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CODICE LUCIFERO

Che cosa succede quando, indipendentemente, un fotografo e un giornalista si mettono sulle tracce di un impalpabile grafomane metropolitano? Il mistero non può che infittirsi

testo: Paolo Madeddu
immagini: Emmanuel Mathez
20/12/2006

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Nella metropolitana di Milano ci sono: 1) migliaia di milanesi in trance da fretta (evidentemente sono in ritardo cronico. Con buona pace del mito dell’affidabilità meneghina); 2) centinaia di lettori di Dan Brown. Se non ci fosse il metrò, nessuno avrebbe comprato Angeli e Demoni o il Codice Da Vinci; 3) decine di slavi che suonano O mia bela madunina con il violino o semplicemente recitano: “Buongiorno a tuti. Sono famiglia povera…” (il resto non lo sente nessuno); 4) un Mistero. Ovvero, il personaggio che da circa una decina di anni, ovunque può, sui distributori automatici o sui cartelloni pubblicitari, scrive i suoi insulti al Maligno. Inevitabile chiedersi chi sia. I controllori dell’ATM non lo hanno mai colto sul fatto: le risposte tipiche (ed estreme) ce le forniscono due di quelli della stazione Duomo. “L’è un matt”, fa il primo, sguardo alla Enrico Bertolino, aria complessivamente indulgente. “Chillo tiene tempo da perdere”, taglia corto il suo collega, con la concretezza western dei milanesi acquisiti. Onestamente, non abbiamo interrogato tutti i dipendenti dell’azienda: una vera indagine avrebbe dovuto essere condotta in una ventina di stazioni. Il fustigatore del diavolo è praticamente una palla da flipper, cercare di ricostruire i suoi movimenti tra linea rossa, verde e gialla e tra le varie stazioni manderebbe in crisi anche Scotland Yard. Ma poi, perché farlo? Dopotutto, finite le congetture ispirate da Dan Brown, potremmo proporre ai milanesi e ai turisti di cominciare a fantasticare sul loro ben più concreto compagno di viaggio. Noi buttiamo lì qualche ipotesi.
1. È uno straniero. Molte volte scrive Luciferu (…rumeno?), altre volte pare di matrice ispanica (“Lucifer mama vergas”). Indubbiamente si destreggia bene anche con lo slang italiano (“Lucifero = kulo”). Anzi, spiace dirlo, ma ogni tanto si fa prendere la mano e diventa volgarissimo; certo, non di rado ha guizzi linguistici raffinati (“Lucifero clochard”). In ogni caso l’ipotesi è messa in crisi da voci incontrollate che girano su Internet: c’è chi afferma di conoscerlo o di essere stato a scuola con lui. Ma non fa nomi e non dà particolari: probabilmente si tratta di un mitomane.
2. È un amante tradito. L’epiteto favorito è – pardon – “Lucifero troia”. Spesso veniamo altresì informati che Lucifero indulge in pratiche sessuali un po’ sbarazzine (peraltro abbastanza popolari anche nelle migliori famiglie, stiamo parlando della cosiddetta tradizione orale). Che Lucifero sia in realtà il nomignolo scelto per indicare un’antica fiamma di sesso femminile non è certo, anzi, il fatto che sia, ehm, “kulo”, ci orienta verso l’altra sponda. Ma che tra lui e il Nostro Eroe ci sia stata una relazione, ovviamente, è una nostra illazione.
3. Vive in metrò. Lo si potrebbe pensare come una sorta di minotauro che si aggira tra le stazioni, a volte camminando sui binari quando i treni non vanno. Ma sembrano smentirlo alcune scritte in esterni come “Mentre io combattevo i rossi, Lucifero succhiava…” (fermiamoci qui: non sta parlando di ghiaccioli). Tra l’altro, in che senso combatteva i rossi? Motivi politici, obiettivo del Risiko, idiosincrasia verso Paola Saluzzi o il cantante dei Simply Red? Ah, che cosa daremmo per saperlo. In ogni caso, l’impressione è che esca alla luce del sole piuttosto di rado. Non dev’essere molto abbronzato.
4. È una moda giovane. Non si tratterebbe quindi di un solo uomo, ma di parecchi ventenni che trovano più cool infamare Lucifero che non scrivere “Tdk” o “Rezpekt the crew” o indossare magliette con scritto “De puta madre”. Ehi, ogni generazione si esprime come crede.
5. È un codice tra agenti segreti. Lo farebbe pensare il misteriosissimo ultimatum apparso alla fermata Maciachini: “Ridatemi subito la mia patente, se non volete che si sappia tutto sulla vostra amica Amilcara Nobile”. Inutile dire che ci siamo precipitati a cercare notizie di Amilcara. Inutile dire che siamo rimasti delusi: l’avremmo conosciuta volentieri – lei e i genitori, che l’hanno chiamata così.
6. È un messaggio destinato a… Proseguendo con la paranoia, viene da pensare a quei film dove ci si chiede: “Questi messaggi hanno forse lo scopo di avvertire qualcuno del terribile pericolo che corre?”. Sì, insomma, quei film in cui il protagonista, un attimo prima di essere mangiato da un demone satanasso, realizza che, ehilà!, l’avvertimento era per lui. Non ridete: forse quei messaggi sono per VOI.
7. È un teologo. Siamo stati a lungo in Porta Garibaldi (perdendo ripetuti convogli), tentando di decifrare il messaggio più articolato, una mini-cosmogonia che azzardava legami tra Gesù e Lucifero (in effetti ci sono eresie secondo le quali i due sono fratelli), ma che finiscono con il perdersi in minuzie comportamentali tipo “Lucifero non paga l’albergo: ora non ho soldi… BARBONE”.
8. È un fuoriuscito da una setta satanica. Può darsi; qui tra l’altro giova ricordare che in un primo momento il Nostro pareva indeciso tra Satana, Lucifero e Belzebù, poi si è dedicato alla sistematica diffamazione del secondo. Interessante, perché Lucifero non è, a quanto ci risulta dopo lettura di autorevoli saggi, il boss. Insomma, tanto per spiegarci, Lucifero sta a Satana come Cesare Cadeo a Berlusconi: è quello belloccio della compagnia, al quale tuttavia si concede, al massimo, un assessorato. Belzebù è più importante (mettiamo, un Giuliano Ferrara), mentre il trascurato Mefistofele, cortese e un po’ grigio, potrebbe essere Galliani. Beh, meglio fermarci qui, era solo per spiegare la gerarchia.
9. È uno stratega della comunicazione. Sapete, un Oliviero Toscani, un Klaus Davi, questi che non si capisce cosa gli abbiamo fatto di male. Ma non si può negare che, come trovata per far guardare i cartelloni pubblicitari, non sia stupida. Rende interessante un cartellone con Sergio Muniz che dichiara “Lucifero puttana” o uno con due ragazzi che addentando una pizza irridono: “E per Lucifero?” “Nada” (…non nel senso della cantante, nel senso di “Niente” in spagnolo). Tenete conto, poi, che in alcune fermate del metrò milanese la pubblicità è intollerabilmente aggressiva grazie ai megaschermi che la sparano a tutto volume, con buona pace delle leggi sulla pubblicità subliminale e intrusiva (ecco: a quello che li ha inventati, auguriamo un soggiorno prolungato tra le grinfie di Satana).
10. L’ipotesi più ovvia. La suggerisce Dan Brown in persona: colui che combatte un demone, perbacco, è un angelo. Come sia finito in piazzale Maciachini non è chiaro, ma conoscete quel detto che andava forte sulle t-shirt: “Guardate bene, forse vicino a voi c’è un angelo”? Che poi l’angelo in questione sia in attesa di scrivere “Lucifero ignorante” sulla pubblicità del Cepu, rientra nel disegno divino notoriamente imperscrutabile. A proposito di t-shirt: e se la prossima moda fosse proprio un’accattivante serie di magliette con scritto “Lucifero = kulo”?
 
 
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