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LO SCATTO OLTRE IL CORTILE

Un viaggio per le grandi metropoli europee, una mostra itinerante in spazi non convenzionali: Corpustrip

testo: Ciro Cacciola
08/06/2011

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"Questa mostra sorprende anche me. Mi ha sorpreso quando sono stato a contatto con le persone che ho fotografato. Mi ha sorpreso quando l'abbiamo allestita per la prima volta a Roma.
Continua a sorprendermi ogni volta che la rivedo negli occhi della gente che viene a vederla o ci capita dentro. Per questo ho deciso di mettere su una band, di portarla in giro per l'Europa, e di farci un film". Come dire: tutto torna. La mostra è CorpusTrip, 64 ritratti fotografici in bianco e nero scattati a Roma, Madrid, Parigi, Berlino, Stoccolma, Vienna, Lubiana, Belgrado e Istanbul tra il 2007 e l'anno scorso. L'autore è Luca Donnini, scenografo, per anni nel mondo del cinema e della televisione, da quattro anni liberato dalla fotografia da una Rolleiflex. Tutto è cominciato per caso.
O forse no.
"Sono sempre stato interessato all'immagine. A parte il mestiere di scenografo, c'ero andato molto vicino con una serie di lavori che utilizzavano la tecnica del collage. Ma la scoperta della fotografia è stata un regalo: la Rolleiflex, appunto, assieme a una scorta di rullini scaduti. Ho cominciato a usarla da subito. Una reazione naturale. Con effetto immediato. È stata una specie di possibilità di entrare in cose dove non si può entrare. Pura emozione. Magnifico".
Le foto di Corpus seguono una direzione interurbana di continua e circolare mobilità che ha tutte le caratteristiche di un Trip, collocandosi lungo i binari delle esperienze e della filosofia on the road e mostrandosi alla gente tramite pacifiche invasioni di spazi pubblici e privati. Mostrate per la prima volta a Roma in una galleria non ancora ristrutturata e senza luce elettrica (si entrava nelle stanze della Mondrian Suite Gallery di sera, con tanto di torcia, per scoprire i ritratti in assoluta indipendenza, ciascuno artefice in prima persona dell'illuminazione ergo della scoperta del Corpus), le corpulente foto di Luca Donnini hanno fatto tappa a Belgrado con un'affissione abusiva in un vicolo del centro (installazione che, bloccata sul nascere dall'intervento della polizia, ha però dato il via alla rivalutazione del vicolo stesso, presto inaugurato come spazio espositivo dedicato all'arte pubblica), quindi sono tornate lo scorso marzo nuovamente a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, dove sono state - con assoluta sorpresa, senza alcun preavviso né comunicazione ufficiale pregressa - "appese" come panni stesi sulle ringhiere di un condominio, suscitando reazioni straordinarie e bellissime.
"Nei prossimi mesi percorreremo circa diecimila chilometri. Raggiungendo più di 20 città in mezza Europa, da Barcellona a Londra a Berlino. In ciascuna città con la mia crew, Adi Chiru, stiamo dando vita a un happening di volta in volta diverso, ispirato ai luoghi e al momento, senza lanciare inviti. Offriamo le foto agli occhi di chi vorrà accoglierle, costruendo molteplici e inaspettate mise-en-scène. Sono eventi unici, niente è già stato programmato. Vogliamo dare il senso di un'azione reale e interattiva, utilizzando spazi non convenzionali, non specificamente adibiti all'arte o alle esposizioni. Cerchiamo luoghi insoliti, o magari abbandonati, non finiti o in attesa di pensiero, nei quali dare vita a nuove operazioni installative, completamente flessibili perché eletti solo temporaneamente a luogo di esperienze".
Corpo del reato, il Corpus: enormi ritratti (150x150) di persone che non hanno un preciso genere sessuale, persone che superano i concetti di maschile e femminile e traducono proprio attraverso la fisicità dei loro corpi l'esperienza arcana di Tiresia, l'universo drag, la mitologia trans e la verità della messa a nudo. Ritratti che non cedono all'immaginario en travesti della cinematografia più ovvia, che hanno perso ogni paillette, ogni lustrino, ogni trucco, che non rimandano a Priscille né RuPolli. Ritratti dietro i quali non c'è tout court un fotografo ma c'è un uomo, con la sua umanità, che fotografa persone "altre", e non è una differenza da poco. Luca non usa i soggetti come strumenti per l'arte, piuttosto usa l'arte come strumento di relazione con i soggetti ritratti. Persone spesso non più giovani, donne/uomini colti in un momento di assolata intimità, lontanissimi dalle nudità perfette di Mapplethorpe, bellissime oltre ogni canone estetico.
Come le ha rintracciate, Donnini, com'è riuscito a convincerle, a strappare loro una liberatoria?
"Prima di tutto ho conosciuto queste persone: conosciuto veramente. Abbiamo parlato per ore, per giorni, per settimane. Ogni ritratto viene fuori da incontri lunghissimi. Non ho chiesto liberatorie a nessuno di loro, perché fotografarli era più che altro un processo di liberazione. Reciproca. Non obbligo nessuno a essere nelle mie mostre, e chiunque in qualsiasi momento deve sentirsi libero di non volerne più essere parte".


Seguite il viaggio su: www.elsewherefactory.com


 
 
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