SABBIA, MUSICA E HIPPIE
A Coachella, il festival di musica più bello del mondo, c'era anche Urban
testo: Roberto Croci
immagini: Stefania Rosini
06/05/2010

Nel 1999 Achim Bornak e Alexa, due vichinghi tedeschi miei vicini di casa in quel di Venice Beach in Kali-Kali(fornia), bussano alla porta chiedendomi di prestar loro dei soldi – mai ridati – per andare a Coachella. Decido di seguirli, e da lì a pochi giorni mi si spalancano le porte di un mondo. Partecipo all’hippie event che rimane segnato sul calendario della mia vita: l’Indio Music and Arts Festival ma più comunemente conosciuto come Coachella. Un appuntamento al quale, anche quest’anno, non sono stato capace di mancare. Sete, fame, fatica, felicità, pianto, ma soprattutto i balli nel cuore della notte, vivendo l’esperienza musicale più coinvolgente del secolo.
What is Coachella? Tre giorni, 11 edizioni, 128 band, 225mila persone, 20 bottiglie d’acqua al giorno, 40 gradi all’ombra sotto un sole cocente, 269$ di biglietto, 400mila metri di campi d’erba, 57$ per un posto tenda, 15$ di cappello, 10mila automobili parcheggiate, 69 arresti (condotta ludica e intossicazione), 84 ricoveri ospedalieri (95% per disidratazione). Ecco alcuni dati di Coachella 2010, il festival che sin dal 1999 segna uno degli incontri musicali più attesi in terra Amerikana, precisamente a Indio, posto sconosciuto dagli uomini a 30 km dalla glamorous Palms Springs. Oltre all’ovvio deserto, cactus e palme tipiche, Coachella è il portavoce della nuova generazione hippie che tramite Twitter, Facebook e iPhone unisce gli appassionati del New World sparsi per il mondo – Asia, Europa, Sud America, Africa e Timbuktu – che si ritrovano religiosamente qui ogni anno a condividere musica, sudore, junk food, sculture, installazioni d’arte e performance dei primi atleti equilibristi del The Do Lab e i vaudevilliani Lucent Dossier (www.lucentdossier.com). Coachella è l’evento annuale più atteso della California del Sud, che attrae il meglio tra musicisti e performer tra i più vari del pianeta e che unisce armoniosamente il glamour delle superstar – quest’anno anche Jay-Z e Beyoncé oltre alle immancabili star di Hollywood – con gli indie per eccellenza e le nuove rivelazioni che, per questa edizione, hanno incluso i miei gruppi preferiti: Die Antwoord e Vampire Weekend.
Una delle novità di quest’anno, oltre al WebCast live tramite Facebook o MySpace, una ruota panoramica alta circa 45 metri da cui godersi tutto il prato e i gourmet truck, tra cui l’onnipresente asiatico Kogi BBQ che finalmente ha portato per la prima volta nella storia del festival del cibo sano a prezzi accessibili, anche se l’acqua a 10 dollari a bottiglia rimane più cara delle sigarette nel carcere di Sing Sing.
Un consiglio: da mezzogiorno alle 3 p.m., andare sempre a vedere i main act nelle tende. Sì, tende, i cui nomi sono stati rubati dai deserti del Gobi, Mojave e Sahara, dove si esibiscono dj a manetta, tanto da sembrare di essere a Ibiza. Mai dimenticare di bere H2O, water, wasser, anche se la voglia di una birra ghiacciata è micidiale.
Come tutte le venue americane che si rispettino, il meglio di Coachella – a parte i concerti di cui parlerò più avanti – sono i party esclusivi, i cosiddetti pool side event: oltre al pullulare di centinaia di graziosissime veneri accaldate in minuscoli bikini, sono anche meta preferita delle band stesse. The best super-exclusive party 2010: il classico Trousdale Estate con piscina dotata di jet ski e fucili paintball; il Lacoste party con special guest musicali alternativi tipo Devendra Banhart, Binki Shapiro dei Little Joy e celeb tra cui Kristen Stewart, Emile Hirsch e Natalie Portman.
Un altro modo per potersi assicurare l’ingresso al backstage e alla vip section, qualora non siate una megafiga e non conosciate nessun musicista che vi faccia entrare, è quello di prenotare la super-luxury Safari Tent – a vostra disposizione per soli 5000$ per due persone, 1500$ per ogni ospite addizionale – che non solo vi assicura doccia calda senza smazzarsi quattro ore di fila, bagno sempre libero, aria condizionata a manetta, servizio di golf cart shuttle da e fra i vari stage, ma include anche colazione e spuntini alle 2 a.m. del mattino, veri toccasana che vi permetteranno di essere completamente in forma per i concerti del giorno dopo. Per i puristi dell’esperienza raw, del rivivere la musica in maniera hippie, bisogna invece prenotare un posto tenda o camper, almeno cinque mesi prima dell’evento. Ne vale la pena, visto che trovare nuovi amici è una delle esperienze più incredibili, più liberatorie, più rinvigorenti di Coachella.
Last but not least, la ragione ultima per lanciarsi in questa avventura, in questo pellegrinaggio da fare almeno una volta nella vita, la musica, l’opportunità di vedere cantanti, gruppi e soprattutto nuovi talenti, lo spirito vero di Coachella, la linfa vitale di questo deserto. Go West young man. Day One: a parte la performance di Jay-Z che chiude il set a sorpresa con Beyoncé (niiiiice) cantando Forever young, hit anni ’80 dei tedeschi Alphaville, e l’incredibile performance di John Lydon aka Johnny Rotten che riunisce i Public Image Limited negli States dopo 18 anni di assenza, mi sono rilassato con i retro She & Him dell’attrice-cantante Zooey Deschanel e il country man M. Ward – dopo aver visto i bravissimi newyorchesi Yeasayer – seguiti da Them Crooked Vultures, John Paul Jones dei Led Zeppelin, Dave Grohl dei Foo Fighters e Josh Homme dei Queens of the Stone Age, Grizzly Bear, LCD Soundsystem e Vampire Weekend. E siamo solo all’inizio.
Day Two: MGMT, Muse, David Guetta che ha ucciso con il suo ritmo Ibiza Style, Major Lazer, The Dead Weather, Faith No More e Devo. Grazie alle ceneri del vulcano Eyjafjallajökull che ha cancellato un po’ di gruppi – tra cui i Frightened Rabbit – sono stati invitati i rapper sudafricani Die Antwoord, in assoluto il mio gruppo preferito di quest’anno. Fokken wonderful il singolo Enter the Ninja.
Day Three: la “debuttante” Charlotte Gainsbourg, Jónsi frontman dei Sigur Rós, Spoon, Thom Yorke e Atoms for Peace con Flea dei Red Hot Chili Peppers e Gorillaz.
Poi, dopo tre giorni, tutto finisce. La maratona è spossante e letale soprattutto fisicamente per i miei 40 e passa anni, anche se ho visto tanti di voi 20enni scoppiati prima di me. Due iniziative da ricordare: 1) ogni 10 bottiglie d’acqua vuote riciclate ve ne regalavano una piena e gelida;
2) tutte le tende abbandonate quest’anno andranno a Haiti, presto in piena stagione delle piogge. Solo per questo ne sarebbe valsa la pena. Da rifare l’anno prossimo. Yippie-kaye-motherfucker.