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CHI HA INCASTRATO AVRIL LAVIGNE?

Canadese come l’icona punk che ha reinventato sulla carta, ma italiana nel cuore. Il suo stile sposa la tradizione manga con l’irrequietezza di Schiele. All’esordio italiano del suo libro, Make 5 Wishes, Camilla D’Errico si racconta

testo: Daniela Faggion
01/06/2007

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Anche se si scalano le classifiche musicali di tutto il mondo, si vincono svariati dischi di platino, si contano fan scatenati indistintamente tra il pubblico maschile e femminile, non è per niente scontato, come invece è capitato ad Avril Lavigne, di entrare a far parte dell’esclusivo mondo dei fumetti. A donarle questa doppia esistenza è stata la disegnatrice, canadese come lei ma di italianissime radici, Camilla D’Errico in Make 5 Whishes, in uscita all’inizio di giugno in Italia con De Agostini. L’abbiamo scovata attraverso i meandri della rete: di lei si possono scoprire una pagina su MySpace (http://www.myspace.com/camilladerrico), un immancabile sito (www.camilladerrico.com) e il mistero del suo tratto, capace di fondere la poetica di Hayao Miyazaki e la lezione dell’espressionismo di Egon Schiele. Camilla, che nel mondo del fumetto non arriva certo ora, parla per la prima volta al pubblico italiano con questa intervista.

Com’è nato il progetto di un manga con Avril Lavigne protagonista?
House of Parlance Media è una nuova casa editrice di Vancouver, città in cui vivo e lavoro. Insieme al manager di Avril avevano deciso di produrre un manga basato sulla sua immagine e così sono venuti da me con l’idea. Avevo conosciuto quelli di Parlance a una fiera del libro di fumetti a cui partecipavo: si erano mostrati particolarmente attratti dal mio stile e dal mio modo di raccontare storie e ho accettato di fare il libro proprio per il loro entusiasmo.
Ti ispiri a fatti veri della vita di Avril?
No, anzi: ho proprio voluto evitarlo. Cercare di fare un libro basato sulla vera Avril non solo sarebbe stato molto difficile ma avrebbe significato concentrarsi troppo sulla sua immagine senza dar vita a una storia avvincente. La Avril che appare nel libro è basata sull’idea che di Avril ha il personaggio principale: Hana, una ragazzina di 12 anni… Il concetto è che i fan di Avril hanno tutti una prospettiva differente su di lei come cantante, nessuno di noi sa però come sia lei come persona. L’unica realtà passa attraverso il mondo personale del nostro personaggio. (Hana è la classica adolescente che si sente fuori posto ovunque, a casa, a scuola… Suo unico passatempo è chattare e sognare insieme alla sua amica immaginaria, Avril, n.d.r.).
Chi si occupa delle storie? Quanti disegnatori sono coinvolti in un progetto del genere?
Con me lavora Joshua Dysart, autore brillante e davvero talentuoso, ben conosciuto nel mondo del fumetto per aver scritto storie di Conan, Swamp Thing, Van Helsing e Violent Messiahs. Per quanto mi riguarda, faccio i disegni principali – la tabella di marcia è rigorosa e non mi sarebbe possibile fare tutto il lavoro. A completare l’opera c’è quindi un disegnatore che crea gli sfondi e due persone che si occupano di mettere i colori.
E tu, quanto sei coinvolta nel progetto?
Ci sono dentro fin dall’inizio e sono stata molto impegnata a mettere insieme l’idea per il sito, www.Make5Wishes.com. Quando Parlance mi ha contattato c’era solo l’ok di Avril per fare il libro, ma avevano bisogno di una storia e di un team creativo. Ho scelto io di lavorare con Joshua: avevo sempre desiderato collaborare con lui e mi sono assicurata che fosse della partita! Lui ha buttato giù nove idee per la story, io una: hanno scelto il mio concept e da quel momento abbiamo lavorato gomito a gomito per sviluppare la storia e i personaggi. Concretamente, poi, ho dato vita alle figure principali e ho fatto tutto il lavoro di matita nel libro.
Parlavi dei fan di Avril, prima… Sei fra loro?
Decisamente non ascolto artisti del mainstream, ma Avril mi piace come cantante. Fa ciò che molte interpreti della sua età non fanno: vende sì la sua musica, ma lo fa usando la sua personalità, non il suo corpo, e io lo apprezzo molto.
La musica però ti piace…
Adoro ascoltare musica mentre lavoro. Sono una fan di Tom Waits, K-Os, Diana Krall. In molti casi ascolto la radio attraverso internet: le mie preferite sono le stazioni radio giapponesi e la musica francese.
Facciamo qualche passo indietro: com’è successo che l’arte e il fumetto siano entrati nella tua vita?
Ho cominciato alle scuole superiori, non la smettevo mai di fare schizzi e disegnini. Mi piaceva raccontare storie attraverso il disegno e così, finiti gli studi, sapevo che ne avrei fatto il mio lavoro: ero troppo appassionata all’arte per dargliela su!
Quanto conta studiare ed esercitarsi per un lavoro creativo come il tuo?
Moltissimo! Mia madre mia ha sempre spronato a studiare e ad andare all’università e penso che tutti gli stimoli che ho ricevuto – dall’arte all’illustrazione al disegno – mi abbiano aiutato ad affinare il mio stile e abbiano contribuito a renderlo decisamente professionale. Anche la pratica, naturalmente, è altrettanto importante: più disegni, più bravo diventi.
Quanto contano, invece, l’immaginazione e l’ispirazione?
Sono ugualmente importanti: l’istruzione non ti serve per diventare un artista, ti serve per affinare la tua arte. Senza passione o senza ispirazione, però, non ottieni nulla: se anche uno fosse capace di disegnare come Leonardo da Vinci, se non ha la passione o qualcosa da esprimere allora la sua arte diventa piatta e noiosa. In giro ci sono un sacco di bravi artisti, ma l’arte capace di stupire nasce dall’anima e la differenza si vede, eccome.
Dove trovi l’ispirazione?
Mi viene da tanti ambiti diversi della mia vita: a volte sono ispirata da un film o da un libro, altre volte dall’osservare le persone. Il modo migliore è sedersi in un caffè e guardare la gente che viene, che va, che interagisce… Se mi volto indietro, vedo che tutto il mio lavoro ha ricevuto influenze dalla mia vita personale e, sia che io dipinga o disegni, esprimo quello che sto attraversando di volta in volta.
Perché hai scelto lo stile manga?
Non solo trovo bello e poetico lo stile, ma anche e soprattutto il modo di raccontare le storie. Il manga non è solo e soltanto nel tratto: la profondità dello stile deriva da una più ampia visione giapponese dell’arte e della vita. Ci sono espressioni e sfumature presenti nel manga che altri stili non usano e questo mi aiuta a esprimere le emozioni in maniera più chiara e profonda.

Mai stata in Giappone?
Me lo chiedono sempre, ma purtroppo non l’ho ancora fatto. Un giorno, ne sono sicura, ci andrò!
Sei nata in Canada ma la tua famiglia è di origine italiana…
I miei genitori sono emigrati in Canada più di 30 anni fa e io sono la seconda di tre sorelle. Abbiamo vissuto prima in Ontario, poi in British Columbia, due province che sono come due facce di una stessa medaglia: completamente diverse! Sono cresciuta in Canada, ma era come stare in un’ambasciata italiana: fuori Canada, ma dentro casa era Italia al 100%! Sono contenta di essere cresciuta nella cultura dei miei genitori, sono molto orgogliosa di questa eredità.
Quanto porti delle tue radici nella tua vita e nel tuo lavoro?
Bella domanda… Non tutti vivono l’esperienza di avere due nazionalità e di poter guardare il mondo da più di una prospettiva. Molto di ciò che sono e da cui provengo finisce nella mia arte e nella mia vita. Potresti dire che sono italiana per quanto sono passionale! Lavoro sodo e mi diverto ancor di più. Molte delle persone che ho conosciuto mi considerano piena di energia e di vita e penso che questo sia un’eredità tutta italiana. Il fatto poi di mettere questa energia nel mio lavoro mi guida e mi permette di creare con passione.
Mai stata da queste parti?
Sì! I miei genitori sono immigrati in Canada, ma gran parte della mia famiglia è rimasta in Italia: una delle mie sorelle, per esempio, vive vicino al lago di Como. Ho girato l’Italia in lungo e in largo: ho visto Como e Roma, in particolare, ma ho trascorso molto tempo anche con i miei parenti al Sud. Ogni volta è stato come andare a casa e trovare quel pezzettino di me che mancava. Colori, odori, paesaggi… ho girato tutto il Nord America. Ma niente si avvicina al cielo dell’Italia. A voi che ci vivete dico che non solo dovete sapere quanto siete fortunati a starci, ma anche ad avere la storia che noi, in Canada, non abbiamo. È come se avessi un buco nell’anima che ho sentito colmarsi solo in Italia. Mi piacerebbe che anche voi vi sentiste come mi sento io quando sono lì… E poi lo sanno tutti: Belpaese, bella gente, cibo strepitoso. Viva l’Italia!
 
 
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