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AFFINITÀ ELETTIVE

Johnny Depp, Tim Burton, poi Tim Burton e ancora Johnny Depp. Uno dirige, l’altro recita; uno disegna, l’altro pure. Una mostra al Moma di New York sull’opera di Burton e il film Alice in Wonderland, presto in sala. Il duo più creativo di Hollywood alle prese con una doppia intervista irripetibile

testo: Roberto Croci
17/10/2009

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"Dopo aver fatto sette film insieme la nostra è quasi una relazione di coppia, anche se rispetto a un vero matrimonio la nostra intesa è decisamente più astratta, nel senso che parliamo e discutiamo di soggetti così disparati che a volte capita di non aver assolutamente idea di quello che ci siamo detti. Per non parlare del linguaggio che usiamo. Borbottii, suoni gutturali, accenni, movimenti. Questo è uno dei motivi per cui il nostro rapporto di lavoro va al di là dell’amicizia e del rispetto reciproco, è segno di un legame intellettuale più profondo, quasi surreale...". Parole degne dello spettinatissimo sognatore e visionario Tim Burton, mentre descrive l’intesa con il suo muso ispiratore Johnny Depp. L’occasione è più unica che rara, infatti si tratta di un vernissage in occasione della presentazione della mostra al Museum of Modern Art di New York – dal 22 novembre al 26 aprile 2010 – in omaggio al genio dissacrante di Burton, non solo come regista ma come illustratore, costumista, pittore, fotografo, artista di storyboard che ha ispirato con la sua visione particolare tutta una generazione di giovani artisti in campi diversi, come cinema, video e grafi ca. Li ritroviamo ancora al Comicon di San Diego, dove eccoli riuniti per l’ultima fatica cinematografica di Burton, Alice nel paese delle meraviglie, in Italia a marzo 2010.
Tim, hai sempre detto che la vita è un viaggio nel nostro mondo interiore. È Alice il viaggio perfetto nel nostro inconscio?
"Alice è una storia il cui concetto è universale, come altre di questo tipo, tra cui Il mago di Oz e I viaggi di Gulliver. È vero che viene letto come libro per bambini, anche se ci sono diversi livelli di interpretazione. I personaggi di Alice per me esplorano tutte le complessità della psiche umana, come in fondo fanno i bambini quando, crescendo, cercano di risolvere i problemi che gli si presentano entrando nel mondo adulto. Alcuni di noi vanno in terapia, altri finiscono per scrivere libri o fare film, ma di sicuro ognuno cerca un proprio sistema per risolvere i suoi problemi. Il libro l’ho letto quando avevo 10 anni e di sicuro ho visto il film cartone animato della Disney, ma in queste versioni i personaggi non mi hanno mai coinvolto così tanto. Ecco perché è nato il film, perché mi piaceva la storia e volevo cercare di approfondire dei personaggi interessanti che potessero stimolare nuove idee nel pubblico".
Johnny, perché la relazione con Tim è così speciale?
"Abbiamo fatto sette film insieme e senza di lui forse finirei solo per vestirmi da pirata! In realtà, quando si finisce di fare un film non ci si dice mai che vorremmo lavorare insieme anche sul prossimo. I nostri sono accordi taciti, come ha detto lui prima, non abbiamo bisogno di parlare troppo, la nostra è un’intesa a un livello superiore, che nemmeno io so spiegare troppo bene, so solo che non vedo l’ora di lavorare sull’ottavo o nono progetto".
È vero che sia tu sia Tim ogni volta che lavorate insieme disegnate i personaggi come li vorreste vedere nel film, con tanto di trucco e costumi?
"Tim non è uno che parla molto. Tutti i suoi pensieri vengono espressi sotto forma di illustrazioni, persino la sua lista della spesa sembra un cartone animato! Quando siamo in fase di pre-produzione parliamo, a modo nostro, dei personaggi e della loro personalità e poi ci separiamo per un po’, ognuno per i fatti propri. Quando ci ritroviamo, abbiamo quaderni pieni di disegni, colori, schizzi, acquerelli, con i look che vorremmo per i personaggi del film. Nel caso del Cappellaio Matto, il ruolo che interpreto io, abbiamo scoperto con sorpresa che le nostre idee sul suo look erano molto simili. Entrambi avevamo fatto ricerca e trovato che il cappellaio era diventato matto perché la colla che usava per incollare i cappelli conteneva del mercurio, che essendo tossico lo aveva mandato fuori di sé. Ecco perché abbiamo pensato successivamente anche a colori psichedelici e super-saturi, ovvio che sarebbero stati il modo migliore di rappresentarlo. E poi entrambi cerchiamo sempre di estrarre il lato umano da questi personaggi bizzarri, che per diventare iconici devono andare ben oltre la semplice definizione di un aggettivo, anche se in questo ‘matto’ la dice lunga".
Lo sguardo sarà anche incomprensibile ma la dice lunga sull’intesa fra Burton e Depp che dura ormai da 20 anni.
"Per quanto mi riguarda sono stato influenzato anche dai disegni dell’illustratore Arthur Rackham" continua Burton "anche perché vivo e lavoro in quella che era la sua abitazione/studio, un posto antico dove ha disegnato una versione illustrata di Alice nel 1905! Credo che in qualche modo questa coincidenza abbia influenzato il mio lavoro di adesso, non c’è dubbio. Vorrei cogliere di nuovo l’occasione di invitare tutti alla mostra del Moma, con oltre 700 opere, dove, oltre ad art work, costumi, storyboard e maquette dei miei ultimi film, saranno esposti per la prima volta disegni, collage e sketch inediti, prodotti della mia infanzia e adolescenza, segni prematuri di quella che definisco la mia pazzia creativa. Mi piace anche ricordare che dal 1929, quando il Moma ha creato un ‘dipartimento cinema’, ci sono state decine e decine di esibizioni-mostre sul lavoro di registi famosi, gente del calibro di D.W. Griffi th, Alfred Hitchcock, Pier Paolo Pasolini, Roberto Rossellini, Ernie Gehr, John and Faith Hubley, per non parlare del pioniere David O. Selznick, che, grazie al suo Via col vento, ha acceso la mia lampadina!".
 
 
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