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CATCH A TIGER BY ITS TOE

Nathalie Djurberg intervistata da Maurizio Cattelan

testo: Maurizio Cattelan / Francesca Bonazzoli
06/04/2008

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Maurizio Cattelan:
È vero che in un primo momento hai detto no all’intervista?
Nathalie Djurberg:
Sì, è così.
Perché hai cambiato idea?
Perché non potevo dire di no a te.
Perché mai?
Perché mi piaci.
Così tu faresti qualsiasi cosa ti venisse chiesto da qualcuno che ti piace.
Sì, merda, ma almeno ho detto di no in un primo momento.
Perché stai facendo sculture?
Perché ne avevo voglia.
Ma perché ne avevi voglia?
Era un’idea, una fantasia, che avrei potuto anche non avere se non ci fossero state le condizioni. In quest’occasione ho avuto un’opportunità di veder diventare realtà le
mie fantasie.
Immagino che ti renda molto felice.
In realtà mi spaventa molto; è duro immaginare un pubblico all’inizio di un nuovo processo di lavoro. Si riceve un sacco di attenzione dai giornali, dalle riviste e questo rende molto difficile nascondersi nello studio fingendo di credere che nessuno tranne te vedrà quello che stai facendo.
Lo senti come un’intrusione?
Sì, ma potrebbe anche non essere una brutta cosa; in parte lo è, ma immagino che dovrò imparare a conviverci.
Come per esempio imparare a dire no?
Ti senti molto esposta ora che lasci la tua zona sicura della video animazione?
Sì, ma anche esaltata. È come saltare da una scogliera senza sapere se sotto troverai acqua o roccia.
Vuoi parlare delle sculture?
Preferirei di no.
Perché?
Perché se lo faccio ho la sensazione di rovinare la sorpresa. Non voglio che la gente si faccia un’idea e poi quando viene a vedere la mostra rimanga delusa.
Perché ti importa così tanto di quello che pensa la gente? Accontentare il tuo pubblico non ti farebbe forse cambiare le cose?
No, ed è il motivo per cui non dico nulla o non mostro nulla prima che sia finito. Altrimenti potrei.
Germano Celant e Miuccia Prada vogliono dire la loro sulla mostra? Magari cercano di cambiare la direzione del tuo lavoro?
Germano forse mi spinge, mi forza, a non volermi sempre proteggere, ma non interferisce con le mie idee. Miuccia è come un’acqua dolce che mi rende più audace, ma in modo delicato, e più coraggiosa, così da sentirmi a mio agio se cambio il lavoro all’ultimo minuto.
Che mi dici di Hans (il fidanzato di Nathalie, coinvolto anche nei suoi progetti artistici, n.d.r.): mi ha promesso della musica e non me l’ha mai spedita. È il suo modo di dire no? Dire prima sì e poi fare il contrario?
Probabilmente no. Penso che abbia intenzione di spedirtela, ma è troppo distratto. Devi ricordarglielo mille volte. È quello che fai tu per farti consegnare la tua musica?
Qualche volta. Lui comincia due giorni prima della data di consegna e finisce il giorno prima. La mia strategia consiste nel dargli una data molto anticipata, nel dirgli che la musica deve essere pronta un mese prima a causa di questo e quello e della sua super importanza. Allora lui va nel panico ed è il momento in cui compone la musica migliore. In ogni caso di solito io finisco davvero il lavoro un mese prima della data fissata. Se ho un appuntamento arrivo sempre mezz’ora prima. È così poco sexy!
Che cosa pensa Hans dell’arte e del suo sistema? Dato che ha solo un piede nel mondo dell’arte, lui ha un punto di vista diverso da te che sei coinvolta.
Il mondo dell’arte si comporta come se fosse incredibilmente importante, ed è così facile essere indotti a crederlo veramente. Hans pensa che sia una follia, ci ride sopra, ma allo stesso tempo lui ama l’arte più di me. Io sono diventata troppo cinica.
Sembra che tu non sia così interessata all’arte.
In qualche modo. Quando vedo qualcosa che mi piace veramente, mi lascio coinvolgere e sono disposta a tutto, ma non sono affascinata dall’arte in generale. Mi piacciono solo pochi lavori, ma quelli che mi piacciono li amo.

LA PERFIDA BIONDINA
Dietro un faccino di bambola – la carnagione di porcellana, le guance rosee e le treccine bionde da piccola Heidi – Nathalie Djurberg, svedese, classe 1978, protagonista dal 19 aprile fino a giugno con una grande mostra personale alla Fondazione Prada di Milano (via Fogazzaro 36, tel. 02-54670515, ingresso libero), nasconde in realtà un’indole piuttosto spietata, come quella di certe bambine sadicamente dedite a vessare il fratellino non appena la mamma gira le spalle.
Basta solo guardare, tanto per cominciare a farsene un’idea, le inquietanti sculture a forma di pezzi di arti umani (mani, gambe, piedi) più il boschetto, la grotta e la casetta pensate come altrettante stanze di proiezione dei suoi film d’animazione. Questi, a loro volta, raccontano piccole storie di orrore celate dietro l’apparenza di innocui film per bambini. I personaggi, infatti, sono tutti realizzati dalla Djurberg con la plastilina colorata e si muovono su set molto semplici, costruiti in studio con materiale da cartoleria. Ma al riparo della loro aria innocua e casalinga, succedono cose strane: pestaggi, atti di bullismo, sopraffazioni sessuali, episodi di razzismo, inconfessabili devianze.
Insomma, questa soave bionda pestifera sottopone al suo pubblico una serie di fiabe da lei inventate dove Cappuccetto Rosso potrebbe squartare il lupo sotto gli occhi allibiti del cacciatore, poi eliminato in qualità di scomodo testimone dalla nipotina, il cui vero obiettivo è in realtà quello di far fuori la nonna. Il tutto reso ancora più ambiguo e inquietante dalle musiche elettroniche di Hans Berg, musicista svedese che nella vita è il fidanzato con cui Nathalie vive a Berlino.
Non è stato facile stanarla: non ama farsi fotografare né rilasciare interviste. Da svedese doc, parla poco e a fatica, e da bionda bambolina ha paura che il suo viso faccia più notizia della sua arte, ma la sua ostinazione a nascondersi sortisce l’effetto opposto rendendola ancora più ricercata. Sfuggendo, non fa che accrescere la sua aura di ambiguità; non desiderando mostrare la sua bellezza, non fa che solleticare la curiosità ossessiva dei media. Ma viene da chiedersi: tutto questo è ingenuità da parte di un’artista che non ha ancora imparato a controllare i media oppure, visto il tipo, diabolica strategia d’immagine di una tosta che si è già esibita all’ultima edizione di Performa a New York (2007), ha presentato mostre personali al Kunsthalle Wien di Vienna (2007), alla Tate Britain di Londra (2007), al P.S.1 Contemporary Art Center di New York (2006) e alla 4a Biennale di Arte Contemporanea di Berlino (2006), ovvero nei templi del contemporaneo?
Bisognava farle il contropelo e per Urban ci ha provato Maurizio Cattelan che, in qualità di curatore della Biennale di Berlino di due anni fa assieme ad Ali Subotnick e Massimiliano Gioni, aveva invitato l’agrodolce Nathalie a esporre le sue ossessioni.
Francesca Bonazzoli

 
 
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