NO LUOGO. Un reportage da Berlino scattato con il nuovo smartphone Wiko Wim

photo by MAX SCHENETTI

Libera, generosa, lontana dalle costrizioni. Una città a gambe aperte dove puoi esprimere la tua creatività, sessualità, individualità. È questo che ha reso grande Berlino. Ma qualcosa sta cambiando.

Cosa, siamo andati a capirlo durante i giorni dell’IFA, la fiera internazionale dell’elettronica. Una giornalista, un fotografo e il nuovo SMARTPHONE Wiko Wim (clicca qui), con cui sono state scattate queste immagini. Tra madonne trans, baci saffici e atmosfere da the party is over.

BANG BANG BERLIN

I templi della techno sono musei da visitare ormai e lo stile di vita ha il sapore heroin-chic. Ma rimane la città più umana del continente.

Berlino è un non-luogo. A 28 anni dalla caduta del muro, la città è ancora un posto di frontiera, diviso e ferito, che lotta per mantenere la sua particolarità tra i colpi d’assalto di un capitalismo occidentale che, nell’ottica di guadagno e nel nome dello sviluppo, dimentica che cosa ha fatto di Berlino un mito e sparpaglia inutili centri commerciali sempre vuoti e palazzi con appartamenti di lusso che resteranno invenduti qua e là, bloccando viste iconiche e imbruttendo una città che architettonicamente già bella non è. 

Arm aber sexy diceva il sindaco della città nel 2003: povera ma sexy, e ancora è così. Berlino vive di assistenzialismo del resto della Germania, anche se ormai è una città in continuo fermento, sviluppo e cambiamento, incubatore delle start-up d’Europa. Nonostante questo – o anche per questo – gli stipendi sono molto più bassi rispetto a quelli della parte occidentale dello stato, e di conseguenza anche il costo della vita è sensibilmente più basso. Motivo che, da sempre, attira giovani da tutto il continente, da tutto il mondo. Berlino è un crogiolo di razze e nazionalità diverse, che hanno ripopolato una città che si era svuotata dopo la seconda guerra mondiale e durante la divisione.

Berlino è aperta, libera, liberale. Berlino accetta tutti come sono, ed è generosa con chi ha qualcosa da offrirle.

È l’ultimo – o forse l’unico – baluardo di tolleranza in una Europa che soccombe all’ideologia nazionalista di ritorno, ed è quello che l’ha fatta diventare il mito che in effetti è. Tolleranza che non solo si esprime nell’accettazione di una immigrazione costante, intra ed extra-comunitaria, ma anche nello stile di vita del singolo.

Hackesche Höfe: in primo piano la madonna trans, sullo sfondo coppia di colore con bambino bianco

A Berlino puoi mangiare a qualsiasi ora del giorno e della notte, tirar mattino in un locale in qualsiasi giorno della settimana, esprimere la tua creatività o la tua sessualità nel modo che ti pare più adeguato, e liberarti del peso delle costrizioni della società, che siano idee o semplicemente abiti troppo stretti. Per questo, nei celeberrimi club berlinesi, è notoriamente assolutamente vietato fare foto.

Quello che però per taluni è il paradiso, per altri è l’inferno. Con l’avanzata, seppur difficile, del suddetto modello capitalistico, cadono anche gli ideali che hanno fatto di Berlino quello che è. La gentrificazione di intere aree che prima erano vive di bar, club e negozi 24/7 (i cosiddetti Späti) ha fatto morire intere aree che ora sono deliziose all’occhio ma vuote di spirito, con i loro caffè a tre Euro e i cupcake vegani, belle da instagrammare, ma da vivere?

Del resto chi nei primi anni 2000 si è insediato in quartieri come ad esempio Prenzlauer Berg ora ha fatto magari carriera, sicuramente figli, e sotto casa sua non vuole più quella deboscia che lo aveva tanto attratto in giovane età. È la naturale evoluzione della vita. Purtroppo.

Erich Honecker e Leonid Brežnev, amore letale tra Germania dell’Est e Unione Sovietica.

Il processo per fortuna è ancora lungo, ma la Berlino dei club aperti tutto il week end, dei techno-rave pazzi come ce li ricordiamo dai filmati degli anni 90 e della moda fetish sta piano piano scomparendo, soppiantata da nuove generazioni che non hanno mai vissuto tragedie come guerre o dittature, che non sanno cosa significhi venire spogliati della dignità e della libertà personale e che, quindi, non hanno bisogno di lottare per riappropriarsene.

Il mito di Berlino è fermo quindi ad anni che ormai sono passati e non torneranno più.

La scena underground nata qui dopo la caduta del muro e diventata iconica per tutta una generazione si è trasformata in mainstream, rendendo i templi della techno musei da visitare e lo stile di vita un qualcosa da scimmiottare snaturandolo del suo significato più profondo e portandolo all’estremo senza alcuna connotazione politica, alla ricerca di una coolness da rivista patinata dal sapore heroin-chic.

Nonostante questo, Berlino rimane la città più umana del continente, ultimo avamposto europeo dell’incontro tra le ideologie di est e ovest che le rifiuta entrambe a favore di una libertà dell’individuo e di un rispetto del singolo, ancora memore di quanto vivere nella mancanza di questi principi base possa far male.

 

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