LA TIGRE E IL CANTAUTORE
Un film con Tinto Brass, un romanzo autobiografico e una trasmissione su Sky non l’hanno distolta dal suo idolo. Che resta incontestabilmente Vasco
testo: Daniela Faggion
immagini: Cesare Cicardini
20/12/2006

Maruska Albertazzi, classe 1975, ha pubblicato il suo primo romanzo Io sono una tigre con Kowalski editore. La lontana parente dell’illustre Giorgio non è però solo una scrittrice: ha già interpretato un film di Tinto Brass (veniva avviata ai piaceri della sodomia da un arzillo vecchietto), portato in scena alcuni spettacoli teatrali (fra cui I monologhi della vagina), preso la conduzione della rubrica Rollywood su E! Entertainment, canale Sky. Il curriculum recita che Maruska è stata anche assistente di Gabriele Lavia e massaggiatrice ayurvedica… e dimentichiamo sicuramente qualcosa: insomma, dovendo scegliere tra diverse strade, lei le prende tutte. Noi, intanto, partiamo dal romanzo. Io sono una tigre, storia di una ragazzina discendente da una stirpe di streghe che subisce violenza da un amico di famiglia e, dopo una lunga sequela di morti sul suo cammino, riesce a vendicarsi. Notate bene, il libro si presenta come autobiografico.
Nel libro racconti la tua storia. Ma hai davvero ammazzato tutta quella gente?
Non ho mai ucciso nessuno fisicamente, però diciamo che li ho uccisi dentro di me e forse ho ucciso qualcosa in loro. Forse sono cambiati dopo essere passati sotto di me, o sopra di me… E non vado avanti con le posture! Nella trama ci sono cose che ho dovuto sistemare perché il romanzo funzionasse meglio, ma quello che c’è è praticamente tutto vero, dalla violenza all’anoressia, dalla depressione al rapporto con i genitori, dal padre che muore agli uomini… Non tutti gli uomini effettivamente sono “veri”, cioè esistono, ma non con tutti ho avuto quel tipo di rapporto… Meno male.
Però, tolto il Verme (l’amico di famiglia violentatore, n.d.r.), che purtroppo è vivo e vegeto, i tre uomini principali sono persone passate davvero nella mia vita. Tutti decadenti, decomposti, maculati e rossicci…
De gustibus…
C’è a chi piacciono le bionde, a chi le donne col seno grosso, a chi le culone... Ci sono uomini che adorano le donne obese. Ognuno ha la sua perversione e io ho questa degli uomini un po’ agé. Non è che mi innamoro solo di uomini anziani, ma è vero che questi uomini hanno il potere di scatenare in me un certo tipo di attrazione.
Come hai proposto il libro agli editori? Hai portato un’idea?
No, io ho proposto una cosa già scritta, quella che era la traccia, una cinquantina di pagine. È piaciuto e mi hanno detto “Sviluppiamolo, scommettiamoci”.
C’era già tutto il Vasco Rossi citato a man bassa, quasi in ogni pagina? Potremmo dire che parte del libro è sua...
Infatti alla fine c’è tutto l’elenco dei testi citati ed è stata chiesta un’autorizzazione. È anche vero che Vasco era necessario, perché io credo che anche parte di me sia sua. Ricorro a lui per descrivere un modo di pensare e vivere una parte di me, quella forse più animale e istintiva – siamo anche dello stesso segno, siamo due acquari. Sicuramente una parte di me gli assomiglia, la mia parte più nera, forse, ma anche quella più semplice, più legata alle cose quotidiane. E poi come uomo mi fa impazzire, lo trovo sexy da morire!
Lo hai mai incontrato, Vasco?
Sì, sono stata al suo concerto l’estate scorsa a Napoli e stavo dietro le quinte quando lui è entrato. Sai le ragazzine che svengono, che stanno male? Io solo per lui ho questa cosa: qualcuno ce l’ha per i Duran Duran o per Bono degli U2, io ho Vasco. Quando gli ho parlato mi batteva forte il cuore, mi tremavano le mani…
E che gli hai detto?
Che avevo scritto questo libro e che lui era dentro questo libro… È stato bello perché era molto tranquillo quella sera e dopo un po’ che mi parlava e mi guardava negli occhi, dopo un buon quarto d’ora, mi ha guardato e mi ha detto “Ma lo sai che sei bella?”. E io a quel punto sono ammutolita.
E…
E niente, che cosa volevi che facessi? Era pieno di gente, mica potevo attaccarlo al muro…
E hai bruciato così l’occasione della tua vita?!
Io in realtà di fronte a ciò che veramente mi piace, uomini compresi, divento timidissima. In fondo, sotto la tigre c’è un gattino; poi di fronte a un uomo che mi piace tanto vado in panico, divento rossa, non sono una foxy lady, una dark lady, sono un cucciolotto, quindi finito di abbaiare, mi metto a cuccia. Se uno mi fa “pat pat” son già contenta… Poi era una situazione troppo aperta, troppo pubblica, un conto sarebbe stato io e lui in una stanza…
Torniamo al libro: parla di un sacco di posti diversi. C’è Bologna, che è la mia città natale e nella quale sono sempre stata immersa, poi gli Stati Uniti, la Florida, ai tempi del liceo. Poi sono andata in Inghilterra a studiare recitazione seguendo un dj, anzi, come direbbe lui, un ‘live multichannel manipulator’…
Ho vissuto là un anno e mezzo, poi sono stata in Francia. Ho viaggiato tantissimo durante l’università, perché lavoravo per un’azienda e facevo l’interprete, soprattutto in Estremo Oriente: Thailandia, Cina, Taiwan, Corea, Indonesia…
Non parli dell’India, che viene invece riportata fra i momenti essenziali della tua biografia in copertina…
In India non ho veramente vissuto, però mentre ero in vacanza mi sono avvicinata all’ayurveda, ho iniziato a studiare il massaggio e poi tornata a Bologna mi ci sono diplomata.
Magia e ayurveda vanno d’accordo?
La magia è una: per me non è altro che l’uso cosciente delle proprie energie. In una persona che ha studiato, che è molto alfabetizzata, la componente magica viene un po’ logicizzata: questo è il motivo per cui ho fatto l’attrice, per riconciliarmi con il mio magico, con la mia dose di animale, perché me n’ero completamente staccata, però ce l’avevo dentro quindi ne soffrivo. Così sono riuscita a conciliare quella che era la mia cultura magica, in mezzo alla quale ero cresciuta in famiglia, e una scienza millenaria che ti insegna che quando tu fai un massaggio devi amare chi massaggi e devi fare una preghiera prima di cominciare: preghi di riuscire a dare benessere a quella persona.
Bologna non è nota come città magica. Però, cercando un po’, specie in campagna, ci sono molte persone che ‘segnano’ o che si sono rivolte a qualcuno per farsi togliere le storte o i fuochi di Sant’Antonio… Tu quale tipo di magia hai conosciuto e imparato? Vengo da una famiglia di streghe – dico streghe perché è più simpatico. Se ti ricordi il telefilm Mia moglie è una strega, a casa mia accadevano cose simili. Intendo, oltre alla sensitività e alla veggenza, che hanno avuto tutte le donne della mia famiglia: mia nonna leggeva nel fuoco, la bisnonna nell’olio…
E tu?
Io ho i sogni premonitori, ho più sensazioni, sensazioni molto forti.
Ancora Vasco!
Io non vedo, sento. Poi sono tattile, ho il prana nelle mani, per cui il massaggio, il tocco.
Parlando di sensazioni, l’impressione vedendo il tuo curriculum è che tutto ti sia risultato piuttosto facile. Volevi viaggiare, fare l’attrice, la scrittrice, la presentatrice, e oplà, ecco fatto.
No, assolutamente. Non sono una di quelle che si sono svegliate una mattina e hanno vinto alla lotteria. Tutto quello che ho avuto me lo sono guadagnato. Oh, lo dicono tutti.
“Ho fatto tanti sacrifici…”
Ti dico come la vedo io: sono nata con un culo incredibile, figurativamente, anche se Tinto Brass pensa che ce l’abbia anche fisicamente – ma questi sono punti di vista… Sicuramente sono nata con una grande forza interiore. Questo è il vantaggio, è come aver vinto alla lotteria. Io lavoro per avere le cose e avendo tutte le qualità per farlo, se mi metto d’impegno... Non sono eccellente in qualcosa: non sono bellissima, intelligentissima, bravissima, però ho un pot pourri di cose che, messe insieme e shakerate, fanno la mia forza. Credo che poi in realtà sia qualcosa che appartenga a tutti, solo che io ne ho la consapevolezza, che è il dono più grande.
A sentirti parlare sembra che tu abbia preso ripetizioni da Madonna. Persone come Madonna ed Evita Peron le sento vicine perché hanno tirato fuori “due maroni così”, anche se loro hanno accettato compromessi diversi. Certo io non sono Madonna: non voglio apparire a tutti i costi e non sono andata a letto con nessuno per lavorare.
Neanche per fare il film con Tinto Brass?
Figurati, a lui sono arrivata per caso. Stavo andando a una lezione di danza, ho avuto qualche problema con il motorino – un casino con l’olio, ero tutta vestita di bianco – mi sono chinata per vedere cos’era successo e quando mi sono rialzata un tipo che stava facendo il casting lì vicino mi ha chiesto se volevo fare il provino. Visto che ormai avevo perso la lezione di danza, ho accettato.
E com’è andata?
Evidentemente bene, anche se non lo rifarei e neanche Tinto.
Che cosa succedeva nel film?
Ero una ragazza in vacanza in una località di scambisti in Francia e scoprivo la sodomia, che però nel film non si vede.
Culo anche nel film…
Tinto sostiene che il culo è lo specchio dell’anima e del mio dice che è un culo “high class”.
Uau. Dove vuoi arrivare?
Dove voglio arrivare… non lo so. Arriverò dove devo arrivare. Sono fatalista.
Determinatissima ma fatalista? Non quadra.
E invece è così, ti spiego perché: giorno per giorno io cresco e imparo. E a mano a mano che vado avanti mi si aprono delle strade. Ho dei sogni: mi piacerebbe fare un film da questo libro che ho scritto, mi piacerebbe lavorare con Pedro Almodovar o David Lynch o Crialese, il regista di Respiro. Mi piacerebbe intervistare Maurizio Costanzo.
Potrebbe essere conveniente.
Noooo, è che mi incuriosisce. Poi sai, sui suoi programmi... Io con le valutazioni non mi spendo molto perché una volta ero molto prodiga di giudizi, soprattutto negativi; ora ho deciso che il critico lo devono fare i critici. E io non sono una critica, io sono curiosa. Per esempio, ieri ho intervistato Costantino e Daniele. È stata un’intervista stupenda, perché nel momento in cui tu hai superato la fase della soddisfazione narcisistica di due persone, che con tutti i giornalisti ripetono frasi fatte, e vedi che si rilassano e iniziano a parlarti veramente da esseri umani e ti dicono anche delle cose interessanti…
Costantino è un essere umano??? Dice cose interessanti??? Certo, Costantino è un essere umano. E quando non si è sentito attaccato, ha detto cose interessanti. È come ti dicevo: si impara giorno per giorno e non sai mai da dove ti verrà la prossima lezione. Persino da Costantino.