Versace, L72 e ora Bikkembergs: intervista al designer LEE WOOD.

Lee Wood, inglese, 43 anni, vive a Milano. Dal 1998, per più di sedici anni, ha lavorato nel team creativo di Donatella Versace. Nel 2015, dopo due anni di consulenze e collaborazioni, lancia L72, il suo marchio ready to wear con collezioni per donna e per uomo, e arriva in finale al concorso Who is on next?. Da pochi mesi è anche direttore creativo di Dirk Bikkembergs.

photo by Simon

Da Versace alla tua L72 a Bikkembergs. C’è un minimo comun denominatore tra i vari marchi?

Il minimo comun denominatore è mettere la testa giù, lavorare e lavorare. Per il resto, quando uno stilista lavora per un marchio, che sia Versace, Bikkembergs o quello che vuoi, deve in un certo senso interpretare un ruolo, come un attore. Puoi farlo da cani o da Oscar.

E poi, quando disegni per il tuo marchio, non rischi di portarti dietro espressioni estranee?

Sai, è strano. Dopi i quasi diciassette anni con Versace, quando è uscita la prima collezione di L72, tutti m’han detto: “Ma qui non c’è Versace!” E io: “Eh, per forza, qui c’è Lee!”.

E ti sei sentito finalmente libero…

Non ho detto questo. Gli argini fanno bene. Hai soltanto argini diversi. Quando lavori per un marchio devi attenerti a certi vincoli di creatività, quando lavori per te i vincoli sono più che altro di budget. In ogni modo sei portato a cercare soluzioni, a inventare.

Qual è l’anima di L72?

Sono un ottimista. Sono sempre stato ispirato dagli anni ’50. Sai, l’ottimismo straripante, la fine della guerra, l’esplosione della creatività non solo nella moda ma anche nell’architettura e nell’arte. In un certo senso stiamo ancora procedendo con l’inerzia della rinascita postbellica. Mi piace quella donna per bene, ma contaminata dalla strada di oggi, dai tessuti di cui posso disporre oggi. Il vintage fine a se stesso, che non inventa nulla, tutto ciò che è polveroso, mi ha stancato a morte.

Da Versace stavi bene, lo dici sempre. Chi te l’ha fatto fare di avventurarti in un marchio tuo, con tutti i casini che inevitabilmente dovrai affrontare?

Ogni tanto devi saltare da un ponte per sentirti vivo. È vero, ero comodo, felice e avevo un buono stipendio. Eppure, arrivato a quarant’anni, avevo voglia di essere responsabile per me stesso, di dire “ehi, io sono questo”, senza nascondermi dietro un’azienda. Ho capito che un vita comoda non è la mia.

lee wood by simon

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