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GOD SAVE THE BIKE

Designer che inventano biciclette, shop dove pompe e catene convivono con libri e caffè, il sindaco che pedala sulle cycle superhighway. A Londra la rivoluzione corre su due ruote

testo: Maurizio Marsico
immagini: Mattia Zoppellaro
20/11/2009

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Classica, da corsa, vintage, city, mountain, ergonomica o di design: bike is cool. Very very cool. Ma la notizia vera è che lo è oltremanica, in particolare proprio in quel di Londra dove i taxi sono neri, spaziosi e panoramici, la metropolitana è chiamata confidenzialmente the tube e dove le mode e i trend che da qui si diramano anticipano sempre di sei mesi/un anno ciò che poi, su scala mondiale, accadrà.
Tutti pazzi per le due ruote quindi: dal London Mayor Boris Johnson, egli stesso ciclista fervente, nonché artefice di una vera e propria rivoluzione a pedali, che vedrà nel giro di pochi mesi la creazione di 400 fiammanti stazioni dove poter noleggiare 6000 biciclette nuove di pacca e la realizzazione di numerose e altrettanto nuove cycle superhighway (oltre alle tante piste ciclabili già esistenti e molto battute, info: www.tfl .gov.uk) da affiancare alle strade di maggior percorrenza e traffico, fi no alla Regina Madre del punk (passato presente e futuro) Vivienne Westwood, sono in molti, tra vip e non, che hanno abbandonato il clacson in favore del drin-drin o del ding-dong. Per essere precisi e per onor di cronaca, sono circa 600 mila i viaggi che ogni santo giorno i londinesi effettuano in bicicletta. Un manto stradale da favola, pochissime pendenze, vista panoramica gratis su una delle più belle città del mondo, cartelli ovunque con itinerari e tempi di percorrenza perfettamente indicati, eco-incentivi (se si acquista la bicicletta attraverso il datore di lavoro si ha diritto a una detassazione del 50% sull’intero importo), risparmio, salute, parcheggio no problem e grande tolleranza da parte dei bobby per le eventuali infrazioni commesse dai kamikaze a due ruote. Insomma, si comincia davvero a capire perché proprio da qui "il mezzo" abbia ricominciato a prendere (letteralmente) piede. Da Hoxton a Brixton, da Shoreditch a Soho, da Piccadilly a Notting Hill, dal London Eye al Tower Bridge, da Covent Garden a Hyde Park, la ciclomania dilaga per le strade di Londra, ovviamente, riveduta e corretta secondo i dettami e le eccentricità del british style che può tradursi persino in shop dove ruote e pompe convivono con libri e caffè o in spazi dove il classico negozio per ciclista è condiviso da un hair stylist più o meno di grido. Tirata ai freni, toppa alla gomma, barba, capelli e tinta blu. Olé. E si possono trovare cappellini da pioggia e campanellini stilosissimi, guantini hate & love, borse sciccose, caschetti frou frou e biciclettone very glamour (come la celebre Velorbis da 900 sterline) per donne dai 20 ai 30 come da Cycle Chic in Shoreditch (58-60 Rivington Street) oppure tutto il meglio della tradizionale classica eleganza anglosassone in termini di cicli e accessori come è esposta da Bobbin Bicycles a Islington (19 Arlington Way). O ancora Cycloboutique dove si assemblano le bici dei sogni con pezzi stravaganti o ad alta tecnologia; un sellino fluorescente, pedali giapponesi, carter australiano, ruote americane e magari un manubrio all’insù, tutto insieme appassionatamente, come Brick Lane Bikes (118 Bethnal Green Road).
La bicicletta può anche diventare, oltre che modo di vivere, autentica fonte d’ispirazione. È questo il caso di Karta Healy che da biker ecologica si è trasformata in fashion designer e la sua collezione TWOnFRO di abbigliamento uomo e donna si può ammirare in un negozio (215 – 215 Westbourne Park Road) dove le biciclette non sono in vetrina ma adornano l’esterno appese a testa in giù. "Ho creato una linea adatta a tutte le necessità di chi affronta la vita a due ruote, abbigliamento che possa essere al tempo stesso sia gradevole che tecnicamente efficace, pensato per chi va in bici a scuola o al lavoro, come a un meeting o al pub. Quattro linee uomo e quattro linee donna che riflettano ogni stagione che noi trascorriamo sui pedali" racconta la Healy a Urban, ma per quanto riguarda il successo londinese della bicicletta, propone una sua personale interpretazione: "Secondo me, la ciclomania londinese è davvero esplosa a partire dal luglio 2007: dopo le bombe ai bus e alla metropolitana è opinione diffusa che oggi sia più sicuro riprendere possesso delle strade in modo più naturale, autonomo e indipendente". Karta, che è stata inoltre promotrice e artefice di una collettiva (lo scorso giugno presso lo spazio Colette a Parigi) dal titolo MeWeCycle durante la quale numerosi artisti e designer si sono cimentati sul tema ciclo e riciclo, pensa davvero che oggi sostenibilità e vita urbana contemporanea viaggino in tandem e lo slogan è già pronto per l’uso: "Non c’è riciclo senza ciclo come non esiste ciclo senza riciclo".
 
 
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