Lo sai fare il sushi, tu? Io no, ma Yuija Hu ne ha fatto un’arte

Yujia Hu onigri art

SE VAI AL SAKANA SUSHI MILANO RISCHI DI ESSERE RIPRODOTTO NON OLIO SU TELA, MA SU PIATTO CON RISO, SALMONE E ALGHE. SE POI AL PIEDE HAI ANCHE DELLE SNEAKERS FIGHE RISCHI UN RITRATTO TOTALE. HA LASCIATO LA SCUOLA D’ARTE A 18 ANNI PER ENTRARE NELL’AZIENDA DI FAMIGLIA MA DOPO QUALCHE ANNO, L’ARTE, È RIAPPARSA NEL SUO LAVORO DA CHEF

Mentre ascoltavo il nuovo disco di Talib Kweli passeggiando lungo Via Giambellino, mi sono imbattuto in una vetrina dove sono stato attratto dall’esposizione di alcune foto che ritraevano delle sneakers. Quando mi sono avvicinato, mi sono accorto che le sneakers erano fatte di riso, salmone e alghe. Sono entrato subito nel ristorante per saperne di più e ho conosciuto proprio l’autore di tutto ciò: Yujia Hu, l’inventore della onigiri -art.

Yujia Hu onigri art

Partiamo dal principio, come sei arrivato in questo ristorante?

Questo è un ristorante di famiglia aperto ormai 4-5 anni fa ma sono 10 anni che faccio il sushi, prima lavoravo in un piccolo take-away sempre qui a Milano.

Sei nato Milano?

In Cina a dire il vero, ma sono arrivato qui a 8 anni e a 18 ho lasciato il liceo artistico al quarto anno per far parte dell’attività di famiglia e così ho imparato a fare il sushi. Ma grazie a tutte queste tue creazioni, forse l’arte, non l’hai mai abbandonata… Ummm… Quando ho iniziato il liceo, volevo fare qualcosa di artistico, poi la vita mi ha portato su strade diverse. Oggi ho unito il lavoro alla mia passione primordiale.

Come ti è venuta questa genialata, eri annoiato dalla routine da chef?

Guarda, per me creare il sushi, impiattare, creare nuovi piatti è già un’arte perché lavori con le mani e devi fare delle composizioni. Tutto è partito quasi un anno fa, un po’ per noia, un po’ per fare pubblicità al locale creando qualcosa di particolare. Così mi sono messo a fare i ritratti degli italiani nella NBA, il campionato di basket americano.

 

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Ah! E poi sono arrivate le sneakers?

Sì, ma prima ho iniziato a creare Datome, Belinelli, Gallinari e Bargnani, poi ESPN ha visto la creazione del giocatore DeMarcus Cousins che avevo postato su Instagram e mi hanno chiesto il permesso di poter fare un articolo su di me.

E tu che hai risposto?

Ho risposto: «Ma sì… perché no.» Poi l’Nba stessa ha postato la notizia e ho creato il ritratto di Michael Jordan chiedendomi: «Se provassi a fare le scarpe di Michael?». Così ho provato a fare le prime Nike Jordan, quelle arancioni, bianche e nere… le Shuttered Backboard. Michael le indossò nel 1985 in una partita di esibizione per la Nike proprio qui in Italia, dove con una schiacciata ruppe il tabellone del canestro.

sneaker sushi Yujia Hu sneaker sushi Yujia Hu

Senza i social forse non avresti mai avuto questo successo, cosa pensi di questo fenomeno?

Per esperienza personale Instagram è il canale che mi ha aperto un mondo. Vogue o il Times non mi avrebbero mai trovato senza i social considerando che sono un puntino nell’oceano.

Ma se volessi mangiare una sneaker-sushi come funziona qui al ristorante?

Basta inviare una richiesta con la foto e io preparo tutto per quando sarà il momento. Paradossalmente questa mia arte, ha riscosso molto più successo all’estero, su Instagram ho più di 35mila folowers di cui oltre il 30% sono americani, gli italiani il 14%. A mangiare le mie sneakers sono arrivati ragazzi dal Canada, dall’Australia, dalla Germania, dalla Francia mentre dall’Italia solo 4/5 persone.

Usi degli strumenti particolari?

Un paio di forbici, uno stuzzichino e le mani.

Come sei passato dalle sneakers ai ritratti dei rapper?

Beh, i due mondi sono molto vicini poi io ascolto musica black e hip-hop. Tutto nacque perché un ragazzo di una casa discografica americana mi ha contattato dicendomi: «perché non provi a fare Action Bronson?». L’ho fatto e c’ho preso gusto.

Yujia Hu onigri art

Un sogno che vorresti realizzare e come ti vedi tra 5 anni?

Beh, io vorrei essere sempre più artista e meno chef, vorrei creare qualcosa di permanente. Un sogno che vorrei realizzare è andare magari in America edesser riconosciuto come artista grazie al mio lavoro.