LE QUATTRO DI MAB
Sembrano punk ma preferiscono definirsi nu dark. Vivono a Londra ma vengono dalla Sardegna. Sono quattro ma quando suonano sono solo... Mab
testo: Daniela Faggion
02/03/2007

Quattro ragazze sarde diventano Mab, la regina delle fate. La strega le porta a Londra per amore della musica e qui incontrano una storica produttrice italiana (Maria Antonietta Sisini). Vengono coinvolte nel tributo a Giuni Russo (Unusual) e presentate a Franco Battiato, che le vuole nel suo film Niente è come sembra e nel suo nuovo disco, Il vuoto. Intanto preparano il loro primo disco (Decay) e non si preoccupano delle prossime collaborazioni: “È la musica che ti dice come vuole essere suonata e da chi”. Parola di Mab, e di *Psycho Jeremy* Alice, Jessica, Marina e Lisa.
Chi è Mab?
Nella mitologia celtica Mab è la regina delle fate: noi l’abbiamo scoperta attraverso una canzone dei Queen, che è stata la passione condivisa della nostra adolescenza. Però, Mab non è tanto brava… è una strega in realtà e, visto che facciamo un “certo” tipo di musica, non proprio tranquillissima, una strega ci è sembrata opportuna per dare il nome alla nostra band.
Che cos’è questo “certo” tipo di musica?
Anche tra gli addetti ai lavori chi ci ha sentito non è riuscito a classificarci in maniera diretta: chi dice che facciamo rock, o hard rock, o metal, e chi dice che facciamo una cosa che ancora non esiste. Noi personalmente la chiamiamo nu dark, definizione che abbraccia una serie di influenze… che principalmente è Mab.
Per farsi un’idea…
Il gruppo che forse ci assomiglia di più sono i System of a Down, ma solo in senso lato. Quello che mettiamo nella nostra musica è un filtro di quello che succede nella nostra vita quotidiana, della nostra personalità e di quello che ascoltiamo.
Però venite presentate come una punk band.
Ci hanno definito punk, forse perché il nostro look è un po’ estremo, diverso dal solito. D’altronde, la nostra musica è molto energetica, arrabbiata: si possono trovare ritmi punk in alcuni pezzi, però non ci siamo ispirate a band come i Sex Pistols. Seguiamo una nostra “filosofia musicale”, facciamo una musica aggressiva ma, al tempo stesso, drammatica e teatrale, e per questo parliamo di nu dark, che non è il dark anni ’80. Ci sono atmosfere tenebrose, che si intercalano a pezzi grintosi, ispirazioni melodiche pulite e un po’ eteree.
Mab si è trasferita dalla Sardegna a Londra il 18 ottobre 2001.
A un certo punto abbiamo detto: “Basta! O ci spostiamo da qua o è finita la band!”. Dopo diversi anni che suonavamo in giro, abbiamo capito che, per intraprendere questa come una vera carriera, o almeno seguire i nostri sogni, avremmo dovuto tuffarci in una realtà che ci avrebbe spalancato porte altrimenti impossibili da aprire. Se sei ambizioso non devi restare nel tuo nido: devi andare a esplorare, cercare.
Come si arriva a Londra e si dice “Ok, adesso suoniamo”?
Ci è voluto un po’ di tempo, sono passati almeno cinque/sei mesi prima di fare un concerto. Non avendo materiale da fare ascoltare, era anche difficile convincere gli impresari dei locali a farci suonare. A Londra arrivano in centinaia, c’è una fortissima competizione e la spunta chi veramente ha voglia di suonare. Noi avevamo voglia di suonare e abbiamo suonato.
E gliele avete suonate… poi è arrivato Battiato.
È stato uno scoprirsi, un amore reciproco: noi come fan e lui come grande musicista. Il pezzo che facciamo con lui, Il vuoto, è adatto a descrivere quello che abbiamo vissuto fino a ora a Londra: la frenesia, l’irrequietezza, il tutto e il nulla, il troppo pieno che alla fine è il vuoto. Siamo cresciute molto artisticamente, ma non è stato semplice. C’è poco contatto umano rispetto a quello che ti dà la cultura italiana.
E adesso?
Abbiamo finito di registrare il nostro primo disco e lo abbiamo presentato con una gig al Café de Paris, a Londra. Però siamo già al lavoro sul prossimo album: il fatto che si siano aperte delle possibilità in Italia ci ha spinto a scrivere qualche canzone anche nella nostra lingua.
Oltre a Battiato, con chi vorrebbe collaborare Mab?
In Decay c’è l’intervento di Lene Lovich, che abbiamo conosciuto attraverso Unusual. In effetti, quel progetto è stata una porta che ne ha aperta un’altra, e un’altra ancora… Quando ami la musica, ti impegni per la musica e quando arrivano certi incontri, certe fortune o certi risvolti è difficile dire di essere andati a cercare le collaborazioni. È come se si smuovesse tanta acqua, si agita il fondale e qualcosa emerge. La molla è l’amore per la musica, non la collaborazione in sé: certo, pensiamo a tutti i grandi musicisti al mondo, ovviamente – qualunque musicista vero ha voglia di condividere – però, se scrivi una canzone, è la canzone che ti dice come vuole essere cantata e da chi. La musica parla da sola.
E Mab, come collabora al suo interno?
Mab è un’energia che non puoi spiegare a parole. I Metallica sono usciti qualche anno fa con un film, Some kind of monster: è una similitudine calzante per tutti i gruppi che abbiano mostrato una coerenza e un’unità particolare e la sentiamo calzante anche per noi. Alla fine è effettivamente una specie di mostro che ti tiene unito. Non sai perché, ma succede.