Paura, libertà e bellezza. Intervista a Valentina Curzi, nuova art director di oXs

Ha studiato architettura d’interni, creato linee d’abbigliamento e ora è l’art director di oXs. Riprende in mano questo marchio storico che aveva bisogno di un refresh.

Come? «Senza cancellare la sua storia, i tratti principali, i modelli che lo hanno reso riconoscibile, ma con un atteggiamento più contemporaneo».

Valentina quando sei entrata in contatto con la moda?

Durante un master che ho svolto a Londra in fashion design. Inizialmente pensavo di diventare un architetto. Ho studiato architettura d’interni, ma in Inghilterra mi sono appassionata alla moda che mi ha strappata e mi ha fatta innamorare di questo frenetico e difficile mondo.

In che modo?

Ho sempre pensato che, al contrario di chi dice che l’abito non fa il monaco, esso lo faccia eccome. Londra è una città in cui puoi essere te stesso, vestirti come vuoi. Camminando per le sue vie e osservando le persone sono rimasta incantata davanti al loro look e al modo di essere. È stato così che ho scelto la moda, decidendo però di portare con me sempre i riferimenti e le ispirazioni dell’architettura.

L’architettura e la moda appartengono entrambi al mondo dell’arte ma sono anche tanto differenti. Non hai avuto paura di sbagliare lasciando il tuo vecchio mondo?

Credo che architettura e moda vadano di pari passo, come un cerchio. Io dico sempre che essi sono l’anello che ho scelto di portare al dito. Sono stata giustamente incosciente nel fare questa scelta, senza pensarci troppo, mi sono lanciata nel buio e trovo di aver fatto il salto nel momento giusto.

Che relazione e equilibrio ci sono tra te, l’architettura e la moda?

Fortissima per me. Tutte le volte che ho disegnato una collezione ho preso ispirazione dall’architettura. Per me c’è un legame indissolubile tra questi due mondi, anche se apparentemente potrebbe non sembrare.

E per questa tua prima collezione?

Sono andata a scavare nelle origini di oXs, negli anni 90 essendo nato nel 1991, andando a cercare tutto quello che rappresentava e che poteva darmi ispirazione, dall’arte alla moda, fino alla letteratura.

Cos’hai mantenuto delle caratteristiche di oXs per mantenere intatta l’identità del brand?

Innanzitutto ho cercato di mantenere la sua anima grunge e la stampa militare, capisaldi intoccabili del marchio. Poi ho cercato di guardare al passato con gli occhi del presente, di svecchiarlo e di dargli freschezza, di rendere i suoi principi più attuali.

oXs con te invece cosa diventa?

Contemporaneo. Rinnovato, ma che mantiene la sua pelle. Non la stravolgerò, la travolgerò.

Ci sono dei tratti distintivi che ti rappresentano al suo interno?

Si. Si notano tramite l’alleggerimento delle suole per merito di forature e reti stretch che gli attribuiscono un senso di libertà. Io sono uno spirito libero, sono una libera pensatrice, odio gli schemi e appena posso cerco di andare oltre. Penso che ci sia questo di me.

Come sei arrivata a diventare la Art Director di oXs? Qual è stato il tuo percorso all’interno dell’azienda?

Da anni faccio parte dell’azienda. Durante un lavoro di interior design nel loro negozio ho fatto degli sketch per sbaglio di borse e da li si è generato un flusso continuo. Ho iniziato a disegnare la loro collezione. Ho sempre ispirato il brand e ogni tanto mi capitava di disegnare anche le scarpe.

Cos’è il design?

È musica. Ti da emozioni. È il senso del bello. Anche un bel paesaggio o una giornata di sole sono per me design. Tutto può esserlo.

 

Mentre la musica, tua altra passione, come la associ al design, considerando il gioco di parole che hai utilizzato?

La musica riesce a darti emozioni contrastanti. Può farti piangere o ridere, come il design. Una bella scarpa o un vestito possono emozionarti tantissimo fino a farti provare felicità, come farti orrore.

Una collezione dalla bellezza imperfetta quella ss18 di oXs?

Assolutamente si, tramite una femminilità mai scontata, che viene fuori tramite il vedo e non vedo delle reti forate che fanno intravedere la pelle del piede. Grazie a colori pastello, delicati e il verde militare che rimane il protagonista.

 

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L’innovazione per Valentina cosa rappresenta?

È cercare di guardarsi indietro. Rubare dal passato con l’occhio del presente.

Pensi si possa creare innovazione senza guardare al passato?

Penso che oggi sia difficile, ma voglio sperare e credere che ancora si possa.

Quali sensazioni hai provato durante la creazione della collezione?

Paura. Mi ha accompagnata per tutta la creazione e mi ha anche frenata, non facendomi fare cose troppo azzardate.

Un augurio che ti faresti per questo nuovo ruolo?

Mi augurerei di riuscire a stare sul tempo, un po’ come la musica. Vorrei che le mie collezioni fossero quicktime. Non vorrei arrivare né prima e né dopo le tendenze. Un attimo prima non la si capisce e un attimo dopo è troppo tardi.