Come sopravvivere ad Hollywood. Il racconto di una ragazza normale

Dubbi esistenziali di tutte le generazioni, unitevi!
Ecco la domanda di tutte le domande, altro che essere o non essere: ma alla fine ne vale la pena?

Sono un’attrice, vivo a Los Angeles, ho venticinque anni e sono pronta a scommettere che la persona che stai immaginando non sono io, che lo stile di vita che stai immaginando non è il mio e che se vedessi da vicino la mia realtà forse ne saresti un po’ deluso.

Da buona appassionata di cinema, avevo il sogno di vivere in America da sempre, e con la testardaggine, la buona volontà e sicuramente un po’ di fortuna, sono qui.

Sono qui e non è il mio sogno, è la mia realtà. Hollywood è la mia realtà. Soleggiata, grigia, puzzolente Hollywood è la mia realtà. I senzatetto che invadono le strade. Gli spostamenti impossibili senza una macchina e il parcheggio impossibile con la macchina. Le mele che non sanno di niente. Le mele che costano troppo e non sanno di niente. E come le mele tutto il resto. Una cena fuori che ti puoi permettere solo ogni tanto, seguita da un cinema che costa più della cena, per non parlare dei drink, nel caso ti venisse in mente di andare a prenderne uno dopo.

La mia Hollywood è l’Hollywood del mio appartamento,
dei miei coinquilini, del nostro Netflix and chill.

La mia Hollywood vista dal mio divano scommetto non è poi così diversa dalla tua Roma, Milano, Firenze, o qualunque altra città da cui vorresti partire per venirla a visitare. Ah, quasi dimenticavo, Hollywood non ha nulla da visitare. Fidati, quella scrittona bianca in cima alla collina, non vale la scalata di quasi due ore che devi fare per raggiungerla.

Da buona sognatrice in grande quale sono,
al sogno di sempre di vivere in America,
ho aggiunto quello di fare l’attrice,
e sempre con la testardaggine,
la buona volontà e qualche sacrificio economico.

Per me fare l’attrice non è il mio sogno, è la mia realtà. Mi è stato insegnato che si è attori anche quando non si è sul palco. Mi è stato insegnato che il cinema è un business come tanti altri e che di conseguenza fare l’attore è un mestiere, con una vena artistica, ma pur sempre un mestiere, che non va sognato ma praticato. Sono salita su numerosi palchi numerose volte. Ho vestito i panni di una signora anziana con l’Halzeimer, di una fata dei boschi, di un insegnante dal cuore d’oro alle prese con il caso di un cane ucciso a mezzanotte. Ho sfidato Benvolio e Mercutio, ho perso la testa perseguitata da streghe e sono diventata una strega io stessa, un vampiro, una dea greca.

Ad oggi tutto ciò è la mia realtà. Come lo è questo odio e amore con una lingua che non è la mia, che a volte si mette tra me e ciò che voglio dire, e a volte apre le porte a modi di vedere le cose che non avrei mai immaginato. Cos’altro non avrei mai immaginato? Che potessi fare uno show di improvvisazione in questa lingua che mi fa suonare straniera, e che mi potesse anche piacere da morire! Che potessi scrivere ed ideare un solo show di trenta minuti, che poi avessi la possibilità di metterlo in scena, su un palcoscenico, con degli spettatori, e che potessi far credere loro, anche solo per un breve momento, che chi stavano ascoltando si chiamasse Giovanna D’arco.

Non avrei mai immaginato che alcune delle emozioni più grandi
che io abbia mai provato,
potessero venire dalla realizzazione di sogni
che non avevo nemmeno mai sognato.

Ricordo quando prima di trasferirmi mi sentivo spesso dire: “ma se nessuno ce l’ha fatta prima di te, perché pensi che tu possa riuscirci?”

Vi dirò, non pensavo, ma era un’ottima domanda. Al tempo pensavo solo: “se non vedo non credo, devo provarlo da me”. Ora la vedo diversamente. La verità è che non è assolutamente vero che nessuno ce l’ha fatta prima di me. Ci sono, li ho incontrati. Sono qui, sono felici. Più felici di quanto lo sarebbero stati se si fossero detti che il loro era un sogno troppo grande. Molti con più esperienza e successo di me, molti che come me sono ancora all’inizio del percorso e ancora si chiedono ogni tanto, tra un lavoro che non vogliono fare e l’altro, nel tentativo di pagare l’affitto, tra le scartoffie e lo stress della richiesta per un nuovo visto, dopo un famelico morso ad una mela insapore: ma alla fine ne vale la pena?

Sì. Hollywood era un sogno ed ora è la mia città. Recitare era un sogno ed ora è il mio mestiere. Il che non significa che abbia smesso di sognare. Un appartamento in una zona diversa, magari; lavorare con il regista dei miei sogni, magari; una mela che sa di mela, magari. Ma ora ho il coraggio di sognare ancora più in grande grazie alla realtà in cui mi trovo, a cui non sarei mai arrivata se non avessi creduto nei miei sogni di qualche anno fa.

E, chi lo sa, forse tra qualche anno guarderò indietro ai sogni di oggi e penserò lo stesso. Questo, questa speranza, per me è il motivo per cui ne vale la pena.

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