foto_articoli/articolo_foto1_250.jpg 
BOLOGNESI SI DIVENTA

Che cosa ci fanno insieme una universitaria irlandese, un fiorentino doc, un medico maltese, un accademico canadese e un aristocratico cinese? Vanno a scuola di bolognese!

testo: Cinzia Negherbon
immagini: Giorgia Ricci
02/02/2007

Commenta l´articolo

Dscårret in bulgnai§? Ói, mò a dscàrr in bulgnai§! (Parli bolognese? Sì, io parlo in bolognese)

Do you speak English? È forse la domanda più gettonata del pianeta, in una realtà sempre più cosmopolita da tempo rassegnata al fallimento dell’Esperanto che avrebbe dovuto risolvere ogni problema di incomunicabilità. Ói, mò a dscàrr in bulgnai§! (Io parlo bolognese) è la risposta della città felsinea alla dilagante tendenza all’omologazione. Perché c’è ancora qualcuno che si ostina a non voler mettere la lingua fuori dalla porta di casa, e ritiene anzi necessario, vitale, il recupero dell’antico idioma, il dialetto bolognese appunto, e non in ottica puramente conservativa ma in vista di un rilancio nel futuro.
Contrariamente alle aspettative, le richieste di imparare il dialetto bolognese non vengono soltanto dai soliti nostalgici che vorrebbero tanto fare un salto indietro nel tempo. E alla sesta edizione di Do you speak English? - Ói, mò a dscàrr in bulgnai§!, corso che dal 2001 insegna la più genuina parlata petroniana, fino a ora si sono presentati a sudare sui banchi centinaia di studenti di ogni età, spinti dalle motivazioni più svariate. Certo, c’è un nonnetto di 85 anni suonati che frequenta dalla prima edizione e per questo ama definirsi “ripetente”, che si diverte soprattutto a mettere per iscritto una lingua un tempo relegata all’oralità. Ma c’è anche il piccolo Giovanni, 12enne che da sempre, chissà come, ha il pallino del dialetto. E tra i due estremi, una maggioranza di partecipanti tra i 30 e i 40 anni. Un terzetto di trentenni bolognesi doc, affezionati alla tradizione e orgogliosi della loro terra, ha deciso di iscriversi riuscendo a trascinarsi dietro un’amica irlandese studentessa di lingue, in città per un Erasmus, pronta a cimentarsi anche coi compiti in classe a sorpresa, e che ha imparato a memoria i primi versi della Divina Commedia di Dante, ma solo in dialetto (Int al mèz dal camén ed nòstra vétta a m truvò int un bòsc bûr ch’an s vgnêva fòra; parché là ai êra pêrs la strè ch’và dritta…). La signora Sandra di Urbino viene qui per integrarsi, e dichiara che “conoscere il dialetto la fa sentire più partecipe della città”, mentre il marito autoctono che fa il banchiere vuole incentivare i suoi affari e, tanto per cominciare, ha imparato che la cagnazza è la cambiale. C’è un fiorentino infastidito della mancata comprensione delle prediche dei suoceri bolognesi ai suoi figli, per cui ogni giovedì si fa Firenze-Bologna e alla fine è riuscito a scrivere un tema riempiendo un foglio protocollo tutto in dialetto, e con soli cinque errori. Tra i più meritevoli, un medico di origine maltese che lavora al reparto geriatria dell’Ospedale Sant’Orsola, e che si sente in dovere di comprendere al meglio gli acciacchi dei suoi pazienti, se non altro per non fare gaffe. Poi ancora, tra i molti stranieri iscritti, quest’anno ha fatto la sua comparsa un dottorando dell’Università di Toronto, figlio di emigrati emiliani, che sta scrivendo la sua tesi sul dialetto, e si è pagato il viaggio con una borsa di studio. All’appello non mancano le giovani generazioni, basti pensare al rampollo discendente di una nobile famiglia cinese, che viene qui per poter cantare in bolognese stretto nel gruppo heavy metal chiamato Malnàtt, ovvero “sporco”! Per rimanere nel filone artistico, Claudio Mazzanti della Loop creazioni multimediali al corso ha trovato ispirazione per realizzare il primo cartone animato 3d in bolognese intitolato Pinuzèra (piccionaia); sottotitolata in italiano, inglese e bolognese, con musiche del cantautore Fausto Carpani, l’opera va a integrare un dvd distribuito in edicola contenente anche due documentari, uno sul dialetto bolognese oggi e uno sui piccioni della città.
Passando attraverso le motivazioni più svariate, gli iscritti al corso di questa sesta edizione sono ben 65, e di certo il merito è da attribuire anche a chi sta in cattedra, ovvero la Bâla dal Bulgnai§ (lo staff), composta dal Profesàur Roberto Serra, primo insegnante di bolognese con moderno metodo glottologico oltre che traduttore, sempre in bolognese, de Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry, affiancato dal Profesàur Invidè Luigi Lepri, autore del Dizionario Bolognese con Daniele Vitali, il Diretàur Didatic della situazione, creatore a sua volta del Manuale e grammatica del dialetto bolognese, comprensivo di cd con 35 lezioni per la corretta pronuncia.
Il corso si articola in due livelli, con tanto di diploma finale. Si parte con l’insegnamento della grammatica e del lessico di base, per arrivare a capire, leggere e iniziare a parlare e scrivere correntemente questa lingua difficile e bombardata di accenti, in più occasioni paragonata per difficoltà sintattica nientemeno che al francese. Ogni lezione è quindi seguita da un incontro con personaggi della cultura bolognese, esperti di musica, teatro e poesia dialettale, perché, si sa, secondo i più moderni metodi d’insegnamento, divertendosi si impara meglio. Soprattutto se intervengono tipi come il cantautore Roberto “Freak” Antoni e l’attore Giorgio Comaschi, o magari meno noti ma decisamente originali come Sandro Sermenghi, poeta surreale dadaista dialettale che si ispira a Verlaine, con chicche sintetiche come il poema Scianpâgn (Champagne) che recita: “Fiåur d lónna pénna \ vîver l’amåur e intànt biasèr la zanna \ bvand un bichîr d sciampâgn strécc in pisénna!” (Fiore di luna piena \ bevendo un bicchiere di champagne stretti in piscina \ viver l’amore e intanto fare cena!).
Chiunque ignori questo universo parallelo, perché “s’u n’ sbagliess neca i sapient, u n’i sareb piò post par j ignurent” (se non sbagliassero niente i sapienti, non ci sarebbe più posto per gli ignoranti), faccia un salto di persona al Teatro Alemanni ogni martedì sera dal 27 febbraio al 3 aprile, o almeno butti un occhio sul Sît Bulgnais www.bulgnais.com, che contiene segnalazioni su eventi teatrali e mondani legati al dialetto, approfondimenti sul tema, un’infinita serie di detti, vocaboli, proverbi e neologismi (una chicca per tutte: vigile si dice pulismagn, dall’inglese policeman), e una lista inaspettata di classici della letteratura tradotti in bolognese. Basta una visita veloce per capire quanto il dialetto non sia affatto una lingua morta ma in continuo rinnovamento, vedi per esempio l’elenco di termini informatici, dove il “mouse” diventa il “pundghén”, letteralmente topolino!
 
 
copertina

Virtual Urban 120
Vuoi curiosare tra le pagine dell´ultimo numero di Urban? Clicca sulla copertina e sfoglia le pagine con il mouse.

Urban Finder

Da Aosta a Pantelleria, da Torino a Trieste, ricevi Urban a casa tua

Scarica il coupon