5 Domande a Charlie Cunningham e al suo nuovo Permanent Way

Charlie Canningham dopo aver raggiunto 6 milioni di streaming negli ultimi due mesi con “Sink In”e “Don’t go so far”, pubblica oggi il suo secondo album “Permanent Way”, in uscita il 7 giugno 2019 via Infectious/BMG.

Siamo riusciti a scambiare due parole con lui ma nel mentre vi diciamo che in questo disco, c’è il ritorno di Duncan Tootill come co-produttore su alcune cose ma l’album è stato prevalentemente trattato dal producer/engineer Sam Scott. Inoltre, un viaggio a Los Angeles per una session con il produttore Rodaidh McDonald (The XX, King Krule) ha dato vita a “Don’t Go Far” e ad altre due canzoni dell’album.

Siamo curiosi di capire il percorso che ti ha portato alla pubblicazione di questo secondo album. Quando hai capito che era il momento giusto?

Era semplicemente arrivato il momento giusto per fare il passo successivo. Con il precedente dico sono stato in tour un anno e mezzo e sentivo che era arrivato il momento di fermarmi e concentrarmi su qualcosa di diverso. Non sono molto bravo a comporre mentre sono in tour. Posso buttar giù delle bozze e suonare qualche accordo con la chitarra ma nulla di più, ho bisogno di trovarmi a casa e riprendere la mia routine quotidiana. Mi piace moltissimo suonare in giro ma sentivo davvero il bisogno di tornare a Londra e ricominciare a scrivere canzoni.

 Raccontaci qualcosa del periodo in cui eri in studio, è stato difficile? O lo ricordi come un periodo in cui tutto ti è venuto molto naturale e semplice?

Direi un insieme dei due aspetti, certe cose sono arrivate subito e veloci, ma quando succede così tendo a non fidarmi immediatamente del risultato, come se non mi fossi applicato abbastanza. Ma poi semplicemente accolgo la canzone arrivata così velocemente e inaspettatamente e sono felice che sia arrivata in quel modo. Altri pezzi invece hanno bisogno di più tempo e mi devo ‘sbarazzare’ di elementi che mi impediscono di arrivare dove voglio arrivare, questo succede specialmente con i testi. Ecco quando succede così, le cose si fanno un po’ più difficili credo.

Tu hai affermato che “There is some autobiographical stuff in the lyrics, but it flits in and out quite a lot; it’s much more about people generally and their interactions”.
Quale canzone credi sia la più autobiografica e perché?

Probabilmente una canzone chiamata Plans, contenuta nel primo EP, parla di un sogno che ho fatto in seguito all perdita di un mio caro amico. Quella è sicuramente la canzone più intima e personale che io abbia mai scritto.

Che relazione c’è tra questo e Lines?
Li vedi come due lavori collegati?

Sì, assolutamente. Non credo che questo album avrebbe potuto esistere senza il precedente Lines, allo stesso modo non avrei potuto scrivere Lines senza i 3 precedenti EP.
Sta tutto nel visualizzare ciò che hai in mente, attraverso le emozioni. Lines ad esempio era tutto molto chitarra e voce qualche incisione strumentale qui e là, è piuttosto diretto per lasciare che le canzoni parlassero da sole. Dopo aver fatto ciò con quell’album, ho voluto aprirmi maggiormente ai miei gusti musicali e alle mie esperienze e ampliare così il mio sound.

Abbiamo letto che hai aperto il tour di Ry X, apprezziamo tantissimo anche lui, e siamo davvero curiosi di sapere come vi siete incontrati. Ci dici qualcosa di più sulla vostra collaborazione?

La prima volta che ho sentito RY è stata quando ho firmato per la label  Dumont Dumont, anche lui era in quell’etichetta. Poi ci siamo ritrovati entrambi nel gruppo Infectious/BMG, quindi le nostre strade si sono incrociate nuovamente. Alcuni mesi dopo, ricevetti una email in cui mi chiedevano se mi andasse di aprire le date del suo tour negli Stati Uniti. È una persona adorabile e la sua band pure, mi sono davvero divertito tantissimo.

Domanda bonus:
Stai per partite in tour, che cosa ci possiamo aspettare dal tuo live?

Suonerò con una grande band, saremo 4 sul palco. Penso che siamo piuttosto uniti e compatti. Vi aspetto ai miei live così potete giudicare di persona! A presto e grazie!

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