Dischi Sotterranei è l’underground che ci meritiamo

Dischi Sotterranei, etichetta padovana si oppone ai canoni it-pop, riportando in vita band cult come i Non Voglio Che Clara.

Da sei anni, sono i portavoce di una scena nascosta, underground se vogliamo, dove le chitarre elettriche non tacciano e i tuffi sulla folla dal palco del Miami sono un marchio di fabbrica (come fece Jesse The Faccio l’anno scorso).

Tra le altre cose, Dischi Sotterranei si è offerta di raccontare la scena alternativa italiani in una playlist aggiornata e significativa che ancora mancava tra le playlist ufficiali di Spotify.
Ecco cosa ci hanno raccontato!

Ciao ragazzi, grazie di aver accettato quest’intervista. Qual è la filosofia di Dischi Sotterranei se dovessimo riassumerla qui e, domanda forse banale, perchè sotterranei?

Grazie a voi di aver dimostrato interesse! Sicuramente la volontà di essere liberi da dogmi e mode, ci piace l’idea di avere il semplice e complicatissimo obiettivo di spingere musica che sia qui per restare, e di conseguenza un certo tipo di mentalità.

Sotterranei perchè siamo nati come un collettivo di musicisti in un sotterraneo, alla fine del 2013. Abbiamo lanciato una serie di concerti incendiari che si sono trasformati in feste leggendarie, la cosa ha avuto una partecipazione e una portata mediatica notevole, quell’energia ci accompagna tuttora.

Nel sotterraneo ci stavano 120 persone, alla serata venivano almeno il triplo delle persone, si faceva una coda di 20 minuti per scendere, uno alla volta. Incredibile.

Avete lanciato una nuova playlist anche notando un vuoto editoriale…

Non è stato un vuoto a far emergere la necessità di dare il nostro punto di vista, anzi siamo tempestati da pareri non richiesti ogni minuto della giornata. Quello che vogliamo fare è portare a un pubblico più ampio un sacco di musica che merita di più e che incontra molti ostacoli legati a dinamiche spesso commerciali.

Questa cosa va raccontata, non può limitarsi a una lista di canzoni, deve emergere anche un modo di vivere la musica indipendente oggi da parte di chi la fa, in Italia.

Perchè secondo voi certi generi musicali sono meno considerati nei circuiti delle piattaforme digitali e, se vogliamo allargare il discorso, anche da tutto il mondo delle community musicali? 

Se la tua domanda si riferisce, come credo, all’Italia i motivi sono molteplici e complessi. C’è sicuramente una componente commerciale: le piattaforme hanno interesse a cavalcare i trend, fino a mungerne l’ultimo stream, e questo condiziona anche le persone che vogliono fare musica portandole ad omologarsi ai contenuti che le piattaforme selezionano.

Ma se si parla di generi mi sento di dirti che c’è anche una componente culturale: in Italia è sempre andato il cantautore, il concetto di band risulta meno efficace, forse percepito inconsciamente come esogeno.

Alcuni generi sono legati indissolubilmente alla forma ‘band’ per cui ancora faticano ad avere gli stessi spazi dei cantautori. E nei cantautori ci metto anche i rapper e simili, beninteso.

Avete mai pensato di “confezionare” un prodotto che invece rientrasse perfettamente in tutte queste dinamiche?

Come detto prima, non abbiamo dogmi per cui prendiamo in considerazione ogni giorno tante vie per far crescere la nostra realtà.

Se con confezionare si intende creare a tavolino un progetto che risponda a esigenze puramente di mercato, siamo molto lontani dalla nostra attitudine, e non perchè non sapremmo farlo ma proprio perchè teniamo molto allo spessore di quello che produciamo e non vogliamo ‘usare’ gli artisti plasmandone la personalità a nostro piacimento.

Nel nostro modo di fare le cose la spontaneità rimane piuttosto fondamentale.

Questa situazione assurda che stiamo vivendo ha visto saltare anche la vostra festa, la recuperete? Come sarebbe andata?

Questo è un tasto dolentissimo perchè sarebbe stata una serata epica, per la quale c’era veramente molta attesa.  Negli ultimi sei mesi abbiamo lanciato un sacco di nuovi progetti e pubblicato un sacco di musica nuova (Jesse The Faccio, Post Nebbia, Non Voglio Che Clara, Vanarin, Pau Amma, Mivergogno, VVENDI, Galassia Club) e la festa sarebbe stato il punto di partenza per tanti dei tour che dovevano iniziare. La recupereremo certamente appena sarà possibile.

Cosa può insegnare al mondo e alla musica questo periodo di solitudine forzata?

Sicuramente che i live in diretta su Instagram fanno cagare il 90% delle volte!

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