Ainé controcorrente per scaldare l’anima della musica italiana

Ainé è un artista che scalda l’anima del soul italiano come pochi; non può vivere senza musica ed è lei stessa a non  smettere di stringerlo.

Mai conosciuto un artista così deciso e con tanta passione negli occhi quando si parla di “semplici” note su di un pentagramma.

Vi consiglio di vederlo dal vivo, quindi cercate la data più vicina a voi del suo tour perché questo disco fa’ muovere il corpo per davvero. 

Ogni traccia dell’album è una dolce fusione tra i suoni della trazione pop italiana e quelli del soul a stelle e strisce. Il tutto è stato completamente arrangiato con la band sotto la guida di Emanuele Triglia ed Alessandro Donadei. Zero #spoiler! cliccate qui.

E’ da poco uscito il tuo nuovo disco, come ti senti?

Sono molto contento e soddisfatto però adesso aspetto solo di iniziare il tour. Il disco è uscito, tutti contenti però ora devo suonare, ho il bisogno di suonare.

Dall’uscita del singolo Ormai, è passato un po’ di tempo, volevo chiederti, la canzone per chi l’hai scritta?

In questo brano ho fatto un testo diciamo esoterico affinché qualcuno mi chiedesse proprio: di chi stai parlando?? Io ho proprio voluto dare all’ascoltatore il modo di interpretarlo a suo piacimento. Il brano però essendo molto intimo e personale è dedicato ad una persona che per me non c’è più. L’ho voluto fare in una chiave romantica e non pensante sulle sensazioni.

Ho scritto in prima persona affinché l’ascoltatore si specchiasse con cose della vita reale, niente pellicce o pistole o cose simili.

L’album di debutto, poi l’EP ed ora questo disco, guardando indietro cosa vedi prima che iniziasse tutto questo?

Sicuramente un cambiamento, ero diverso come sarò diverso tra sei mesi. Cambiano anche i miei ascolti anche se la mia base resta legata al soul, al jazz e all’hip-hop. L’evolversi di un artista però è molto importante, soprattutto oggi che la musica viaggia in maniera velocissima. Andrò sempre controcorrente ma adattandomi a ciò che è la musica in questo momento. 

Infatti non è da tutti fare ciò che hai fatto, ossia, mantenere il proprio sound pubblicando con e per una major come la Universal Music.

Ho avuto subito la fortuna di trovarmi in armonia con questi ragazzi, è un rapporto anche molto umano e legato molto alla mia musica. La prima volta che portai i provini per l’ascolto, c’è stata solo una cernita niente altro. Sulle mie 30 sono state scelte undici più adatta a tutti ma anche più adatta e convivere in un solo progetto. Quindi mi sento fortunato perché quello che ho portato è piaciuto e non sempre è così!

Ma di queste 30 ce n’è una che suonerai durante i live oppure la conserverai fino a quando non sarà il momento?

Conta che io potrei far uscire un altro album anche fra 5 mesi però il team è molto spaventato su questa cosa e sperano che non succeda mai! (ahha) Ma io scrivo sempre, devo sfogarmi è qualcosa che ho dentro di cui ho bisogno e magari prima o poi ci sarà un momento adatto per tutti brani che ho in testa.

Come nasce un tuo brano?

Partono tutti da delle note vocali del mio telefono. Per esempio mi sveglio spesso nel cuore della notte o nelle prime ore del mattino con una melodia in testa che registro immediatamente anche se ho letteralmente gli occhi chiusi sul telefono. Poi il giorno dopo mi metto davanti al piano e comincio un arrangiamento vero e proprio per poi chiudere con un provino su logic, che arriva direttamente in studio per poi creare la canzone.

Un episodio legato a questo tipo di scrittura?

Non saprei… un pezzo che ho scritto a cui ho dato il titolo “Fragole” viene proprio da una memo vocale fatta davanti allo specchio mentre guardavo un leggero sfogo che mi era venuto tra il collo e la spalla dopo aver mangiato appunto le fragole. Questo pezzo però non c’è sul disco mentre alcuni veramente non li ricordo bene ma accadono per dirti anche mentre sono al supermercato durante il momento spesa per sopravvivere.

Senza limiti di budget dove vorresti essere per comporre un brano o un disco?

Non mi fare queste domande! Perché è la fine! (ahaha)

Posso dirti quello che vorrei fare tra po’, come prendere tutta la band e chiudermi dieci giorni, magari in una casa sul lago o in un posto meraviglioso qui in Italia e comporre in studio con loro. Sarebbe bello poi chiudere il tutto a Los Angeles per il mixaggio e il mastering.

Visto che hai parlato di una città oltreoceano, raccontami qualcosa che lega le tue esperienza prima alla Venice Voice Academy di Los Angeles e poi al Berklee College of Music di Boston. Secondo te cosa manca alla musica italiana rispetto a quello americana?

L’esperienza all’estero per la mia musica e per me… è stata fondamentale. Io credo che la musica sia diversa in qualsiasi parte del mondo e c’è sempre qualcosa di positivo e negativo. Negli Stati Uniti succedono tante cose ma è tutto molto difficile, molti credono che basti trasferirsi per fare successo, non è così. Quello che c’è di diverso è la mentalità da parte dei non addetti. C’è un’attenzione diversa che qui non c’è.

Un momento particolare che hai vissuto lì?

Più che un momento posso dirti che l’esperienza a Boston è stata irripetibile. Ti vedi proiettato in un mondo assurdo in cui ti insegnano personaggi che hanno suonato con Beyoncé, Justin Timberlake o Pat Metheny. New York mi ha dato la stessa adrenalina, lo stesso impatto perché ci sono sul serio persone molto più forti di te e molto più giovani. Quando sei in una jam te ne accorgi subito, infatti ho ricevuto sempre grandi stimoli imparando a mie spese che l’America serve a darti le batoste e a metterti a studiare.

C’è un brano nel disco che ti ha fatto sudare più di tutti nel comporre? Uno che ti ha dato rogne fino a quando non è stato finito?

In realtà no! Però c’è stato solo un brano che abbiamo eliminato il giorno delle registrazioni. Suonandolo ci ha fatto discutere molto tra noi e quindi non andava bene. La “vibe” si stava rovinando per cui il destino ha voluto che i brani del disco non dovevano essere 12 ma 11.

Quindi sei molto legato al karma e alla positività in una sessione dentro lo studio di registrazione?

Si! È fondamentale per me anche perché con la mia band siamo amici, ma amici stretti non turnisti, questa cosa per noi è fondamentale.

Come la band di Anderson.Paak?

Esatto! Quel tipo di chimica la noti subito sul palco.

Qual è la tua paura più grande?

È quella di non poter vivere di questo. Non fare questo nella vita, di non avere più idee… di cadere.

Senza musica dove saresti oggi?

Probabilmente avrei studiato psicologia, mi affascina molto e credo ce ne sia tanta nella mia musica.

Hai dei rituali prima di salire sul palco?

Assolutamente si! Prima faccio i miei esercizi per la voce e poi mi ripeto delle cose davanti allo specchio. Cose che non posso dire.

Si sa’ che i musicisti sono degli accumulatori seriali di cose come strumenti o vestiti, tu che ossessione nascondi?

Io personalmente impazzisco per: scarpe, giubbotti, capelli e arredamento per la casa. Sono un grande appassionato di design e impazzisco per le lampade, faccio proprio delle ricerche dettagliate per trovare ciò che mi soddisfa. Sulle scarpe invece ho una fissazione, mi piacciono dalle addidas alle Dr.Martens ma amo anche comprare nei negozi vintage.

Tra 5 anni dove ti vedi?

Non lo so, spero sempre nella musica magari con una moglie o un figlio, mi piacerebbe avere una famiglia.

 


Niente di Me Tour


27.02 Roma Auditorium Parco della Musica, Teatro Studio

8.03 Parma ZU CLUB

9.03 Torino Astoria

14.03 Bologna Covo Club

15.03 Milano Circolo Ohibò

16.03 Vicenza VINILE

22.03 Genova LaClaque

23.03 Pisa Lumiere Pisa

29.03 Terlizzi – (Bari) MAT laboratorio urbano

30.03 Avellino TILT

31.03 Foggia The Alibi


 

Written By
More from Marco Cresci

Intervista a Adam Green

Adam Green valica la porta della Trattoria da Lina di Milano e...
Read More