Salmo è Salmo, facciamocene una ragione

SALMO sarà a Milano con il suo live al Fabrique il 15 (sold-out) e 16 dicembre.

Non c’è bisogno di fare un’autopsia biografica su Salmo. Inutile raccontarvi quello che ha fatto, le sue storie assurde quando faceva i tour in mezz’Europa al seguito di sfondate band punkettone. Inutile parlarvi del suo suono che non è commerciale, eppure vende e riempie allo scoppio il Fabrique (15/16 dicembre a Milano, sold out bitches). Salmo è Salmo, facciamocene una ragione. Uno dei pochi che canta cazzuto e coriaceo eppure vende un fottio di copie, riempie gli instore. Ha successo senza smielarsi.

Voce da colpo di roncola, basette alla Far West.

Semplicemente S.A.L.M.O.

salmo

Mi sa che non avrai molto in simpatia i giornalisti…

“Mmmmh no, non faccio mai tante interviste, però ci sta ogni tanto”

Sai, mi riferivo a quella storiaccia su Rolling Stone, Sfera Ebbasta che ti chiede educatamente di succhiarglielo.

“Sì m’hanno fatto incazzare parecchio però beh, è andata e gli ho risposto già adeguatamente, sono un giornaletto”

Iniziamo con Medellin, video stupendo. Quanto curi il lato estetico delle tue produzioni, del look? Quanto sei coinvolto?

“Guarda: dal 2011 a oggi le cose son cambiate radicalmente. In questi anni ho cercato di capire come funziona la scena. L’immagine ha iniziato ad acquisire molta importanza, ad arrivare allo stesso livello della musica. Quindi, se oggi riesci a curare bene entrambi i lati, fai bingo. Molti artisti fanno un’altalena tra qualità audio e video. Molti hanno troppa qualità nei video e poca negli audio, ma ci vogliono le bombe su tutti e due i versanti. Le persone sai, in Italia soprattutto, guardano il lato estetico e non capiscono la strofa, non distinguono una cagata da una cosa seria, perciò ci vuole un video che spacchi”.

Beh, se l’immagine è importante, potevi accettare il ruolo di giudice a X Factor.

“Mmmh no, non sono andato a x Factor perché non volevo diventare un personaggio. Andare in tv ti porta a diventare un personaggio, sei fottuto. La gente non gliene frega un cazzo di quello che fai una volta che ti zoomano in faccia, una volta che sei in diretta. Vogliono sapere chi ti chiavi, che fai nella vita. E ti svaluta la musica”.

Quanto ci hai pensato su prima di rifiutare x Factor?

“Me l’hanno detto il giorno prima di fare il colloquio. Cioè, sono venuti a casa mia. Solitamente vai in studio da loro, e se passi ti prendono. È stato assurdo, ché sono venuti fin da me, di solito sei tu che devi proporti… si vede che ci tenevano particolarmente, ad avermi”

Hai citato Gomorra, in Don Medellìn. Sappiamo che sei compulsivo in fatto di film, serie tv. Chi è il tuo personaggio preferito di Gomorra?

“Guarda la cosa bella è che non ho mai guardato Gomorra! Cioè ho visto qualche episodio ma non per intero. Ma parlarne era funzionale al pezzo, in quanto Medellìn è un pazzo che se ne sta tutto il giorno a farsi seghe mentali sulle serie tv di criminalità, come Narcos, Gomorra e compagnia”

L’ultimo film che hai visto, a memoria?

“Che cazzo ho visto? Booooh non ricordo. Ultimamente sto guardando molte serie tv, molti documentari”

Mi sembrava di cogliere un riferimento a Trump, in Don Medellìn

“Mah guarda quella roba lì del cambiamento, dei muri, intendevo la musica… però ci sta, alla fine ognuno si fa il suo viaggio con le canzoni”

Tra qualche settimana c’è il referendum. Sei informato?

“Non ne so un cazzo. Non è una cosa giusta, ma ho così tanti cazzi che ad informarmi sulla politica perderei troppo tempo, su cosa succede, su cosa succederà… per dirti: non so Trump cosa farà. O scatenerà una guerra mondiale o non farà niente. Anche lui è telecomandato, ha gente dietro, vediamo cosa gli permetteranno di fare. Di sicuro non manderà via tutti gli extracomunitari, poi gli muore l’America in un colpo solo”

Il gioco Machete the Game, da dove l’avete partorito?

“È un’idea venuta da El Raton… è tipo Pusher Street, una roba anni novanta, tipo Magic… volevamo riprodurre una roba un po’ nostalgica, sai, ci sono delle cose del passato tipo il gioco da tavola che spaccano, che ti fai mille canne e ti diverti”.

Com’era fare i tour in Europa alla scazzona maniera?

“Cazzo era un discorso assurdo, coi To Ed Gein facevamo la fame, ci spaccavamo la schiena rimediando viaggi allucinanti, non avevamo una lira. Un giorno ci hanno pagato 12 euro, erano i soldi dell’ingresso. Dodici persone, un euro a testa. In Portogallo, mi pare. Adesso invece son comodo, è tutto facile”.

Però la doppia data può essere impegnativa, come al Fabrique di Milano.

“Impegnativa sì, ma è anche figa, perché sai Milano non è la mia città… è un colpo grosso. Io vedo artisti milanesi affermati che non riescono a fare questi numeri a casa loro, e farlo io, da sardo, è una figata pazzesca”

Come ti vedi a 60 anni? Starai a fare casino sui palchi o avrai una villetta a Porto Istana o a Tavolara?

“Avevo pensato di farmi tipo un ranch in campagna, isolamento totale! Non farò musica molto a lungo. La musica per ora non è la cosa unica e principale, ci sono tante cose che vorrei fare e che so fare. Magari un giorno farò il regista a tempo pieno. Mi piacerebbe seguire gli altri artisti nella produzione. Potrei fare qualsiasi cosa”.

Sei ancora incazzato come ai tempi del Senso dell’Odio?

“Ehhh in quel periodo ero molto incazzato. Ora non più, sto bene, mi gira tutto abbastanza bene. Nel 2010 non stavo bene un cazzo. Alla fine la storia è sempre quella. Quando stai bene, scrivi delle canzoni normali. Ma è quando stai male che fai delle opere d’arte. Erano giorni di merda: mio padre aveva perso il lavoro, io non c’avevo un soldo. Il primo disco è una legnata sempre, poi la difficoltà è restare sull’onda, continuare a spaccare, non perdersi. Il mio primo cd era scritto per gli amici, per il vicino di casa, volevo solo sfogarmi. La musica è spontaneità, se inizi a pensarci su troppo diventa macchinosa e va a puttane. Poi vabbè tutti dicono eh il primo disco cheffigo e grazie al cazzo!, stavo dimmerda… Hellvisback è il seguito ideale di Island Chainsaw Massacre, ma non riuscirò mai a fare una cosa così affamata, arrabbiata come dici tu”.

È normale, si cambia, si cresce.

“Infatti, l’importante è mantenere sempre alto il tiro e il mirino sul bersaglio!”

SALMO sarà a Milano con il suo live al Fabrique il 15 (sold-out) e 16 dicembre.

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