The Fluid Issue – 1 persona, 8 Personaggi #5 Samuel Serafin a.k.a. Greta Gracis

Per Greta Gracis, cinefila, separata, le nuche in controluce delle sale cinematografiche erano l’incarnazione della tragedia umana in mezzo all’odore di popcorn.

Dati di fatto tra te e lo schermo là in fondo, prepotenti, in maggioranza. Le nuche erano gli Altri. Il guaio era che anche lei aveva una nuca. Il guaio era che, tutto sommato, preferiva venire disturbata da quelli davanti, piuttosto che disturbare quelli di dietro. Si teneva i capelli corti, se ne stava rannicchiata sulla poltrona.

Una mattina si è svegliata eccitatissima, non si ricordava perché. Verso mezzogiorno, in un negozio di articoli per la casa, ha detto alla commessa: “Vorrei quella trapunta verde petrolio”.

“È ottanio” ha risposto la commessa.

“Scusi, ottanio” ha detto Greta. Intanto le è arrivato un WhatsApp dell’ex marito, a cui aveva appena restituito un vecchio comò di famiglia: “Grazie di cuore per essere sempre così accomodante”. Finito di leggere, Greta ha ascoltato la propria voce uscire con violenza: “Eh no, cazzo, questo è verde petrolio”.

La commessa ha fatto un passo indietro: “Come vuole, signora”.

Greta si è ascoltata ancora: “E mia dia anche quei due cuscini da seduta imbottiti”.

La sera, al cinema davano un film romantico con Dakota Johnson. Greta si è piazzata come sempre al centro della sala, fila F. All’inizio, con una busta tra le gambe, s’è messa nella la sua solita posa gentile. Al ventesimo minuto circa, al primo sguardo intenso tra i due protagonisti, con tanto di zoom, ha preso dalla busta un cuscino e se l’è infilato sotto al sedere. Nessuno ha protestato. La cosa, inaspettatamente, l’ha irritata. Neanche cinque minuti dopo, ha preso il secondo cuscino. “Signora, scusi” una donna le ha toccato la schiena. Greta s’è cacciata in bocca una manciata di popcorn. “Signora, potrebbe abbassarsi un pochino”, continuavano da dietro. “Villana” ha detto un uomo. Lei sentiva il battito accelerare e i muscoli prepararsi all’azione secondo un meccanismo atavico, da rettile. Era bellissimo.

Ha smesso di andare alle grigliate domenicali a casa dell’ex marito e della sua nuova compagna, di ascoltare tutti quei “mi fa piacere che tu e Romina andiate tanto d’accordo”.

Si è regalata un trench che le slanciava la figura e delle décolleté col tacco alto, ha lasciato che i capelli crescessero e prendessero volume.

Ha lasciato che crescessero perfino i peli delle ascelle e ha finalmente concesso un appuntamento a quel suo collega con i baffi. A cena, con un vestito senza maniche, chiamava il cameriere più spesso del necessario, a braccia alzate. Il collega abbassava lo sguardo sul branzino al sale.

Selezionava i film meno gettonati, di registi scandinavi e orientali, così poteva scegliere la poltrona, poteva scegliere davanti a chi svettare, elegantissima. “Signora, c’è mezza sala vuota” protestavano da dietro. Preferiva le donne sole, tristi, remissive, quelle che piangono, quelle facili alla resa come all’isteria. A volte tutto si risolveva in un paio di inascoltati colpetti sulla sua spalla. Altre, in grida e deliziosi auguri di morte.

Un sabato pomeriggio ne ha adocchiata una con le treccine afro e le lenti spesse. Aggiunto il secondo cuscino, attorno alla mezz’ora, ha sentito un tocco sulla spalla più forte del previsto. Si è voltata: al posto della donna con le treccine c’era un tale con dei fantastici occhi chiari, e un cilindro.

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