Il rap crossgender di Mykki Blanco

Il debutto discografico di Mykki Blanco, star del web, trasuda rabbia e dolore; prodotto da Woodkid e Jeremiah Meece finisce diritto tra gli album dell’anno

Mykki il debutto di Mykki Blanco

MYKKI BLANCO – Mykki (Dogfood Music)

Ce l’ha fatta. Dopo cinque anni, tre Ep e altrettanti mixtapes, ecco finalmente alla luce il primo disco in studio di Mykki Blanco. Il suo nome gira nella scena hip hop queer da parecchio tempo e ogni sua uscita riceve sempre maggiore attenzione da social e addetti ai lavori, complici un talento indiscutibile e una personalità tanto controversa quanto perfettamente a proprio agio nell’industria musicale attuale, sempre alla ricerca di un personaggio in grado di catalizzare attenzione a 360 gradi. Per la prima volta però, per sua stessa ammissione l’artista transgender californiano ha deciso di dedicare l’ultimo anno trascorso in studio, a comporre e registrare senza sosta. Il risultato già sulle prime sembra giustificare l’accezione grunge, con la quale Mykki ha sempre voluto definire le proprie performances: emerge una natura spiccatamente dark in ciascuno dei tredici pezzi, dove testi raffinati e produzioni di livello quantomeno all’altezza (firmate Woodkid e Jeremiah Meece) proiettano in un universo musicale del futuro, che sa essere d’avanguardia, trasversale e commercialissimo allo stesso tempo. Non mancano le hit e anzi l’intero lavoro sembra una classifica radiofonica a tutti gli effetti, dove trovano spazio pezzi dance, hip hop puro e electrop-pop. Mykki Blanco con questo disco ha scoperto definitivamente le carte e si candida con decisione a next big thing, perchè come ha dichiarato di recente a Beautiful Savage: «It’s a make it or break it kind of year».

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