono convinta che sia necessario saper aspettare le occasioni giuste. Già dopo Fame chimica mi erano arrivate tantissime proposte, che però ho rifiutato perché non mi convincevano. Non mi interessa solo la visibilità.
Quindi no categorico alla televisione? La gabella delle fiction non sembra risparmiare nessuno.
Non è un no a priori. Se tv vuol dire un progetto serio come La meglio gioventù – caso particolare che porto sempre a esempio, talmente bello da vincere a Cannes – allora ben venga la tv. Devono però essere progetti belli, fatti bene.
Quanta determinazione! Segno zodiacale?
Scorpione.
Ci siamo già dette tutto.