Chi è per me Frida Kahlo

Frida Kahlo
 

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«Frida Kahlo ha rotto il cazzo. Dai ammettilo è l’ultima hipsterata, mainstream del momento. Frida è ovunque. Dai nomi di locali vari, ai mille anelli portati tutti in una mano, per non parlare delle corone di fiori sulla testa… e le sopracciglia da pastore ne vogliamo parlare?»

Commentava Paolo. Ero a cena con degli amici hater, snob di default e sempre incazzati con il mondo. Non a caso quella sera, Frida fu solo un pretesto per cominciare con una spruzzata di sano odio che si espandeva a partire dalla città di Milano. Nel frattempo io mi ero già persa a fissare la carta da parati, ero un po’ incazzata anzi amareggiata.
Perché era diventata così mainstream? Perché non poteva restare per pochi? Pensavo che loro non avrebbero mai potuto comprendere chi è per me Frida Kahlo.
 

Per me Frida Kahlo è la copertina della mia agenda, è il fascino della sofferenza struggente che si trasforma in bellezza, è la mia scoliosi.

Frida è la Donna che amava Diego Riviera e tutti abbiamo avuto un Diego Riviera, un gran pezzo di merda a cui avresti dato pure il tuo fegato mentre lui si scopava tua sorella. 
Frida sta al Messico come la Puglia sta a me. Frida è specchiarsi in un suo dipinto scomposta, distrutta in mille piccolissimi pezzi e ricomporsi pezzo dopo pezzo come in un puzzle. 
 
Frida è l’indipendenza, la libertà di essere stravaganti, la seduzione dell’essere imperfetti.
Frida è l’abisso e la resurrezione. Frida è la ricorsa del sogno di un mondo migliore, è la lotta, è incazzarsi per un ideale.
Quando penso a lei capisco che grande fortuna è stata essere nata donna.
 

“Nella saliva…nella carta…nell’eclisse…in tutte le linee…in tutti i colori…in tutti i boccali…nel mio petto…fuori…dentro…nel calamaio…nelle difficoltà a scrivere…nello stupore dei miei occhi…nelle ultime lune del sole (il sole non ha lune)…in tutto (dire “in tutto” è stupido e magnifico)…
DIEGO nelle mie urine…DIEGO nella mia bocca…nel mio cuore…nella mia follia…nel mio sogno…nella carta assorbente… nella punta della penna…nelle matite…nei paesaggi… nel cibo…nel metallo…nelle malattie… nelle rotture… nei suoi pretesti…nei suoi occhi… nella sua bocca…nelle sue menzogne…”

 
Immagini, parole crude, verità sviscerate, sono l’emblema delle sue lettere scritte ai suoi amori e ai suoi amanti. Nude come la passione e fredde da fare invidia a un testo di Vasco Brondi.
 
 

Sono passati esattamente 47 anni dalla morte di Frida Kahlo, preferisco ricordarla oggi e non il giorno della sua nascita.

“Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più.”
Fu l’ultima frase scritta sul suo diario. Un’esistenza spesa in equilibrio precario fra la vita e la morte. La stessa morte che è stata la sua compagna di viaggio, un duello sempre acceso a cominciare dalla sua nascita quando le fu diagnosticata la poliomielite, poi l’incidente che le trafisse il bacino, costringendola a dividere la sua vita con un letto, un trono divino attraverso il quale filtrava la realtà.
Ma non voglio star qui a ripercorrere le tappe della sua vita, Frida la conosciamo tutti e sono convinta di non essere l’unica ad averla immortalata dentro la sua anima.
 
Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón era una Donna. Vivace, ribelle, anticonformista, rivoluzionaria. Era la fantasia della sofferenza, amore incondizionato, un boato di vita. Era la libertà, la tequila, l’omosessualità, l’amante di Trotskij. Era l’arte. Femminile e femminista. Icona di stile senza essere un’attrice holliwoodiana. Una donna che si è inventata, folle visionaria, riscoprendosi nuova.
Frida è in tutte le epoche e continuerà ad esserlo nei secoli. Immortale, nel punk, nella beat generation, nel movimento hippie. 
 

Su Facebook, su Tumblr, nel poster della tua stanza, nella tua libreria, o sotto la tua immagine di copertina. Frida Kahlo è la donna che racchiude tutte le donne, lasciamola vivere attraverso le nostre storie .