Prada ss 2019: La politica è di moda o la moda è politica?

Miuccia Prada porta in passerella una collezione che ancora una volta pone delle domande su chi siamo e cosa pensiamo quando ci vestiamo.

Pare che il gioco preferito di Miuccia Prada sia quello di lanciare il sasso e nascondere la mano. L’ha fatto anche ieri prima di mandare in passerella la sua collezione che parla di donne, di critica, di politica e poi di moda.

“La moda deve semplificare il proprio linguaggio per diventare comprensibile ma non si può ridurre né a un hashtag né a un emoticon” dice nel backstage della sfilata prima di mandare in passerella una collezione primavera/estate 2019 che su questo tema non solo riflette ma lo svolge fino al punto di confondersi con una di quelle lezioni che si fanno all’Università statale di Milano dove la Signora ha studiato Scienze Politiche.
“Noto che in questi tempi c’è uno scontro acuto tra un conservatorismo sempre più estremo e il mondo che esprime il sogno, la libertà e la fantasia. Due realtà che si stanno scontrando fuori e dentro la moda” Continua Miuccia Prada. Così arriva in scena il suo lavoro per la prossima primavera/estate:  mettere a confronto queste due parti in una sola collezione con quel modo che è tutto ed esplicitamente Prada di mettere insieme cose che sembrano e che sono assolutamente inconciliabili.

In passerella arrivano il tessuto duchesse trasformato in bluse indossate sui bermuda, gonne a portafoglio con top che sembrano costumi da bagno con stampa geometrica, top  sopra bermuda stampati in jersey, abiti sottovesti con la linea ad A indossati sopra maglioni in shetland con buchi al posto delle toppe sui gomiti, cappottini in pelle e cappotti “à la Courrège”, bluse nude look indossate sopra canottiere, camicie maschili che diventano abiti perché si allungano, gonne svasate in duchesse e gonne a pieghe in tie & dye dai colori psicheldelici. E poi la sintesi dell’intera collezione: una gonna svasata indossata con una T-shirt, tutto in jersey, in total white e accessoriata con un classico modello di borsa nera porta al braccio. Sarebbe la raffigurazione post-moderna della figura borghese femminile se non fosse che in quel look c’è tutto il rifiuto di quello che politicamente abbiamo vissuto fino ad oggi.

L’esercizio, quindi, parte dal rendere le aspettative generali più basse per poi poter affermare verità più scomode. Per questo la collezione mette insieme molti capi classici del guardaroba femminile che si sovrappongono fino ad ottenere un significato nuovo, diverso e sovversivo perchè prende posizione contro la conservazione.

Poi c’è l’aspetto legato all’arte: perché nonostante la Signora Prada faccia moda ma si occupa d’arte, grazie alla Fondazione, vuole fare con la moda quello che gli artisti fanno con l’arte: Parlare di politica attraverso quello che, secondo l’85% della popolazione mondiale, sono solo vestiti.

In più come con la collezione maschile, Miuccia ha chiamato tre architetti donna a disegnare alcuni pezzi in nylon che hanno sfilato all’interno della collezione. Le autrici sono Cini Boeri, Elizabeth Diller e Kazuyo Sejima che hanno dato prova di poter pensare a una moda contemporanea e di facile comprensione. Donne che, come Miuccia Prada, riescono a mettere in discussione quella arrendevolezza allo status quo che si è impossessata dei tanti incapaci a reagire con le proposte e non con gli hashtag, gli emoticon e gli slogan. Perché la moda non può fare propaganda, ma può usare un linguaggio chiaro capace di costruire il cambiamento.

 

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