121 Iso // Il Wild Style Di Martha Cooper

Senza Martha Cooper probabilmente non avremmo nessun ricordo delle origini della cultura Hip-Hop.
Nessuna come lei è riuscita a fotografare tutta la storia e l’evolversi della scena Street Art di NYC dalle origini fino ad ora. Qui si tratta di cultura e di quello che accade attorno alla macchina fotografica ma anche di capire quando arriva il momento di “mettere a fuoco e scattare”.

Fotografare la strada non è semplice, sopratutto quando qualcuno dipinge su di un muro nel centro di Manhattan o di Brooklyn. Se poi a fotografarti mentre fai un atto illegale è una donna, immaginate cosa potrebbe succedere.  All’epoca il termine Street Art non esisteva, si chiamava Graffiti Writing ed era più un “farsi notare” dal resto del mondo.

Lasciare la propria “Tag”, la propria firma sul muro era un modo per esprimere se stessi e dire “io sono questo”, “io esisto” in questa città che non dorme mai e tutto scorre così in fretta come l’acqua su di un semplice k-way.

Martha Cooper iniziò nel 1978 con i 15 fotografi dello staff del New York Post, un quotidiano che aveva sede a Lower Manhattan. Facevano scatti meteo ed erano sempre in strada per esser pronti a scappare nel posto dove ci fosse la notizia.

Durante questo periodo iniziò a fare su e giù ad Alphabet City per trovare qualcosa d’interessante. All’epoca il quartiere era pieno di edifici abbandonati e zone vuote inquietanti per gli adulti ma attraenti per i bambini. Lei cominciò così a fotografare ciò che il suo occhio catturava all’improvviso come quando si trovò nel bronx e vide nascere per la prima volta l’hip-hop e la breakdance.

«Photographic technique must become second nature – like driving a car.  The knowledge of the craft aspects has to sink into your muscles and fingers, your eyes and mind so it becomes an intrinsic part of you;
like breathing.» Cit. M.C.

          

Le sue pubblicazioni sono il l’heart and soul di ogni città impressa sulla pellicola. Da Subway Art al Memorial Wall Art, dagli Hip Hop Files 1980-1984, a We B*Girlz, Street Play, New York State of Mind, Tag Town, Going Postal e Tokyo Tattoo 1970.

La cosa più emozionante dei suoi scatti sono la naturalezza dei contesti in cui si è trovata e per avere un assaggio di ciò che respirava la sua macchina fotografica dovete guarda il film/documentario Wild Style.

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