ROMA O PARIGI?
Anche se molti ricordi li ha lasciati Oltralpe, dalla città eterna Eugenia Costantini non si schioda neanche in agosto. Figlia d’arte? In realtà al cinema è arrivata attraverso un percorso tutto suo
testo: Daniela Faggion
immagini: Alberto Bernasconi
30/03/2007

Un ruolo da figlia coatta di Carlo Verdone in Manuale d’amore 2 attira l’attenzione su Eugenia Costantini, di padre Daniele e di madre Laura (Morante). Il suo debutto come attrice era già avvenuto anni fa, ma solo da poco Eugenia ha deciso di seguire la via di famiglia, senza peraltro accomodarsi sugli allori altrui. Oltre al suo attaccamento viscerale a Roma, di lei abbiamo scoperto anche la passione per la filosofia, il circo e i vestiti fatti in casa.
Mamma attrice, papà regista: hai avuto “scelta” nell’individuare la tua strada nella vita?
Non sono mai stata obbligata a fare questo mestiere: ho fatto un primo film a 13 anni, in Francia, poi per anni più nulla, mentre il secondo film è stato qui in Italia (dov’è tornata 8 anni fa, n.d.r.). Da neanche un anno ho deciso di prendere questa professione in maniera seria, mentre prima era più come un hobby: “Intanto che…”, “nel frattempo…”, atteggiamento che ancora adesso mi porto dietro. Sono andata avanti “per vie traverse”, cercando parallelamente di capire se volessi fare altro. Dopo la scuola mi ero anche iscritta all’Università (poi non l’ho finita perché non ero abbastanza disciplinata…), ma penso che chiunque cresca in un qualsiasi ambiente sia poi naturalmente interessato a quell’ambito.
Quale facoltà avevi scelto?
Filosofia. A scuola non ero brava in niente ma avevo un talento per questa materia, quindi mi dicevo: “È fatta! Diventerò una filosofa”. E invece no. In seguito, qui a Roma, ho fatto per due anni una scuola di teatro che usa il metodo Lecocq: il nome deriva da un mimo francese e la scuola è molto particolare, non ha nulla a che fare con il cinema, è un tipo di recitazione che, anzi, al cinema farebbe schifo, perché lavora sul buffone, sul clown… Tutto è molto spinto sulle facce e sul corpo.
E che cos’hai scoperto?
C’erano alcune materie che si avvicinavano all’arte circense, anche se in una maniera “non circense”… Da lì è partito il mio interesse: ho fatto teatro gestuale, giocoleria… mi piace molto il circo, mi affascina!
Quale aspetto in particolare?
L’acrobazia, il lavoro sul corpo, l’ambiente… Però è anche vero che per lavorare nel circo, in genere, arrivi da famiglie che lo fanno da generazioni e tu impari a essere acrobata a due anni – quindi, so che non sarò mai un’artista circense. Però ho continuato a sperimentare in questo senso.
Ti piaceva anche andare al circo da piccola?
Sì, ma non ci andavo spesso, lo vedevo piuttosto in televisione. Amo molto anche Charlie Chaplin, Buster Keaton e in genere tutti gli attori anni Venti a metà fra clown e acrobati. Ho questa passione, però più da spettatrice.
Perché allora hai preferito tv e cinema al teatro?
Appunto perché il teatro come l’ho studiato io non si fa molto, in Italia meno che mai: con questa formazione mi sarebbe piuttosto difficile interpretare Shakespeare o una commedia attuale. Nei prossimi mesi, comunque, ho intenzione di aprirmi altre possibilità studiando, perché sbarcare sul palco così non avrebbe molto senso.
Quanto ha inciso invece, sulla tua ambizione artistica, il fatto di essere tornata a Roma?
Non credo che Roma abbia minimamente influito, anzi trovo che sia una città abbastanza provinciale ed è difficile, sia a Roma sia in Italia, entrare in un giro che è molto chiuso. Per me lo è forse meno: sono cresciuta in “questa famiglia”, conosco un po’ l’ambiente, ho avuto facilità a trovare un agente, anche se poi i lavori che ho fatto sono sempre stati basati sui provini. Immagino però un ragazzo che parta da zero, anche solo per trovare l’agenzia…
Hai parlato della Francia, che rapporto hai con l’Oltralpe?
Sono molto legata, ho molti amici a cui voglio bene. Ci ho passato la mia adolescenza e mi sono formata lì come persona. Prima ho vissuto in provincia di Parigi (ma la odiavo!), poi a Parigi e lì mi sono trovata bene.
Quali sono i luoghi che ti sono rimasti nel cuore?
Frequentavo i ragazzi del mio quartiere (il nono arrondissement, vicino a Gare du nord, Gare de l’est). Andavo in giro con i miei amici di liceo e fuori liceo facevamo quello che fanno gli adolescenti un po’ ovunque: eravamo i ragazzi del quartiere e come una ragazza di quartiere sono cresciuta.
A Roma invece quali sono i luoghi in cui ti identifichi?
Trastevere è il mio posto preferito, ma mi piacciono molto anche la Garbatella, Monte Verde vecchio e Testaccio. In linea di massima amo quei luoghi in cui ci sia vita per strada.
Ci sono parti di Roma che ami nonostante i turisti?
Sì, piazza Navona da m-o-r-i-r-e: ho tutti i miei ricordi di infanzia, compreso lo zucchero filato. Poi il circo Massimo, Villa Pamphili e il Lungotevere con i suoi ponti. Roma è splendida, non la lascerei mai: adoro attraversare la città a piedi e incontrare gente in giro.
Il tuo ruolo in Manuale d’amore 2 è stato quello di una figlia un po’ freak. Ti somiglia, in qualche modo?
Ho più sfumature, grazie al cielo, però sicuramente c’è un lato di me così: non sono molto impostata come persona, magari dico le parolacce… Certo, il ruolo è talmente piccolo che risulta più una macchietta, però nell’adolescenza ero abbastanza simile alla ragazza del film: un po’ “ribbbelle”. Adesso sono più un “essere umano” normale.
Prima ancora c’è stato Tickets, un film corale tutto incentrato su partenze e viaggi in treno. Quando ti viene voglia di partire, qual è il primo posto che ti viene in mente?
Io sinceramente non viaggio moltissimo, da quando sono tornata in Italia mi sono attaccata morbosamente a Roma: forse perché sono stata obbligata da piccola a lasciare la mia città, adesso ho come una fobia e non me ne voglio mai andare. Non vado mai in vacanza d’estate, perché mi viene l’ansia: quando partono tutti, io rimango. Poi il 2 agosto c’è il mio compleanno che adoro fare qui con i tre amici che sono rimasti per caso… L’estate romana mi piace da matti!
So che ti piace farti i vestiti da sola. Com’è nata questa passione?
Una mia amica, che è stata anche mia coinquilina per un po’, è figlia di una sarta e sa cucire. Alla sera invitava noi amiche per insegnarci e lì ho capito: “Vedi che cosa intelligente!”, perché magari uno fa shopping e trova tutte cose che non stanno bene addosso; invece così mi diverto a comprare una stoffa e a farmi un vestito come piace a me. Certo, non è un’attività regolare, vado un po’ a momenti, però ho una buona produzione di magliette e gonne, che sono la cosa più semplice.
Mai pensato di fare la stilista?
No. Magari un giorno. Io mi apro a tutte le possibilità.
Quando non reciti che cos’altro fai?
Di solito corsi e stage di vario genere, ma anche lavoretti per mantenermi, dalla cameriera al lavoro in libreria che mi ha impegnato tutto l’anno scorso. Mi do sempre da fare, anche perché “sono grande” e bisogna lavorare. Poi ogni anno cambio: l’anno scorso facevo trapezio, due anni fa ho seguito un corso di cucina. Ho sperimentato un po’ tutto e adesso è giunto il momento di scegliere una direzione. Un’altra cosa che vorrei fare è regia di documentario.
Di denuncia, alla Micheal Moore?
Magari non con il suo stile, anche se lo ammiro perché sostiene le sue teorie attraverso il suo lavoro. Per me penso a qualcosa di più libero e sperimentale. Non so se lo farò mai, però vorrei imparare le tecniche, perché vorrei lavorare in questo ambiente conoscendo le varie sfaccettature del mestiere: la scrittura, la ripresa, il montaggio, non solo la recitazione. Mi interessa sapere un po’ tutto e poi magari scegliere… Oppure non scegliere e decidere di fare la cuoca!