Il Deadcrush e gli altri videoclip della settimana

Qual è il vostro Deadcrush?

Già alla regia di 3WW, Young Replicant opera ancora delle resurrezioni visive, chiamando dall’oltretomba Sylvia Plath, Lee Miller e Anna Bolena, donne del passato per le quali il gruppo dichiara una cotta; mosse dalle coreografie di Darcy Wallace, vengono richiamate da un database che si suppone contenga anche il nostro #deadcrush, termine coniato da quei neologisti degli alt-J.

Il solito trip dei BRTHR

Se siete in cerca di fluidità visiva la risposta è sempre BRTHR, ovvero Alex Lee e Kyle Wightman. I loro videoclip sono sempre un’esperienza visiva imbevuta di transizioni lisergiche. In “Butterfly Effect” di Travis Scott viene meno la componente orrorifica di video come “goosebumps” o altri di The Weeknd, in virtù di un continuo rimando alla suggestione data dell’effetto farfalla del titolo.

Non c’è due senza tre: Jain e Greg et Lio

Squadra che vince non si cambia, per il videoclip di “Dynabeat” Jain e la coppia di registi Greg et Lio propongono un videoclip a metà strada tra il Sudafrica di “ “Makeba” e le pagine di storia dell’arte di “Come”, con un videoclip girato a Bangkok che ne eredita tutta il travolgente poptimism, ancora ghiotto di colore e trovate visive, insistendo sempre di più su un’estetica urban.

Nei secoli dei secoli. Amen.

Diretto da Scott Cudmore, il videoclip di “Century” sembra una risposta intensa alle coreografie più spensierate dei tempi di “1234”: Feist teatrodanza contro la propria doppelgänger in due distinte fazioni di bande di strada. Nel video compare anche Jarvis Cocker, che ha partecipato alla stesura del pezzo. La cantautrice sarà il 31 luglio al Teatro dell’Arte per la sua unica data italiana.

A proposito di Jay-Z, Beyoncé, Rumi e Sir Carter…

Diretto da TNEG, “4:44” è l’ultimo videoclip di Jay-Z, a una settimana dall’imperdibile “The Story of O.J.” diretto insieme al regista Mark Romanek: clip d’animazione che segue le vicende di Jaybo in una parodia, e al contempo denuncia, della rappresentazione da parte degli studios americani della comunità nera, supportato da liriche che parlano di O.J Simpson – “I’m not black, I’m O.J.” – e del raggiunto stato di uomo d’affari del rapper, tra la collezione di quadri e il suo servizio di streaming TIDAL, che ospita il disco in esclusiva. “4:44” invece, è un lungo collage di found footage dal web, interviste e girato inedito, che esplora la relazione degli uomini con le donne, traduzione per immagini di una title track come lettera aperta d’amore e di scuse a Beyoncé.

 

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