LET'S BAROCK
testo: Francesca Bonazzoli
20/12/2009

La domanda è: il nostro tempo è barocco? Anzi, barock? A porsela è il museo Madre di Napoli con una mostra di arte contemporanea inserita nel circuito di esposizioni dedicate questo inverno al Seicento, il secolo che più ha modellato l’aspetto della città. A dare una risposta sono stati chiamati 28 fra i principali artisti di oggi, dal più rock di tutti, l’inglese Damien Hirst la cui opera Heaven, il celebre squalo tigre immerso nella formaldeide, è collocata subito all’ingresso, al nostro Maurizio Cattelan che ha issato la sua donna "crocifissa" sopra l’altare della chiesa del museo, un ex convento. Stilisticamente, barocco è sinonimo di eccesso, irregolarità, retorica, capriccio, espansione visiva dei limiti del reale, finzione, teatro, esagerazione. Insomma una fuga dal mondo attraverso una totale immersione nei sensi. La carne che si fa spirito esaltandosi. L’irrazionale che si libera dal razionale. L’artificiale che vince sul reale. Nel Seicento era la battaglia della chiesa contro Galileo; dell’emozione contro la ragione; della fede contro la tecnica; il contrasto tra miseria e fasto. E oggi? Siamo di nuovo a confrontarci con le stesse lacerazioni? L’arte è tornata a esprimerle? Il lavoro degli artisti riuniti sembra andare in quella direzione: da Jeff Koons a Orlan, da Anish Kapoor a Jake&Dinos Chapman, da Gibert&George a Douglas Gordon, tutti sembrano inseguire il sensazionalismo, la spettacolarità, il desiderio di colpire l’immaginario e i sensi del visitatore inseguendo anche lo shock, come il sangue che colava dalle ferite delle statue barocche. È del poeta il fin la meraviglia? A voi l’ardua risposta. Ma, se non altro, lo spettacolo è garantito.
BAROCK
Arte, Scienza, Fede e Tecnologia
nell’Età Contemporanea
Madre, Napoli
fino al 5 aprile 2010
www.museomadre.it