Sacramento, la band italiana che sa di vacanze a Los Angeles

sacramento band
Reduci dalla pubblicazione dell'album d'esordio Lido pubblicato per La Tempesta International, i Sacramento sono una miscela di suoni riverberati, atmosfere sintetiche e revival anni Ottanta.

Abbiamo incontrato Stefano Fileti dei Sacramento, band che si colloca perfettamente come corrispettivo europeo della scena lo-fi americana (per tutti i fan di Alex Cameron, Mac DeMarco etc…).

Reduci dalla pubblicazione dell’album d’esordio Lido pubblicato per La Tempesta International, i Sacramento sono una miscela di suoni riverberati, atmosfere sintetiche e revival anni Ottanta. Ritmica essenziale, desertica, a sostegno di melodie facili che svelano, progressivamente, un’intima natura psichedelica e allo stesso tempo ironica. Di rencete, hanno pubblicato il loro nuovo singolo dal titolo L.A.? Not alone, girl!.
Ecco cosa ci ha raccontato Stefano:
Ciao Stefano, come va? È cambiato sicuramente qualcosa a livello di sound in questo ultimo singolo, sbagliamo? Se è così, cosa è cambiato? (Sentiti libero di essere il più nerd e dettagliato possibile)

Bene grazie! No, non sbagliate, ma non so esattamente come spiegarti in cosa è cambiato il sound. La produzione della musica è sempre uguale: stessi strumenti, stessa attrezzatura (non ci siamo aggiornati di una virgola a livello tecnico) stesso processo compositivo. L’approccio è sempre lo-fi. Più lo-fi di cosi si muore, visto che è stato suonato, registrato, mixato e masterizzato in cameretta durante la quarantena con l’ausilio di una scheda audio e un MacBook Air. Il mood magari è più rilassato, meno folk, più chill e nostalgico.

Come dovrebbe suonare il vostro secondo album, rispetto al primo? Qualche rimpianto sonoro dalla serie avremmo dovuto suonare più così che cosà?

Con un suono più morbido e più sexy, sempre più sexy! Vorremmo essere la colonna sonora di molte situazioni romantiche e di complicità tra amanti. Ma sempre con un sound che riporta ad immaginari di mare, di spiaggia e di stato di benessere. Al momento non abbiamo nessun rimpianto. Ci manca solo fare i live, è stato un peccato non aver potuto portare in giro, dal vivo, il nostro primo album ‘Lido’.

Domanda obbligata o quasi. Come è andata la quarantena? E in che modo è stata positiva per il progetto Sacramento (o forse negativa)?

La quarantena ci voleva, per disintossicarsi dallo stress cittadino. Tutto si è fermato, anche il rumore, e si è avuto del tempo per ascoltare se stessi e pensare a tutto quello che c’è di sbagliato. Per i Sacramento è stato un periodo positivo sicuramente. Si è avuto più tempo per ricercare il suono giusto in un momento di silenzio globale. Si è composto tanto. Aspettiamo di rientrare in studio e registrare tutto il girato per benino.

Dovremmo trovare una soluzione alternativa ai concerti, o forse è meglio solo aspettare? Avete fatto qualche diretta o iniziativa internauta in questo periodo?

Aspettiamo, non ci sono alternative alla dimensione live del concerto. Assolutamente no, il live è uno e si vive di persona: niente dirette volute da noi. Se qualcuno ce lo chiede, possiamo anche pensarci, ma evitiamo con piacere. Ascoltiamo la musica. Non ha molto senso vedere da dietro uno schermo del computer il compositore che suona.

Possiamo considerare L.A.? Not alone, girl! un singolo estivo?

Quattro stagioni.

Che relazione c’è tra il video e il brano?

Direi che tra Tania Feghali (la regista) e i Sacramento c’è una relazione forte. Lei riesce a interpretare a pieno il brano e a trasformarlo in immagini; quello che noi immaginiamo quando ascoltiamo la nostra musica, lei riesce a imprimerlo in un video. In questo caso in particolare, è semplicemente un omaggio a Los Angeles, una città che amiamo molto sia per ispirazione artistica che per conformazione territoriale e climatica.

 

 

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