Mitilanza #1 25-26 febbraio; l’orda d’oro dei poeti a La Spezia

due giorni di letture, performance, tavole rotonde, editoria e poesia di strada. Oltre cento poeti, una sola città di mare.
due giorni di letture, performance, tavole rotonde, editoria e poesia di strada. Oltre cento poeti, una sola città di mare.

Mitilanza #1: due giorni di letture, performance, tavole rotonde, editoria e poesia di strada. Oltre cento poeti, una sola città di mare.

«L’inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui».
La Tempesta, William Shakespeare.

Di Francesco Terzago

 

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C’è una città con una centrale elettrica titolata a “Montale” che di sera, come un ferroviere ricurvo, spipacchia una coltre impenetrabile che si confonde con le nuvole e nel paesaggio del solito colore. Una città – in ordine sparso – che è stata sorvolata dagli idrovolanti e dove un tratto di mare pare sia ancora riservato a loro, e li attende.

Una città visitata da Marinetti, modellata dai futuristi.

La città dei portali di Buren e del circo di Buffalo Bill con gli indiani appassiti, i samurai, le rivoltelle e l’odore della polvere da sparo bagnata. Le tende di questo circo sono state messe in un parcheggio, nel mezzo dei condomini dei soldati, e non sono più andate via. La città dell’arsenale.

La città dell’industria bellica, delle draga-mine. Dei cannoni. Della mescciüa. Quella con uno scompigliato orgoglio che è più post-sovietico che post Prima Repubblica. La città non ancora turistica. La città di Giovanni Giudici. Quella dove l’aperitivo si fa con il Negroni. La città che non si asciuga mai, intrisa dagli alluci fino alla punta dei capelli della stessa acqua che ha riempito i polmoni di Percy Bysshe Shelley con esito, è ovvio, fatale.

Questa è la città vicino alla quale si trova il paese dove sono cresciuto io: Dante ne parla nel Purgatorio, quel Purgatorio che abbiamo letto in tre. È la stessa città del 1977, della Cooperarte. La città della Contea di Brin. Del pollo fritto, del platano fritto. Quella dove si consuma più Brugal che nella Repubblica Domenicana e dove ci si taglia i capelli con la fronte posata sopra a un panno che copre una ringhiera. La città delle lenzuola stese da un palazzo all’altro. Di Figamolla e delle sue focaccine con cotoletta e harissa. Del kebabbaro curdo. Della tavola-calda marocchina. Dell’osteria Da Gianni. Dei muscoli, dei muscoli, dei muscoli.

La città dove ancora ci si racconta di quella volta che una squadra di pompieri vinse contro il Grande Torino.

La città dove a manetta ci andava Marco Lucchinelli, e poi quella di Visintin, il pugile. La città dove l’ispirazione colse Wagner, per il preludio de “L’oro del Reno”, aveva trascorso la serata in osteria. La stessa città dove Bob Dylan, nel 2001, in pieno G8, si esibì allo stadio Alberto Picco. Per tutti noto come “il Picco”.

In questa città, per un fine-settimana, dal 25 al 26 di febbraio ci saranno tanti poeti – quasi un centinaio. Solo pochi di loro oggi conoscono le storie di questa città, la raggiungeranno da ogni parte della penisola portando con loro aneddoti, racconti.

Avranno tra i venticinque e i trentacinque anni e si incontreranno al Centro Allende. Il mare poco distante non si curerà delle tavole rotonde a cui prenderanno parte, delle numerose letture, di qualche baruffa. Si parleranno di ciò che li accomuna o quello che proprio no. E ci sarà un confronto tra generazioni: farà ritorno qui Nanni Balestrini perché, sempre in questa città, il Gruppo ’63 si riunì per la quarta volta, nel giugno del ‘66.

In questa città, la notte del 25 febbraio, ci saranno oltre dieci letture che coinvolgeranno, simultaneamente, oltre trenta autori, trenta autori tra i più significativi che abbiamo adesso. La voce dei poeti riempirà molti locali e tutti i presenti potranno così capire in quali direzioni si stia muovendo la poesia, quali siano oggi i suoi stili, le sue idee, le sue tendenze, le sue posizioni.

In questa città, tra le sue scalinate, tra gli onnipresenti aranci mezzo spiumati, i poeti di strada imprimeranno dei segni parecchie vie. Perché, quando arriveranno qui, troveranno ad attenderli oltre 50 metri quadri di carta immacolata distribuiti in 120 punti diversi dell’abitato. 50 metri disposti negli spazi d’affissione comunali dove non solo loro, ma chiunque lo vorrà, avrà modo di esprimersi e a chiare lettere, rendendo pubblico quello che ha nel cuore – ciò che ama, desidera o gli fa rabbia.

In questa città, per due giorni l’intero arco costituzionale della Repubblica delle Lettere sarà rappresentato, almeno, per quanto riguarda la produzione in versi: ci saranno poeti performativi, ci saranno quelli che ragionano di musica, quelli che guardano al writing, ibridi, – come Ivan, anche lui qui.

Ci saranno i poeti che si muovono nel solco deciso della tradizione e che rivolgono i loro sforzi ad altri orizzonti producendo sottili e complesse architetture linguistiche.

Saranno qui tutti quanti, considerando che, in questo confronto, la poesia si può considerarla come un albero. Quelli che oggi scrivono le loro righe, alla fine, sono solo una delle foglie più in alto e nessuno può sapere se queste potranno irrobustirsi fino ad assumere la forza di un ramo, un ramo capace di dare qualche frutto o capace di reggere, a distanza di tempo, il peso di qualcuno.

Queste informazioni sparse, queste suggestioni, questi posti sono il materiale di cui si compone “Mitilanza #1, gli spazi mobili della poesia”, la due giorni che sconvolgerà la routine di questa città, la città del golfo dei poeti, la città dei poeti.

La città dove sono stati fondati i Mitilanti, il gruppo di persone sconclusionate che stanno modellano tutto questo, e né dirette né foto daranno ragione di quello che potrà accadere qui, di ciò che si vedrà, delle frasi che si rincorreranno, delle idee nel loro ordito.

Questa città è la Spezia. Casa mia.

Info: MITILANZA