I'AM TECHNO YOU ARE NOT
Fa musica elettronica da tempi non sospetti. Ora, oltre a lanciare nuovi talenti con la sua casa discografica, da vera techno queen Ellen Allien trascorre le sue serate a suonare nei club più cool. All around the world
testo: Lorenzo Tiezzi
immagini: Michael Mann
17/10/2008

A guardare il suo calendario su Myspace si rischia di scambiarla per la solita dj girl del momento. È carina e le t-shirt che disegna le indossa con una certa classe. Ma le analogie con tante star della console finiscono qui. Ellen Allien è l’icona di una certa Berlino, underground e chic, che si veste solo in negozi d’avanguardia e usa il termine capitalista con un certo disprezzo, come se il muro fosse caduto un po’ anche dalla nostra parte della città. In Italia suona spesso nei diversi party legati a Pitti e al Salone del Mobile e pure nei top club: dagli Angels of Love a Napoli al Tenax a Firenze e sarà ospite d’onore di Club to Club (6-8 novembre, Torino). Di sé dice che è sempre stata «multitasking», ossia una che è capace di fare più cose contemporaneamente. E infatti in una decina d’anni è riuscita a creare una casa discografica come Bpitch Control, a lanciare artisti come Apparat senza smettere di suonare al Berghain. Una così potrebbe sembrare antipatica, invece quanto a egocentrismo sta parecchie spanne sotto tanti che suonano solo nel bar sotto casa.
Yokohama, New York, Los Angeles, Barcellona... ormai fai serate in tutto il mondo. Te lo saresti aspettato qualche anno fa?
Assolutamente no. La techno tra l’altro non interessava davvero a nessuno, per questo hanno iniziato a chiamarla minimal anche se si tratta di una versione più leggera della stessa musica. In passato poi non c’era il circuito di club e festival che oggi permette agli artisti di farsi conoscere in breve tempo.
Sei stata tra i primi a credere nell’elettronica, e ora ci scherzi su con t-shirt su cui scrivi «I’m Techno and you are not»…
In realtà faccio parte della seconda generazione di artisti. Chi ha davvero iniziato a fare questa musica a Berlino oggi lo incontri per la strada, non in console. Ed è strano perché la città è piena di dj e produttori di tutto il mondo. Ma sono orgogliosa di essere techno, per me la techno è sempre stata ‘cool’.
Come hai fatto ad affermarti in un mondo, quello dei dj, in cui erano gli uomini a comandare?
A me gli uomini piacciono, mi piace averli vicino. A Berlino dopo la guerra la città l’abbiamo ricostruita noi, la parità tra i sessi qui è quasi totale. Altrove, in Germania o nel mondo, mi è capitato spesso di trovarmi in situazioni strane, ma non ho mai avuto particolari problemi. Piuttosto mi piacerebbe fare un tour con qualche altra dj, sinora non ci sono mai riuscita.
Su www.fashion.ellenallien.de vendi maglie e borse disegnate da te. Da quanto ti interessi di moda?
Prima dell’università, per un po’ ho frequentato una scuola. Mi ero convinta di voler fare la stilista, poi ho capito che il fashion system non fa per me: tutti sono fissati col nuovo, con le tendenze… Poi però cinque anni fa mi sono accorta che non riuscivo a trovare abiti che raccontassero la storia della mia vita, che non cambiassero la mia personalità.
Fai tutto da sola?
No, il mio amico Marcus Stich, che realizza anche abiti da uomo, segue la produzione. Ma è una cosa piccola, la mia vera passione resta la musica.
La tua vita sembra così piena d’impegni… Come fai a gestire tutto quanto?
Mettere in piedi un progetto collettivo come una casa discografica per me era una necessità. Dovevo e devo riuscire a tenere i piedi per terra. Girando il mondo come dj rischi sempre di trasformarti in una diva circondata da yes men. Ogni tanto mi dico che faccio troppe serate, che dovrei passare più tempo col mio ragazzo... Ma proprio stamattina sono stata in negozio e ho comprato ben 15 dischi… Ci sono tanti di quei nuovi talenti che aspettano solo di essere scoperti.
Com’è una tua giornata tipo alla Bpitch Control?
Dico tanti no. Nell’entertainment conta il talento: o ce l’hai o non ce l’hai. E poi discutiamo continuamente, su tutto, ma in modo costruttivo. Da quando in ufficio non ci sono più solo ragazze, l’atmosfera è migliorata di molto. Anche sul lavoro uomini e donne devono stare insieme per creare energia. E poi capita anche di suonare insieme, in autunno per esempio vado in tour con i Modelselektor (una band elettronica in forte ascesa, hanno già collaborato con Björk e Thom Yorke, n.d.r.).
Negli ultimi anni Berlino sembra essere diventata il centro del mondo…
È una questione di metri quadrati. Quando il muro è caduto ha lasciato spazio a chi aveva voglia di occuparlo con la sua arte, la sua creatività. Vivo a Mitte, il quartiere storico della città e fino a cinque anni fa c’erano solo librerie e piccoli shop indipendenti. Oggi le strade più frequentate sono piene dei soliti brand, ma la città è immensa, basta trasferirsi e ricominciare.
L’underground in cui sei cresciuta esiste ancora?
Negli anni ’90 c’erano i club house, pieni di ragazze con borsette e tacchi alti, in cui ti davano da bere drink con la ciliegina dentro… E i club alternativi, tipo il Tresor, pieni di gay e lesbiche, in cui l’uniforme era solo jeans & maglietta. Oggi una ragazza se vuole può curarsi un po’, non deve tagliarsi i capelli cortissimi per sembrare un maschio come facevo io. La città è diventata più cosmopolita. Almeno per quel che riguarda il modo di vestire, la globalizzazione è stata positiva.
Il tuo ultimo album va ascoltato con attenzione, non è quello che ti aspetteresti da un dj…
Sool non è certo un insieme di hit da discoteca, non lo definirei nemmeno un album dance. Ho cercato di raccontare una storia, di lanciare una sorta di techno messaggio senza parole. Non parlo di politica, voglio solo dire che possiamo e dobbiamo rilassarci. Abbiamo la tecnologia e tutte le informazioni per capire come funziona il mondo. Una volta la settimana possiamo sentirci sexy e andare a ballare con gli amici. E poi è musica che ho scritto pensando a mia nonna che è morta da tempo. So che è una cosa un po’ strana, ma spesso la sento volare sopra la mia testa.