Il Sonar è vivo, evviva il Sonar! Leggi il nostro reportage:

moderat
Moderat sul palco del Sonar 2017

Immancabile, avevamo scritto, e tale si è rivelato. L’edizione 2017 del Sonar festival ha ribadito l’importanza della manifestazione nel panorama internazionale.

Questo non solo grazie ai numeri, che quest’anno hanno raggiunto il massimo (è stata l’edizione più partecipata di sempre, con 123.000 presenze, distribuite nei quattro giorni) ma anche grazie alla scelta artistica che ancora una volta decreta l’eclettismo del festival e si muove trasversalmente a tutti i livelli della scena elettronica, dimostrando che il lavoro di ricerca costante proposto da 24 anni a questa parte è la base del successo di Sonar.

L’edizione Sonar di quest’anno ha sottolineato come l’approccio, il gusto e il modo di fruire della musica – e di quella elettronica in particolare – sia cambiato nel corso degli ultimi anni, aspetto emerso sì dai numeri, ma da una analisi approfondita sul campo di quello che quei numeri hanno rappresentato in termine di target e di audience.

Justice
Justice al Sonar 2017

Fin da subito è stato chiaro che molti di quelli che negli anni scorsi preferivano tutta una serie si eventi facili e danzerecci dei circuiti definiti Off si sono riversati invece quest’anno al festival che ha proposto una line up tale da accontentare gli affezionati nerd dell’elettronica e una fanbase più ampia, sconfinante a volte nel tamarro, che a grande sorpresa non si è comprata un biglietto singolo per la serata di sabato con un Dettmann (in b2b con l’israeliana di base a Berlino Dr. Rubinstein, in un set tra l’altro godibilissimo) e Marco Carola, ma che ha partecipato a tutte le fasi dell’evento, sia de Dìa che de Noche assicurando sale piene ad act come quello in live augmented reality di Nosaj Thing e Daito Manabe o lo splendido spettacolo con laser e ballerine della non esattamente facile techno di Clark.

Sonar de Dìa si conferma ancora una volta il centro vibrante dell’evento, sia per la parte D+, laboratorio di tecnologia e creatività che quest’anno ha raddoppiato i suoi numeri rispetto all’anno passato, sia per la proposta musicale.

Speciale menzione come sempre al palco Red Bull Music Academy che ha proposto perle come la pioniera settantunenne Suzanne Ciani, statunitense di origini italiane e una delle prime donne a dedicarsi alla produzione di musica attraverso synth, o i Matmos, che fanno musica con una lavatrice funzionante mentre lavano i calzini del pubblico, o ancora Veronica Vasicka, anti-djette per eccellenza, anzi produttrice capace e coinvolgente, o Thundercat, tenero gattone dal sound in bilico tra pop, rock, funk ed elettronica – ma anche cose di cui avremmo fatto volentieri a meno, come Floorplan, il progetto del maestro Robert Hood con la figlia, che non fa niente se non venire redarguita e istruita direttamente sul palco dal padre, o il progetto di Daniel Brandt (Brandt Brauer Frick) + Eternal Something che non lasciano e non aggiungono niente all’esperienza del festival.

Al Dìa scopriamo l’esistenza di personaggi come Jacques, francese dal taglio di capelli a dir poco singolare (rasato in mezzo e ricciolone ai lati, sembra una parrucca ma non lo è) che gli dona un quarant’anni in più di quelli che ha, ma chissenefrega, produce musica bellissima campionando oggetti di uso quotidiano, aggiungendo quel tocco divertente dato dal suo modo di stare sul palco. Al Dìa vediamo Bawrut, ex Scuola Furano, friulano madrileno di adozione, che porta alta la nostra bandiera con un set che sfortunatamente viene tagliato a metà perché Princess Nokia si è persa in giro per la città a fare shopping – forse crede un po’ troppo all’appellativo che si è data, chi lo sa – ma che nonostante tutto funziona e fa ballare l’intero Village in un difficile giovedì pomeriggio.

jacques
Jacques al Sonar 2017

Del Dìa apprezziamo il nuovo palco Sonar XS, piccolo stage creato con l’intento di introdurre giovani talenti della scena underground internazionale, un’occasione in più per avvicinarsi a generi musicali d’avanguardia e suoni non convenzionali in una dimensione più da club che da grande festival.

Quest’anno però anche il Sonar de Noche ha sparato le sue cartucce migliori, e per certi versi ce lo aspettavamo. DJ Shadow, Moderat, Anderson .Paak, Fat Freddy’s Drop o De La Soul erano successi annunciati.

Quello che non ci aspettavamo era il successo del ritorno di nomi come Soulwax in un act da brividi con tre (e dico 3) batterie sul palco, o quello di Justice, che dal 2008 non hanno cambiato nemmeno un filo (ma questa volta attaccato, chi era all’Arena Civica a Milano quell’anno comprenderà) nel set up dello show e hanno fatto quello che dovevano fare molto bene, così come Vitalic.

I set di 6 ore di Masters At Work il venerdì e di Seth Troxler e Tiga il sabato hanno visto il cerchio del Sonar Car sempre pieno, e hanno dimostrato pienamente le rispettive potenzialità. La chiusura di Hunee e Daphni, che come sempre han fatto ballare tutti i rimasti – e i rimastoni – e hanno mandato a casa, ancora una volta, tutti col sorriso.

Il Sonar è vivo, evviva il Sonar.

soulwax sonar2017
I Soulwax al Sonar2017
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