Sta arrivando un nuovo fenomeno: Mudimbi

Fin dal suo primo esordio Mudimbi, rapper italo-congolese nato e cresciuto a San Benedetto Del Tronto, ha dimostrato una originalità particolare sia nella metrica della sua musica che nelle scenografie.

Avete presente gli adesivi che tappezzavano Milano con ritratto un paffuto bambino di colore su sfondo azzurro, quello è Mudimbi e la foto è la cover del suo album. Lo abbiamo incontrato per ripercorrere con lui la strada che lo ha portato al suo disco Michel, il suo primo sotto contratto dopo vari progetti che gli anno spianato la strada.

Parliamo prima di tutto della copertina di Michel, come l’hai scelta e perché hai deciso di tappezzare le città con la cover del tuo viso da bambino ovunque?

É nato tutto per caso, c’era questa foto da trent’anni sul comodino di mia madre a cui lei è legata tantissimo e mi sono detto sai che c’è? Uso la cosa più bella che ha fatto lei fin ora, cioè me, (haha spero), su quello che ho fatto di più bello io fin ora, che è quest’album. Poi ho usato il mio nome come titolo sempre per rimanere collegato e in sintonia con queste sensazioni, mentre gli adesivi in giro per l’Italia nascono dall’idea di incuriosire i fan quando ancora giravo con il vecchio tour, ma avevo già pronto le tracce dell’album. Senza spiegare niente li distribuivo durante i live, credo di averne stampati un 5000 però da qui a ritrovare la mia faccia stampata per le città il passo è stato molto lungo e soprattutto a mia insaputa. Un mio amico che ricordava la foto dal mio profilo Instagram privato mi scrisse che Bologna era piena e mi mandò persino l’articolo del Resto Del Carlino, che pensava si trattasse di un bambino scomparso. Per fortuna nessuno scrisse né numeri
di telefono né altro sotto, sennò si poteva creare un allarmismo preoccupante. Alla fine involontariamente si è creata curiosità che ha portato all’ascolto del disco persone che forse nemmeno mi conoscevano. Ah, comunque io odio gli adesivi (ahha)

Restando sempre sul tema foto, perché hai voluto posare per le locandine di Empatia dove ti raffigurano in 4 film e serie tv diversi?

Ti dico una cosa in anteprima mondiale! Le locandine le abbiamo anche stampate e si troveranno per ora ai miei live e l’idea mi è partita dalla cover di “Casa Blanca” che mi ha veramente emozionato. Io non sono molto legato al cinema o ai telefilm sono mediamente legato più a quello che partorisce la mente umana. In questo video l’idea nata con Federico Cangianiello era proprio quella di ricreare dei riferimenti al cinema d’amore o a Baywatch, perché la canzone parla di questa passione sentimentale ed è una novità per me e per chi mi conosce. Quindi abbiamo pensato di colmare con le immagini l’ironia che manca nel pezzo, creando un contrasto molto bilanciato.

Nel video indossi una parrucca bionda, quindi in realtà vorresti essere biondo o avere i capelli come nella pubblicità Soul Glo nel film Il Principe Cerca Moglie?

(ahah) Biondo tutta la vita. Io, tutte le volte che metto quella parrucca godo di emozioni vere.

Prima di Supercalifrigida chi eri? come sei arrivato a scrivere e a pubblicare questo pezzo?

L’ho scritto a 18 anni e lo cantavo in giro per le dancehall fino a quando non l’ho pubblicato su un EP e messo in free download col titolo Pull Up. Tra l’altro registrato a casa di questo mio amico che si sfondava di bong (ahah). Questa traccia come Tachicardia, che è nell’EP Le Tre Marie, rispecchia molto me stesso e lo stile che non ho mai cambiato, nemmeno quando sono entrato alla Warner Music. Ho sempre vissuto il rap e la vita con la stessa dose d’ironia e d’incoscienza. Non costruirò mai qualcosa di diverso da quello che sono.

Il tuo stile è molto particolare e questo disco lo rende originale in ogni pezzo, com’è nato e cosa hai provato quando l’hai ascoltato per la prima volta finito?

Le canzoni sono nate ognuno nella maniera più disparata e disperata, alcune le avevo nel cassetto e altre sono nate in studio di registrazione. Donne è nata proprio così, mentre Ceri componeva la base e io ero seduto sul divano, poi non siamo usciti dallo studio fino a quando il pezzo non era finito. Qualcun’altro invece nasce a distanza come quelli con Jeeba e Zaghi. Adoro il fatto che ogni canzone è diversa dall’altra perché sono nate proprio in maniera diversa con una storia altrettanto diversa. Quando ho ascoltato il mio album finito ne avevo già le palle piene e piansi perché poi sapevo benissimo che avrei dovuto portarlo in giro live (haha).

L’ostacolo più duro che hai affrontato durante la composizione?

Ce ne sono tanti ma SBA è stato quello che mi ha fatto sputare sangue perché ciò messo due settimane per capire di cosa dovesse parlare. Ascoltavo la base, provavo degli incastri, entravo in un loop mentale cercando di capire cosa mi stesse trasmettendo la musica, ma non sapevo letteralmente cosa cazzo dovevo metterci sopra. L’altro è Empatia perché Jeeba e Zaghi essendo musicisti mi dissero: «Mudimbi tu canti in minore», io tutt’ora non so che cazzo significa visto che vado sempre a orecchio, il guaio fu che loro non riuscivano a farmi una base come la volevo io. Fortunatamente poi si sono uniti con Ale Bavo e Filo Q dove l’ostacolo è stato superato, ma l’ho vissuta un po’ male.

Il primo disco che hai comprato o quello che ti ha fatto innamorare della musica?

Io vado sempre nel panico quando mi chiedono queste cose. Ricordo il periodo dei dischi, dei tape che scambiavo con gli amici ma non saprei dirti proprio il primo disco, posso dirti quello che mi ha segnato in primis Marshall Mathers di Eminem. Busta Rhymes è il mio preferito ma quando ho ascoltato per la prima volta Fabri Fibra sono impazzito, me ne sono innamorato subito e ti dico una chicca che non conosce nessuno… Io, Eminem e Fabri Fibra siamo nati tutti il 17 ottobre. Fibra poi è nato il venerdì del 17 ottobre 1976 mentre io il venerdì del 17 ottobre 1986 e vivo solo per dirgli questa cosa di persona. (ahaha). Una volta stavo per scrivere al management di Fibra: sono nato lo stesso giorno a dieci anni di distanza, fatemi diventare famoso!

É il destino, toccherebbe fare un disco insieme??

Guarda avrei tanto piacere di conoscerlo perché per me è veramente un icona. Sono sempre sui suoi passi, sono sempre lì ad ascoltarlo a ogni uscita.

Hai un rito scaramantico prima di salire sul palco, oppure bevi qualcosa e vai liscio?

Non sono una persona scaramantica, l’unica cosa che faccio è rispondere crepi a chi mi fa un in bocca al lupo, anche se la mia ragazza mi ha spiegato che si dovrebbe rispondere grazie, quindi insomma, non c’ho capito un cazzo (ahha).

Ero tra il pubblico del Red Bull Culture Clash e ho assistito a qualcosa di assurdo, tu come l’hai vissuto visto che eri tra i protagonisti?

Io ci tengo a raccontare più quello che abbiamo vissuto dietro le quinte che quello che
è successo sui palchi in sfida. Nel dopo ci siamo ritrovati tutti insieme con uno spirito di festa e per me è stato un Gardaland 2.0. Non aspettavo altro che andare a salutare e ringraziare gli altri artisti che hanno partecipato all’evento. Qualcuno era più predisposto, qualcuno un po’ meno ma sto cazzo però, realmente io sono andato con il sorriso. Poi io non mi sarei mai aspettato che Danno dei Colle Der Fomento mi mandasse a fanculo in freestyle com’è successo (ahah) se me l’avessero detto dieci anni fa avrei risposto: «ma che cazzo stai a di!». Per me è stato un traguardo!

Tempo fa è nato il filone degli ODD Future con Tyler, The Creator che ha portato una nuova aria da respirare a livello di sound, odio i paragoni ma un po’ ti prendi con il suo stile no?

Se mi dici questo mi fai solo un complimento. Sicuramente Tyler fa un tipo di musica un po’ diverso dal mio cioè lui canta quello che gli pare come vuole, ma la cosa che ci accomuna secondo me, è il fatto che entrambi ce ne fottiamo di tutto, cercando di essere noi stessi sia live che sui dischi, senza prevedere se possa piacere o meno. Spesso mi paragonano a altri artisti, l’ultima volta durante la registrazione di un video mi hanno detto: «Te comunque sei il nuovo Celentano», ovviamente sono morto di risate.

Ma in un incontro di Street Fighter tra te è Tyler come lo attaccheresti? con quale pezzo?

Cazzo! Ragazzi! (ahah) se dovessi incontrarlo gli farei ascoltare subito Supercalifrigida perché so che va’ oltre la lingua e poi gli farei vedere il video di Empatia (ahah).

Quindi ci vedremo ai tuoi prossimi live, cosa devo aspettarmi?

Tutto nuovo con un live più lungo e scenette nuove, stavolta ho anche lavorato sulla mia tintarella (ahah). Poi devo trovare il modo di andare in spiaggia vestito da baywatch, una volta sono andato in giro per San Benedetto Del Tronto vestito da Steve Urkel e non puoi capire quante persone mi hanno chiesto le foto! Questo prima ancora di essere un cantante.

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