Il nuovo singolo Sciarada e 5 domande ai Sativa Rose

Il nuovo singolo dei Sativa Rose è così fresco che è un po’ come mordere una di quelle pesche mature appena strappate dall’albero.

La pesca, intesa sempre come frutto è talmente figa che esce addirittura nella ricerca delle vostre emoji digitando la parola “culo” ma, la cosa che li accomuna è l’erotismo musicale che pronuncia questa band sopratutto in questo nuovo singolo.

 

Sativa Rose è un nome interessante. Da dove viene?

Il nome è nato per caso. Cercavamo qualcosa che racchiudesse in sé più significati e che fosse provocatorio, alla Joy Division per intenderci.
Eravamo fuori dalla sala prove ed il batterista del tempo voleva rendere omaggio all’antidepressivo più utilizzato tra i ragazzi, così propose “Sativa”, io dissi quasi scherzando “Sativa Rose”, che era una pornostar (neanche bella in realtà).

In quel momento scendeva dalla rampa la tastierista che disse “Figo Sativa Rose, cos’è?”, “Il nome della nostra band”, risposi.

Ci piacque subito perché affrontava allo stesso tempo due tabù sociali: le droghe leggere e la pornografia, quindi in un certo senso era anche una sintesi del “piacere” autoindotto. Dopotutto anche la musica ne è una forma. Per di più non esistevano gruppi italiani con nomi di pornostar, anche se in quel periodo si poteva vedere Rocco Siffredi fare la pubblicità delle patatine in TV… così è rimasto: Sativa Rose.

Alla formazione in duo ci siete arrivati dopo un percorso in cui siete passati anche per il quartetto. Perché l’esigenza di rimodularvi e cos’è cambiato nel sound con questo passaggio?

Nasciamo come quartetto. Quando eravamo in quattro utilizzavamo anche le chitarre, che nella mia idea di musica avrebbero dovuto avere un ruolo stilistico di riempimento, prediligendo i riff e le ritmiche funky allo strumming. Già al tempo ero convinto che le chitarre avessero fatto il loro tempo e che la vera svolta stava nell’elettronica e nei sintetizzatori. Questo non andava a genio al chitarrista, così siamo rimasti in tre.

Per problemi personali, poi, la tastierista si è dovuta allontanare dal progetto a ridosso delle registrazioni milanesi, ma avendo già una base solida di brani, ed avendo scritto io la maggior parte delle linee di tastiera, abbiamo preferito andare avanti in due per preservare lo spirito di gruppo, cosa per noi è fondamentale.

 

LEGGI L'ULTIMO NUMERO

DOVE TROVARE URBAN MAGAZINE

 

Così, mentre Massi si concentrava sulle linee e sui suoni della batteria, io mi sono potuto esprimere meglio a livello di arrangiamento e composizione, occupandomi poi della registrazione dei synth del basso e della voce. Se in quattro facevamo indie rock, con la costante dell’intreccio armonico tra chitarre e synth, in formazione ridotta ci siamo potuti concentrare su di un sound più elettronico.

Oggi esce Sciarada, il primo singolo di questa nuova “veste” dei Sativa. Perchè vale la pena ascoltarlo?

Eh, ma non dovresti chiederlo a me, io sono di parte! (sorride)
Comunque, da un punto di vista testuale credo sia molto attuale l’argomento trattato, che in qualche modo riguarda un po’ tutti.

È espresso il punto di vista dell’osservatore su due spaccati sociali distanti, accumunati da quella voglia perversa di mettere in piazza le proprie esperienze di vita ed il proprio punto di vista sui social, come se l’eventuale approvazione che ne deriva fosse sinonimo di successo personale. Tutto questo poi è demolito dalla visione intima dello special.

Dal punto di vista musicale credo sia interessante lo svolgimento. A prescindere da quanto possa essere catchy la melodia della voce, il brano ha in realtà un’impostazione quasi minimalista che esplode negli incisi. Qui l’arrangiamento è stratificato e ricco di intrecci melodici, una sorta di sintesi delle mie influenze classiche filtrate attraverso un sound elettronico.

Nel pezzo cantate “sento costantemente una pressione addosso a me”. Quanto sul serio pensate ci stiano condizionando i social network e da dove è nata l’idea di affrontare questo tema in una canzone?

Guarda, il pezzo è nato davvero in un batter di ciglia. Adesso non saprei quantificare quanto i social riescano a condizionarci, certo è che sono diventati ormai una sorta di specchio della realtà sociale e parte integrante della nostra quotidianità. Ricordo che ero nel letto con il cellulare e Facebook aperto.

Scrollavo la home e tra le foto dalle vacanze a Cortina, quelle in posa sullo yacht o nel Club di turno, fino a quelle immancabili con il cane, vidi un video pubblicato da un mio contatto.

Era una sorta di corto, che poi scoprii essere virale, in cui c’era questo ragazzo che postando delle fotografie sapientemente ritoccate riusciva a far trasparire sui social un’immagine di sè del tutto distorta. Tipo che se ne stava da solo a casa depresso, con le scatole del cibo a domicilio, ma nella fotografia sorrideva e nella descrizione trovava parole efficaci per abbellire la realtà.
Ho sentito subito un nodo in pancia ed ho pensato che questa sorta di narcisismo da social fosse perfetta per scriverci un pezzo.

Così ho acceso la luce, sono uscito dal letto e mi sono messo sul pianoforte. La melodia, gli accordi e le parole venivano da sè, così è nata Sciarada.

Prossimi progetti, tour, disco?

Arriveranno entrambi. Per quanto riguarda il tour possiamo dirti solo che ci saranno quattro appuntamenti ad aprile tra Roma, Salerno e Milano.
Riguardo al disco, venendo da un periodo di ricerca, avremmo materiale a sufficienza per farne due! In ogni caso sarà preceduto da altro, per cui c’è ancora tempo.