I 18 anni de Le Bicilette: intervista a Ugo Fava.

Le Biciclette Art Bar & Bistrot il prossimo 9 giugno festeggia la sua maggiore età. Il locale di Ugo Fava è divenuto un punto di riferimento per un pubblico eclettico, che non predilige solo il variegato mondo del food & beverage, ma anche l’arte, declinata in tutte le sue discipline.

di Marco Cresci

Joan Thiele, Bruno Bolla, Sammartano, Bros, Blue and Joy, Matteo Ceccarini, Catellan, Valenti Luce e Franco Moriaghi sono tutti passati da Le Biciclette, qualcuno ha mosso lì i suoi primi passi, qualcun altro si è consolidato. Il proprietario del locale è Ugo Fava, occhi vispi, faccia sempre sorridente, arriva in moto all’appuntamento presso il suo locale, si vede che è un uomo abituato a fare 1000 cose contemporaneamente, a vederlo seduto sul suo divano si ha quasi l’impressione di tenerlo in ostaggio.  Ma come dargli torto, oltre a Le Bicicletta ha dato vita anche a Pollicino, Terrazza Triennale e Giardino e Vista Darsena, non c’è il tempo per stare fermi.

Mi racconti la tua storia, come hai iniziato e quante pedalate hai dovuto fare per arrivare dove sei oggi?

Pedalate tante a cominciare dai tempi dell’università quando facevo il pr per le discoteche per mantenermi. Pian piano mi sono introdotto nell’ambiente e un lavoro nato come occasionale si è trasformato passo dopo passo nella professione d’imprenditore. Le Bicilette è stato il primo art bar con bistrot di Milano, per me il locale era quasi una scusa per poter organizzare mostre ed eventi e far uscire le persone non solo per inciuciare o per bere ma anche per vedere una mostra, mi è sempre interessata l’idea di poter offrire qualcosa di colto; molti degli artisti passati dalle Biciclette poi sono diventati nomi importanti come Sammartano, Blue and Joy, Yux e Bros. Le Bicilette è stato costruito e pensato come spazio espositivo oltre che bar, all’epoca era un locale avanti coi tempi oggi non và più tanto di moda esporre in un bar. Il bar stesso è pieno di pezzi originali di design, come le lampade Pistillo e Medusa di Valenti. Una cosa di cui sono molto orgoglioso è la pompa per le gomme della bicicletta usufruibile gratuitamente da tutti, chiunque passi di qui e voglia darsi una pompata alle gomme è benvenuto.

Ti sembrano passati 18 anni dal giorno dell’apertura?

Assolutamente no perché è un locale intenso che non ha mai mollato. Per altro parlando con i clienti tutti pensano che esistiamo da molto più tempo, questo perché siamo diventati un locale che rappresenta Milano, una realtà solida che sembra esser sempre stata lì.

Che sorprese hai in serbo per i 18 anni del locale?

Ci sarà l’esposizione di Sammarzano, che è stato il primo artista ad esporre a Le Bicilette, ci piaceva chiudere in un certo senso il cerchio ospitandolo, considerando anche che oggi ha raggiunto una fama internazionale, ha partecipato anche a la Biennale e sapere che ha cominciato da noi è motivo di orgoglio. E poi spero che passeranno a trovarci i nostri amici musicisti e dj che avranno uno spazio dove suonare, ad esempio Jack Jaselli che in passato è stato direttore artistico del locale o Johan Thiele che ha mosso qui i suoi primi passi, l’ho scoperta su YouTube e ce ne siamo innamorati e spero passi a regalarci un po’ di musica. Sarà un grande ritrovo per tutti quelli che hanno frequentato Le Biciclette nel corso di questi 18 anni, dai vecchietti come me alle nuove generazioni. Per l’occasione abbiamo creato una bandana in edizione limitata per celebrare il compleanno che regaleremo a tutti.

Dal tuo punto di vista esclusivo, com’è cambiata Milano parlando di locali, abitudini e frequentazioni?

La sensazione che ho, forse anche data dalla mia età, è che a Milano sia un po’ scemata la scena notturna, una volta le biciclette era un pre-serata, oggi è la serata. Questa tipologia di locale ormai fa parte della categoria dell’aperitivo milanese, che è un aperitivo lungo che finisce anche a mezzanotte. Una volte venivi a berti un drink e poi si andava a ballare anche al martedì sera oggi è una realtà legata esclusivamente al weekend, e meno male che c’è il Plastic. C’è anche da dire che oggi il lavoro è più complicato, si lavora più ore e ci si alza presto, negli anni ‘80 facevi business attorno ad un tavolo a pranzo, oggi bisogna rimboccarsi le maniche. I locali di Milano in generale sono cresciuti e sono migliorati, io viaggio molto e spesso mi chiedono: qual è la città dove si beve meglio? Io rispondo sempre Milano.

Quindi Milano è la tua città preferita?

Milano è una città perfetta, è piccola, ci si incontra facilmente, puoi fare tutto quello che vuoi, c’è musica, teatro, cultura, luoghi bellissimi, si beve e si mangia bene, con un ora di macchina puoi andare al mare, al lago, e se vuoi partire c’è un aeroporto in centro. Milano è una città internazionale, che cosa volete di più?

Milano è una città che aiuta chi vuole fare il tuo mestiere?

No, ma non è Milano, è l’Italia. In questo lavoro non puoi sbagliare una virgola ci sono talmente tanti cavilli che se vogliono possono farti chiudere in un attimo, certo poi ci sono amministrazioni più flessibili di altre, se devo parlare dei due candidati a sindaco ho guardato attentamente entrambe i programmi e sicuramente sono manager consapevoli di queste problematiche, ed è la prima volta che mi sento di dire che vinca il migliore perché si equivalgono. Questa è un ottima cosa. Si parla molto di Milano Città Stato e devo dire che è un idea che mi piace molto perché ormai è riduttivo dire che Milano è un capoluogo di provincia, fa ridere, Milano muove l’economia, oggi è la città più importante del nostro paese e dovrebbe ottenere l’indipendenza. Detto questo posso dire che aprire un locale a Milano non è semplice, è molto più facile farlo a Berlino o a Londra, questo perché la contribuzione è folle e si lavora sempre per stare in pari.

Ultima domanda, cosa bevono oggi i Milanesi?

I Milanesi bevono sempre le stesse cose! Spritz e Mojito e recentemente Moscow Mule. Hanno cambiato gusti in fatto di birra, oggi va di moda la birra artigianale e poi sono tutti intenditori di vino…

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