Gigante è l’artista su cui puntare in questo 2018

Lo abbiamo visto al Miami Festival di Febbraio con il suo liveshow creato da un mix di folk e new wave. Siamo riusciti a scambiarci due parole nel backstage tra i camerini delle Santeria Social Club.

Eccovi la nostra intervista.

Solo un paio di singoli fuori ti hanno garantito di presentare il tuo progetto live con una data 0 al Mi Ami Festival di Febbraio, si è parlato di te come un’artista da tenere assolutamente d’occhio , una delle promesse del 2018, cosa credi abbia fatto la differenza rispetto a tanti altri progetti del panorama indipendente?

Non saprei dare una risposta precisa a questa domanda ma è comunque vero che ho cominciato a lavorare al progetto da molto tempo prima dell’uscita dei singoli e del disco e ho avuto il tempo di capire quale fosse la direzione giusta da intraprendere, tuttavia credo che ogni progetto debba trovare la propria chiave per differenziarsi dagli altri e per emergere. Penso che il segreto sia questo. La mia dopo anni e anni, per quanto mi riguarda, ho come l’impressione di averla trovata.

 

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Nel primo commento su youtube per il video di Guerra, tuo primo singolo, si legge “Non ci credo, un pezzo indie che non è uguale a Calcutta, è il giorno più bello della mia vita”. Mi chiedo, l’idea di presentare un progetto molto diverso da quello che oggi “muove numeri”, è stata solo un’esigenza artista o c’è anche della strategia?

Penso che Calcutta abbia creato un nuovo movimento di cantautori e anche se è un artista che mi piace tanto, credo di non appartenere a quel movimento, forse la gente abituata a quel tipo di indie, trovandosi davanti un pezzo come “Guerra” reagisce in maniera diversa dal solito, che sia positiva o negativa.

Da bassista dei Moustache Prawn, a un progetto da solista. Da pezzi in inglese a cantautorato italiano. Com’è successo?

Mi sono accorto, dopo anni di concerti in Italia e all’estero, che è molto più difficile emergere con un progetto di pezzi in Inglese rispetto ad uno di pezzi in italiano.
Secondo me i motivi sono questi:
– In Italia la maggior parte della gente non parla tanto in inglese e quindi ascoltando un pezzo in quella lingua e non comprendendo le parole non riesce a riconoscersi nel pezzo e questo è già un grosso punto a sfavore del progetto.
– Gran parte della gente in Italia, durante i concerti, vuole cantare. E’ molto difficile far cantare al pubblico un pezzo in inglese.
– Se vai all’estero credo che la musica in italiano venga apprezzata di più rispetto alla musica in una lingua straniera. E’ come se un Giapponese venisse in Italia con una band che canta in Italiano. Per me sarebbe strano, apprezzerei di più ascoltarla nella propria lingua.
-A febbraio è uscito il tuo primo album, Himalaya. Un concept pieno di riferimenti letterari. Da Stevenson a Conrad.

I testi di Gigante sono un vero e proprio intreccio di universi. Anche in questo hai tracciato una linea nuova, com’è nata l’idea di un disco scritto in questo modo?

Himalaya nasce dall’influenza di un libro di Piers Paul Read, ovvero “Tabù – la vera storia dei sopravvissuti delle Ande e dall’incidente aereo di quella squadra di rugby che avvenne nel 1972, solamente che il mio disco è ambientato in Asia ma comunque gli elementi principali sono il freddo, la sopravvivenza e lo spirito di gruppo e sono stato influenzato anche da alcuni racconti come Cuore di Tenebra di Conrad o Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Stevenson o addirittura dal mondo post apocalittico di Ken Il Guerriero. La letteratura, il cinema e altre forme d’arte sono la base per la scrittura di canzoni, almeno per me.

I Beirut da una parte, Ken Il Guerriero dall’altra, in mezzo Iosonouncane. Parlaci del sound di Gigante.

Devo dire che ho sempre ascoltato solo roba in inglese e nel momento in cui ho cominciato ad avvicinarmi all’ italiano ho trovato il giusto equilibrio tra sonorità italiane come quelle di Battiato, Banco del mutuo soccorso, Baustelle, Iosonouncane e sonorità inglesi come quelle di Tom Rosenthal, Beirut, Alt J e Dodos. Per quanto riguarda Ken, beh io amo le sigle dei cartoni animati, ricordo che quando ero piccolo mi regalarono un’audiocassetta di sigle di cartoni animati e ogni volta che ascoltavo quella di Ken il guerriero entravo in un loop infinito di Synth e malinconia.

A maggio tornerai sul palco del MI AMI FESTIVAL, dopo il disco hai macinato un bel po’ di date e da calendario pare tu abbia un’estate molto intensa per quanto riguarda i live. Cosa succederà a settembre?

Il mio obiettivo per il momento è continuare a suonare dal vivo e rodare il live, magari a settembre comincerò a
buttare giù qualcosa per il secondo disco.

Cosa ascolta Gigante quando non è in tour o impegnato a scrivere canzoni sue?

Ascolto un po’ di tutto e quello che ho tra le mani, mi piace l’ultimo di Jonathan Wilson e credo che Patrick Watson abbia una bella voce. Anche il disco di Giorgio Poi lo ascolto spesso. Ultimamente sono in fissa con la musica africana e orientale.