THE SHOES
Com'è possibile che un sound sia indie, dance e per giunta macchiato di malinconia? Provate ad ascoltare il disco d'esordio dei francesi The Shoes
testo: Paolo Madeddu
immagini: Gavin Watson
18/07/2011

Sapete quella storiella che dice (all’incirca) che l’inferno è un posto in cui i cuochi sono inglesi, gli amanti sono svizzeri, i governanti sono italiani e i gruppi rock sono francesi? Oddio, non è che noi siamo messi così meglio. Ma se non altro, qualcuno dei nostri, gli stadi li riempie. I loro Mano Negra, Noir Désir e Phoenix non ci sono mai riusciti. Di fatto, dopo il loro personale Elvis, cioè Johnny Halliday, si sono fatti notare più per le ‘cantantesse’ (ieri Vanessa Paradis, Lio, Guesch Patti; oggi Camille, Olivia Ruiz), per la dance oppure l’elettronica (ieri Jean Michel Jarre; oggi gli Air e i Daft Punk). Che diamine, il loro gruppo di maggior successo all’estero sono stati i Rockets, c’è da aggiungere altro? Il rock non è il loro mestiere. Però. Però il loro gusto per il pop è parecchio più raffinato del nostro. È anche per questo che le star della dance francesi (Bob Sinclar, David Guetta) sono ascoltabili, e i nostri tamarroni no. È anche per questo che The Shoes sono interessanti. Perché Guillaume Brière and Benjamin Lebeau, nel loro album di debutto Crack my bones, fanno un genere che sembra la somma di tutti i generi. Li abbiamo incontrati a Firenze, durante l’ultimo Pitti, per un live in occasione del lancio del nuovo brand di moda Ottod’ame.
FACCIO PRIMA A CHIEDERLO A VOI. GUILLAUME, CHE GENERE FATE?
“Decisamente pop. Anche se ci sono pezzi che si possono ballare, rimangono canzoni: cose che si possono suonare con chitarra e voce, o piano e voce. È vero che dalla Francia arrivano soprattutto dj – e sappiamo farlo anche noi. Ma sappiamo anche suonare, sai. Usiamo i suoni della dance per fare musica di ogni tipo”.
I PEZZI SONO IN INGLESE. VI CAUSA PROBLEMI IN FRANCIA?
“Forse a qualche compatriota sì, ma che importa. La cosa è bilanciata dall’interesse che abbiamo riscontrato fuori dalla Francia, quindi continuiamo così, anche perché lavorare con molti vocalist diversi, soprattutto inglesi, è stato molto bello”.
MA AVETE MAI TENTATO LA STRADA DEL ROCK?
“Come no! Abbiamo suonato del terribile garage rock, poi abbiamo provato con del rock psichedelico. Ma ci piace anche la house, come tante altre cose. Ci piace un sacco di musica, non saremo mai dei puristi. I migliori musicisti non sono mai snob”.
NEI VOSTRI PEZZI PIÙ RITMATI E PRESUMIBILMENTE DANCE C’È SEMPRE UNA VENA STRANAMENTE TRISTE, ANCHE NEI TESTI.
“Che bello, qualcuno se n’è accorto. Ci piace il ritmo, chi può resistere a un groove come si deve? Ma ci piacciono anche gli accordi in minore. Il fatto è che da quando esiste, la house music sembra avere una sola cosa da dire, ed è: ‘Stiamo facendo una festa’. Forse si può provare a dire qualcosa di più. In fondo, a tutti noi è capitato di andare a ballare ed essere contrariato o arrabbiato o triste perché mollato dalla fidanzata. E poi, per contro, mi piace pensare che quando sei triste, non sei obbligato a esprimerlo curvo su una chitarra o su un piano, con dei violini che gemono in sottofondo”.
MA MESSO CON LE SPALLE AL MURO, CHI INDICHERESTI COME TUA BAND PREFERITA?
“The Cure. Ci trovi di tutto: elettronica, goth, ombre di punk ma anche felici pop song, ogni tanto apertamente funky”.
GLI ALBUM STANNO MORENDO. E TUTTAVIA VOI AVETE FATTO UN ALBUM COME UNA VOLTA: TANTE CANZONI, TANTI POTENZIALI SINGOLI, NON SEMBRANO ESSERCI RIEMPITIVI.
“A che pro, fare un album di pezzi tutti simili come tanti dischi di oggi? Per forza la gente non compra i cd, ci sono troppe band che fanno una canzone figa, tipo The Virgins, gli dice bene e allora, bang – ecco tutto l’album uguale. E pare che abbiamo avuto ragione: a quanto abbiamo visto, dai critici ai blogger, ognuno apprezza un pezzo diverso”.
CHE COSA CONOSCETE DELLA MUSICA ITALIANA?
“Avete molti produttori bravissimi, di qualcuno siamo amici, come Bloody Beetroots. Poi, la musica italiana che conosciamo di più è la dance degli anni Ottanta, la italodisco: P.Lion, Ken Lazslo, Valerie Dore. A parte questo, so che sembrerà strano, ma a tutti e due è sempre piaciuto molto Adriano Celentano!”.
BEH, TORNIAMO A CASA VOSTRA. CHE SI DICE DI BELLO IN FRANCIA?
“Io amo il mio Paese, non sopporto quei musicisti che dicono bleah, fa tutto schifo. Però ci sono un sacco di problemi. Razzismo, differenze tra ricchi e poveri, con i ricchi che hanno sempre di più e sono sempre di meno, e i poveri che sono sempre di più e hanno sempre di meno. Odio Sarkò, tutto quello che sa fare è mettere tutti contro tutti. La sua non è politica, è uno show, un po’ come fa il vostro primo ministro. La sola differenza è che al vostro piacciono le donne più giovani, haha!”.
VENITE DA REIMS. CITTÀ DEL DOM PERIGNON. E DI COS’ALTRO?
“Sicuramente è una città molto musicale. Ci sono tantissimi posti per suonare e per incidere, e la comunità di musicisti è molto nutrita lì, non siamo stati costretti a trasferirci a Parigi per avere un’occasione: viviamo a Reims, e ci viviamo bene”.
AVETE REMIXATO MARINA AND THE DIAMONDS E LADYHAWKE, PRODOTTO UN BRANO DI SHAKIRA, OSPITATO GONZALES, UTILIZZATO LEXXX COME VOSTRO PRODUTTORE, E FINIRETE IN UNA COLONNA SONORA PER JOEL SCHUMACHER. AVETE UN BEL PO’ DI AGGANCI.
“Siamo simpatici!”.
IN TAL CASO NON POTEVATE SCEGLIERE UN NOME PIÙ SIMPATICO DI THE SHOES?
“È vero, è stupido. Lo avevamo usato per un paio di pezzi per il mercato francese, dovevano essere una cosa così, senza impegno – invece hanno avuto un certo successo, e così eccoci fregati. Però non è pretenzioso come tanti nomi di band. Essendo stupido, è simpatico”. •