Aleksandar Hemon, l’autore di capolavori quali Il progetto Lazarus oggi scivola tra le viscere dei suoi zombie.

Per il suo nuovo romanzo L’arte della guerra zombie, Alexander Hemon aveva promesso un ottovolante di sesso e violenza, ma il risultato è catastrofico!

di Gian Paolo Serino

Aleksandar Hemon, nato a Sarajevo ma americano da anni, è tra i più talentuosi scrittori contemporanei: impossibile non impallidire davanti ad un capolavoro come Il Progetto Lazarus, capolavoro sulla mistificazione della storia, o come Il libro delle mie vite (soprattutto quando racconta della perdita della sua bambina di un anno). In questo nuovo romanzo, invece, non ci siamo: Hemon aveva promesso che sarebbe stato  – un ottovolante di sesso e violenza – ma il risultato è dei peggiori: sembra scritto a tavolino dai Fratelli Coen dopo una nottata di bagordi con Mel Brooks che critica l’ironia di Buster Keaton. L’ombra di Nabokov, il cui stile riecheggiava nelle opere precedenti, tra queste pagine è solamente sfiorato, come quelle invenzioni narrative che costituiscono la cifra narrativa di Hemon e che qui implodono in un romanzo che vuol essere metafora di un’America zombizzata senza riuscirci. I romanzi sul fallimento del sono americano sono ormai inflazionati, a meno che non si trovi una formula innovativa. E di certo non è questa di Hemon che riutilizza l’ormai logorata moda degli zombie (ma dopo La notte dei morti viventi di George Romero perché ostinarsi a continuare?). Hemon vorrebbe virare il romanzo verso la commedia, pur tragica, ma senza riuscirci: sembra di rileggere un Peter George mancato (l’autore del Dottor Stranamore di Stanley Kubrick) o una delle sceneggiature del protagonista di questo romanzo Joshua Levin, che di lavoro, appunto, è uno sceneggiatore mancato.

Aleksandar Hemon

L’arte della guerra zombie

Einaudi, pagg. 260, euro 19,50

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