10 Blue Questions // I volti di Ensi all’interno del suo nuovo disco

Ensi pubblicherà “V” il primo settembre, ma noi l’abbiamo ascoltato in anteprima e ci siamo chiesti come abbia fatto a resistere a due ondate generazionali nella storia dell’Hip-Hop italiano. Questo sarà il suo quinto disco dopo nove anni dal suo primo solista intitolato: “Vendetta”.

• Sei ritornato da poco sul palco del Magnolia a Milano, com’è stato per te? cos’hai provato?

Io credo di aver fatto una bella figura, credo che si sia vista la differenza tra artista e artista, cioè tra chi ha suonato prima e dopo di me.
Sono molto contento perché c’era un pubblico misto, prima di me sul palco c’era Rkomi che ha forse 10 anni in meno di me con la sua fanbase e poi Mecna con la sua diversità.
Io credo che saper fare un live sia una cosa fondamentale, questa forse è una grossa spaccatura generazionale, perché l’unica cosa che rimprovero ai nuovi è che non sanno fare i live, si devono impegnare per imparare a fare “sti cazzo di concerti”.
Devono saper stare sul palco, io ho cantato pezzi che la gente non conosceva e loro rispondevano comunque sotto al palco con la propria voce alla fine di ogni pezzo.

• Infatti questo disco, con questi nuovi pezzi, ha alzato l’asticella del tuo livello e ha fatto cadere tutte le voci che ti etichettavano solo come freestyler grazie anche a Mtv Spit, no?
Il mio problema è aver vinto tutto, e sono icona di questa cosa, che nulla mi vogliano gli altri però con i dati alla mano, il mio modo e quello degli altri hanno cambiato il mondo del freestyle in Italia. Tant’è che io ho resistito a due ondate.

Sono andato a Mtv Spit per farmi schiaffeggiare ma nessuno mi ha schiaffeggiato.

Però quando uno si distingue così tanto in una cosa rischia di avere un cartellino addosso. Nel freestyle io riesco ad adattarmi al timing in maniera perfetta, per me è una sensazione che arriva in maniera naturale.
Ma non si può paragonare il mio modo di fare freestyle con la mia scrittura, c’è una profondità di studio enorme. Nei miei dischi ho avuto molti cambiamenti, in questo ho fatto suonare le pause.  Non è stato  per niente facile a differenza dei dischi precedenti.

• Infatti questo è molto più leggibile per un ascoltatore.
Ma che ne pensi di questo sound moderno?
Secondo me una differenza tra la trap e il rap è stata che nel rap non si è mai fatto “squadra” all’inizio mentre una parte del successo della trap è dovuto a questo.

Lo trovo “cool”, a me piace. Io ascolto molti dischi, oggi ascoltavo quello nuovo di French Montana, è un disco attuale come il mio album che non è assolutamente un disco da “backpacker” che si mette lo zainetto e ti spiega il vero hip-hop.
Ci sono pezzi che uno potrebbe chiamare “trap” o chiamarli come cazzo vi pare in realtà sono contemporanei, come suona l’hip-hop oggi.
Per quanto riguarda il fattore squadra ti posso dire che negli anni del 2 the beat, si è fatto squadra! Se pubblico delle foto si “crepa” il web.
In quei cazzo di backstage c’eravamo tutti. Io ero il più chiacchierato d’Italia ed ero in mezzo ai miei miti che mi dicevano: –il tuo sound  spacca–; e poi li ho invitati nei miei dischi collaborando.

• Oggi esiste una distinzione tra Trap, Rap e Hip-Hop?

Allora, “Trap” in America non vuol dire niente, cioè non identifica un genere o una corrente musicale. Il sound moderno dell’hip-hop oggi è così. Lo fa Jay-z, lo fa Rick Ross, lo fa Nas o Young Thug però ognuno a modo suo. Secondo me chi si mette questa etichetta un po’ non vuole essere parte di questo suono perché gli manca tutto il resto per farne parte.

Il rap è al di sopra di tutto perché se questa “trap” domani finisce e questo non è più il sound del momento, che fai???

Io non sto augurando il male a nessuno, spero che molti di questi tra dieci anni ci siano ancora.

• Sei mai stato all’estero per la musica?

Sono stato solo una volta negli States per lavoro mentre in Francia tante volte dove ho trovato una scena musicale che mi ha segnato l’anima. Forse ero l’unico italiano nel 2008 allo Stade de France per l’Urban Peace a vedere tutta la scena hip-hop francese in un giorno. Molti dei ragazzi nuovi si rifanno alla Francia come sonorità, come flow e come testi. La mia ragazza parla benissimo francese quindi traduco i pezzi e ti assicuro che posso sgamarli tutti. Fa parte del gioco io però non ho mai copiato al massimo ho preso ispirazione.
Ho avuto una bella esperienza all’Hip-Hop Kemp due anni fa in Repubblica Ceca e poi posso vantarmi di aver aperto concerti importanti come quello di Kendrick Lamar, rifacendo il disco “Era Tutto Un Sogno” live in chiave West Coast, con tutti i beat storici e lui mi è venuto a dare un 5 nel backstage… scherzo, però il suo staff si, mi hanno detto: –non abbiamo capito le parole, ma il viaggio che hai fatto–.

• L’altra cosa che ti contraddistingue da tutti questi dischi che sono usciti quest’anno è anche questa cultura che tu hai della musica e del generale che risiede attorno a te. Come nascono i tuoi pezzi? Cosa c’è dietro la scrittura?

Questo disco è stato preparato tanto nella mia testa perché comunque il mercato oggi è velocissimo, richiede un disco all’anno, un mixtape in mezzo, 200 foto al giorno e 3000 instagram stories. Mi sono successe delle cose nella mia vita che mi hanno fatto fare un passo indietro nel mio alter ego di Ensi. Dovevo dedicarmi a delle cose più reali, più vere e meno “fuffa”.
Ho avuto il periodo dove ho perso mia madre, poi è arrivato mio figlio e nel mentre ho avuto un sacco di casini nella musica. Questo periodo mi ha permesso di ascoltare tanto e trovare un nuovo contatto con la realtà senza farmi influenzare da nessuno. In 5 mesi avevo tutto pronto e solo 2 basi finite.

• Parliamo della copertina, dentro c’è molta ispirazione, sembra quasi quella del disco di Common, vero?

Me lo dicono in molti, in realtà, c’è stata l’inspirazione al fotografo di quel disco però credimi, quando l’ho vista e ho visto i cinque strappi che formano una V, poi l’altra V vittoriana che ricorda vendetta, il mio primo album, in più le tracce non sono messe a caso, mi sono detto questa è la cover perfetta per me ora. Questo è un disco che ha raccolto anche la mia sofferenza portandomi a una musica più solida.

Se il Rap è dire delle cose e tu non vivi, non ti sporchi, di che cazzo vuoi parlare??

La mia penna non è stata mai motivata dalle sfumature, o c’è il dramma o la felicità, all’interno faccio fatica perché tutto per me o è bianco o è nero, ci può essere anche il grigio ma non più di tanto.

• Dal tuo primo disco a oggi c’è un aneddoto che ti porterai sempre con te per non smettere mai di far musica?

Il ricordo di mia madre. Lei era mega orgogliosa di tutto questo anche se all’inizio non capiva cosa stessi facendo, dal modo di vestire alle jam session. Mi ha sempre visto impegnato e quindi credo che fosse state sempre contenta. È l’orgoglio di aver fatto qualcosa, di aver scoperto il mio talento poi lei sarebbe stata al settimo cielo anche se avessi fatto il panettiere o se avessi avuto una famiglia normale. Non è facile scoprire il proprio talento, metterlo in atto e ottenerci qualcosa, tutto questo è un grande motivo di orgoglio. Mia madre mi ha sempre detto “questa è la tua cosa”, lo dico nel pezzo “Te Lo Dicevo”: –Ricordo dicevo “Bro, ‘sta roba che c’ho sarà il mio futuro”–.

• Parliamo del Red Bull Culture Clash, com’è andata? che è successo nel backstage?

Ti parlo dei Real Rockers, siamo una cosa che è esiste realmente a differenza di tutti gli altri gruppi che erano in gara. Noi ci siamo trovati ed è questa la cosa più bella del Clash. Poi abbiamo fatto la differenza, abbiamo spaccato tutto ma non m’interessa di come sia andata, il nome è destinato a restare e infatti abbiamo già iniziato con delle date in giro per l’Italia. Sicuramente m’impegnerò a far diventare Real Rockers parte della mia musica nei prossimi anni.

• Tra 10 anni dove ti vedi?

Mi vedo a fare il papà e mi vedo a lavoro nella musica, non so in quale forma ma mi piacerebbe da Dj.

• Con la cultura che hai dei dischi potresti già farlo.
Grazie per la disponibilità ci vediamo al tuo prossimo live.

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