Il bar Blanco compie 8 anni, intervista al fondatore Lorenzo LSP.

Dalla comunità lgbt agli etero (ma senza ferrari da ostentare): tributo al bar Blanco

Il bar Blanco, ritrovo dei socialite e tappa fissa del pre serata milanese, compie otto anni. Aperitivo con il suo fondatore, il dj Lorenzo LSP

Lorenzo LSP e La Pina
Lorenzo LSP e La Pina

Alla base una filosofia ben precisa, essere un laboratorio divertente di idee in cui nessuno possa sentirsi particolarmente celebrato. Giunto ormai al suo ottavo anno di attività il bar Blanco di Milano è un punto di riferimento della nightlife metropolitana, con collaborazioni eclettiche, esperimenti fashion, tributes inaspettati, ottimi cocktails e soprattutto una clientela tra le più affezionate in città. Ne abbiamo parlato con il socio e titolare Lorenzo LSP.

Un’intervista che nasce dalla voglia di raccontare i primi otto anni di Blanco non può che partire dall’inizio. Raccontaci dell’apertura milanese… 

Il Blanco era un locale già molto famoso a Formentera, voluto da Fabio Covizzi, titolare del marchio, da Roberto Manzoni e Loris Piga. L’idea di trasportare il concept a Milano è maturata al termine di quell’esperimento di successo con la volontà di conferirgli un taglio più friendly. Insieme a Luca Arena, Francesco Giove e Adriano Russo, noto fotografo di moda, ho preso in mano il progetto e mi sono ritrovato a curarne gli aspetti artistici grazie all’esperienza maturata nel mondo della nightlife e della moda, per circa dieci anni ho infatti curato la musica per Neil Barrett. Inizialmente ho cercato di coinvolgere persone che per me rappresentavano una famiglia, come Riccardo Slavik o Cristian Croce, fino a trascinare personaggi come Samuel dei Subsonica o Stefano dei Righeira. Per arrivare a oggi con M¥SS KETA, ultimissima scoperta che nella sua canzone “In gabbia non ci vado” cita proprio il Blanco.

Quali sono le serate di punta del locale?
Il meglio si concentra tra il giovedì e il sabato. Diskopolitan è giunta ormai al suo settimo anno e sembra ieri quando tutto iniziò con Andra Ratti e Christian Alario. Una volta al mense la novità è Fondazione Blanco ma le collaborazioni sono innumerevoli e variano tra i generi, sia musicali che estetici e sessuali.

Il bar Blanco, ritrovo dei socialite e tappa fissa del pre serata milanese, compie otto anni.

bar blanco milano

Cosa trova di diverso chi viene al Blanco?
A livello musicale il sound è scelto con attenzione senza però diventare troppo sofisticato o pretenzioso e le serate mantengono ognuna la propria identità senza mai uniformarsi. Personalmente quando suono in discoteca prediligo la House, ma quando metto i dischi al Blanco spazio parecchio fino a toccare generi come la Balroom House, il Voguing, il Latin Hip Hop. Puntiamo anche su dj non professionisti per scoprire nuovi modi d’interpretare la musica. La clientela è molto varia, dalla comunità lgtb agli eterosessuali (quelli senza Ferrari da ostentare), dai creativi a chi apprezza semplicemente la musica o un buon drink. E poi ci sono le mostre. Appena prima dell’estate ne abbiamo organizzato una sul clubbing londinese dei primi Novanta in collaborazione con Jeffrey Hinton che ha rievocato quella tenuta al Victoria Albert Museum di Londra chiamata From Club to Catwalks. Abbiamo toccato anche tematiche fashion con Angelos Frentzos, ad esempio, e attualmente, per tutto il periodo delle festività, si può visionare #Notitle, la personale dell’artista Cosimo Carola.

Ma Blanco non è sinonimo solo di vita by night…
Esatto. L’offerta diurna si sviluppa su varie fasce della giornata, dalla colazione al pranzo, al pomeriggio, vero e proprio ritrovo strategico soprattutto d’estate adesso che P.ta Venezia è diventata il nuovo polo aggregativo di quei creativi che fino a poco tempo fa si riunivano sulla Darsena. Dalle 18.30 alle 21.30 tocca all’aperitivo e poi prosegue come puro cocktail bar che trova nella carta dei drink il suo punto di forza. Non siamo uno speak-easy, ma al Blanco si beve bene perché i cocktail sono studiati dal nostro bartender Fabio per essere originali e interessanti.

Qualche episodio che ha caratterizzato la storia del bar?

L’arrivo di Diane Pernet dopo una presentazione in città ad esempio, Raf Simons che mi dice “Ciao Lorenzo” o anche le tante charity organizzate con La Pina.

Dopo la scomparsa di Pete Burns, leader dei Dead Or Alive, siete stati gli unici a realizzare un tributo all’artista…  


Si ma con il nuovo anno ne abbiamo in programma un secondo più strutturato, per farne capire meglio lo spessore musicale. Pete non era soltanto quello che abbiamo visto al Celebrity Big Brother, ma una personalità molto complessa che vogliamo provare a raccontare, dagli esordi con i Dead or Alive fino alle contaminazioni Hi-NRG. Potrei amarlo anche solo per il suo guardaroba pazzesco tutto Vivienne Westwood…

 

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