SINCERAMENTE MOSTRO E’ SINCERAMENTE UMANO

Sinceramente Mostro è il nuovo disco di Mostro, classe 1992. L'abbiamo intervistato per farci raccontare Il nuovo progetto che fisicamente uscirà il 27 marzo giorno in cui partirà anche l'instore tour da Roma.

Sinceramente Mostro” è il nuovo progetto autobiografico di Mostro, alias di Giorgio Ferrario, uscito a sorpresa il 3 marzo, ed è  un viaggio che ripercorre la vita dell’artista nel racconto di come il passato abbia influenzato il suo percorso, rendendolo l’uomo che è oggi.

Sembra che il corso degli eventi lo abbiano trasformato in una persona diversa e il passare degli anni ha cambiato la prospettiva dalla quale guarda il mondo. Con la sua musica, Mostro racconta una storia di riscatto personale e nelle 12 tracce flow energici e pungenti si alternano ad armonie più introspettive.

I flashback temporali e le continue riflessioni su tutto ciò che lo circonda lo hanno portato ad essere un artista nuovo, consapevole e più maturo.

Il rapper ha modellato la sua scrittura, imparando sempre di più a conoscere sé stesso.

In attesa del disco fisico che esce il 27 marzo l’abbiamo raggiunto al telefono per farci raccontare un po’ di più.

Ciao Giorgio, più che sinceramente mostro, questo disco secondo me è sinceramente umano: cosa è cambiato, cosa è successo?

“Questo disco nasce da un periodo estremamente positivo per me, poiché il disco precedente mi ha dato un sacco di soddisfazioni, il concerto sold out mi ha dato un’energia pazzesca e di conseguenza ho deciso di fare un disco che cavalcasse queste emozioni, e dunque sono molto contento che sia uscito e che arrivi questa parte di me.”

In effetti si percepisce la differenza con il lavoro precedente e mi chiedevo se avessi fatto pace con i mostri che porti dentro.

“Questo è un discorso complesso, non credo che si riesca a far pace con se stessi al 100%, posso sicuramente dirti che Sinceramente Mostro parla molto del mio presente, di quello che sto vivendo adesso e che va verso il futuro. Questa volta non mi sono guardato indietro, per recuperare tutti i miei fantasmi. Non ne ho sentito la necessità perchè sono arrivato ad un certo livello sia professionale che nella vita dove non serve guardarmi alle spalle, ma voglio godermi il presente. Diciamo che ho risolto la maggior parte delle cose.”

Beh, non saresti umano se non avessi anche tu dei momenti bui, infatti nel disco c’è una traccia che si chiama “un po’ depresso”.

“Certo, anch’io ho i miei momenti e ogni tanto mi capita di avere queste giornate inutili in cui non concludo nulla e sono contento di essere riuscito a raccontarlo in questa canzone dove butto tutto un po’ sul ridere. Poi, se parliamo seriamente, ogni tanto mi capita di dover aver a che fare con momenti bui. Lo so e ci devo convivere.”

Quali sono i pezzi che senti più tuoi?

“Sicuramente “Nuova luce” che apre il disco, mi è venuta di getto e mi ha dato poi il via per scrivere il resto. Mi piace molto anche “un po’ depresso” perché davvero ho passato dei momenti senza concludere un cazzo, ma avendoci scritto una canzone ora va meglio. Ma quella che è più mia in assoluto è “memorie di uno sconfitto” parla della mia infanzia e di tutti i miei segreti.” 

Come nasce il nome Mostro?

“È un soprannome che mi hanno dato a 14 anni, quando ho iniziato a fare breakdance. Ero bravo e un ragazzo ha deciso di chiamarmi così. Poi tutti lo hanno iniziato a usare. Quando ti danno un nome te lo devi tenere.”

In un momento in cui tutti fanno feat., tu in questo disco ne hai uno solo con Gemitaiz, mi chiedevo se avessi voluto qualcun altro o invece non volevi proprio nessuno.

“In verità sono molto geloso della mia musica, non volevo nessun altro. Quando ho scritto Britney nel 2007 in maniera del tutto naturale ho pensato che dovesse starci Gemitaiz sul pezzo e gliel’ho mandato. Ma io non voglio nessuno nel mio disco perché è il mio disco. Piuttosto dovresti fare questa domanda a chi invece nei propri dischi mette troppi feat”.

Nostradamus l’ho trovata un po’ troppo spocchiosa, che ne dici?

“Fratè, se non hai la spocchia non puoi fare il rapper. Se fai il rapper devi esserlo per forza, o quanto meno pensare di esserlo. Questo è il mio settimo progetto, e credo di essere un peso nella scena. Non voglio fare il marcione, ma sono portavoce di un idea sana di rap. Non ho cominciato ieri e dunque nella maniera più spocchiosa io cerco di parlare di rap. Il fine non è dire che io sono il più figo ma che è il rap ad essere il genere più figo.”

La città è una brano d’amore che unisce pop e rap, nostalgia e potenza.

“Racconta il mio modo di gestire l’amore nelle relazioni. In questo caso è stato troppo: l’amore è grande come una città ed è talmente grande che ci perdiamo. La storia è finita ma la città resta grande.”

Quali sono i prossimi appuntamenti?

“Dal 27 marzo ci saranno gli instore e ad aprile parte il The Warriors Tour (19 aprile Milano, 21 aprile Roma, 23 aprile Venaria Reale, 24 aprile Padova). 

Saliremo sul palco in formazione band, con batteria, basso e chitarra. I pezzi assumeranno un’anima più rock, quasi metal.”

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