Volete andare A Letto con il Design? E’ facile facile!

A Letto con il Design si svolge dall’1 all’11 aprile; quì gli artisti vivranno all’interno dello spazio, che sarà interamente allestito dalle loro opere e dal loro gusto personale

Un ostello temporaneo destinato alla creatività per esporre e far convivere i designer con le loro creazioni. E’ quanto proposto in occasione del Fuorisalone 2017 da A Letto con il Design – Design Hostel

A Letto con il Design si svolge dall’1 all’11 aprile; quì gli artisti vivranno all’interno dello spazio, che sarà interamente allestito dalle loro opere e dal loro gusto personale. Urban è mediapartner dell’evento. Vi aspettiamo in cameretta!

Per capirne di più abbiamo intervistato Luisa Collina, direttrice della Scuola di Design del Politecnico di Milano e Davide Crippa, docente del Politecnico e mente creativa dell’iniziativa.

A Letto con il Design si svolge dall’1 all’11 aprile; quì gli artisti vivranno all’interno dello spazio, che sarà interamente allestito dalle loro opere e dal loro gusto personale

Da dove nasce questa iniziativa?

Luisa Collina: L’ospitalità è sempre stato un tema a cui la Scuola del Design si è dedicato sia nella didattica sia nella ricerca progettuale che a volte sfocia in vere e proprie sperimentazioni come in questo caso, ma anche di due edizioni di Casa dei Designer con Esterni e ospitate nel nostro campus o come Expo Village, il villaggio progettato i cui interni e servizi sono stati progettati dal Politecnico di Milano per ospitare lo staff dei diversi padiglioni di Expo. In particolare ci interessa l’ambito dell’ospitalità temporanea, a costi accessibili, perché significa progettare per una città accogliente, inclusiva, accessibile anche in occasione di grande affluenza come è la settimana del Design. Infine ci interessa valorizzare la zona di Bovisa, il nostro quartiere, che vogliamo sia sempre più dinamico, creativo, sperimentale e vivo, sia di giorno che di sera.


C’è qualche movimento artistico a cui vi siete ispirati?

LC: Quando attiviamo questi progetti il mio pensiero va sempre a Constant Nieuwenhuys, l’architetto e artista olandese, che proprio in Italia, ad Alba nel 1956 avvia le sue sperimentazioni su New Babylon: un progetto visionario di accoglienza, uno spazio nomade destinato a comunità creative e multicuturali. Un’esperienza unica raccontata tra l’altro molto bene di recente nella bella mostra dedicata a Constant al Museo Reina Sofia di Madrid nel 2015.

In base a cosa sono stati selezionati i designers?

LC: Lo spazio è pensato per accogliere designer di giorno e di notte. Per raggiungerli –visto che è la prima volta che attiviamo un progetto come questo- abbiamo fatto affidamento sulle nostre reti di relazioni: quelle del Politecnico di Milano, ma anche quelle dell’associazione internazionale Cumulus, la rete di scuole e università che operano nel campo del design, arti e media. Il focus con i quale sono stati scelti di contributi è quello dell’innovazione che è anche il tema che stiamo dando al distretto di Bovisa “Innovation District”, che con la presenza di Politecnico di Milano, Polidesign, Polihub, Polifactory, Fablab Milano, MakersHub, Ideas Bit Factory e dei numerosi studi di progettazione che si sono insediati sta diventando un luogo dal forte tasso sperimentale. 

Qual è l’obiettivo dell’iniziativa?

Davide Crippa :L’obbiettivo primo è di attivare il quartiere rispondendo ad un’esigenza prima come la domanda di ospitalità in quei giorni. Poi in realtà c’è l’ambizione di fare un quartier generale sui temi dell’innovazione dentro il Milan Design Week. Per questo l’idea di farlo dentro lo spazio del makerspace più grande d’Italia (costituito da Ideas Bit Factory e MakersHub), per questo l’idea di ospitare progetti sperimentali come quello di Paolo Deganello con le ciotole “Canestro” in stampa3D, il progetto M@ais 2.0 installazione dal retrogusto futurista che utilizza lo scoppiettio dei pop-corn per creare composizioni di musica elettronica (a cura di Ghigos, Paolo Pasteris, Stefano Baldan) o il Solitari Cell di Teslab con Fanuc dove un robot gioca a dama cinesa e twitta in base all’esito della partita. Ma anche progetti di giovani designer come NinaDesign e la sua MilanoBag una valigia che racchiude una casa, oppure le sperimentazione di sottili lastre di marmo di Andrea Giovannetti, i vasi tutti al femminile di Matteo Stucchi o le sperimentazioni di micro ambienti di Rotolab.

Cosa succederà durante la settimana? C’è qualcosa che gli appassionati di design non possono assolutamente perdersi?

DC: Durante la settimana l’ostello/mostra ospita oltre alle stanza con i progetti, anche una serie di attività laboratoriali si inizia con lo yoga breakfast per poi avere workshop come “New Gutemberg” dove rimetteremo in moto una tipografia dei primi del 900 ibridandola con la digital fabrication (e oltre al workshop le macchine stamperanno il catalogo della mostra “A letto con il DESIGN”), come i laboratori di stampa 3D su “8chair” (progetto di re-design a bassa risoluzione), di robotica con la Tata Elettronica, una serie di talks di design all’ora del the con i pasticcini di Corsini e le serate imperdibili che iniziano con l’aperitivo di design (con il birrificio “La ribalta), il pillow fight il mercoledì, la spaghettata di mezzanotte il giovedì e l’electronic night il venerdì, sabato e domenica (con il videomapping architetturale sulle fabbriche circostanti).  

La condivisione come una nuova formula di creazione, perché è importante? 

DC: Condividere idee vuol dire stimolarne di nuove e forse migliori. Avere un ambiento aperto e pronto al confronto è il segreto del successo in molte aziende e di molte iniziative.

Durante la Design Week l’ostello/mostra ospiterà oltre alle stanze con i progetti, anche una serie di attività laboratoriali come lo yoga breakfast e la stampa 3d ma anche momenti dedicati al semplice divertimento come la pillow fight o la spaghettata di mezzanotte.

A Letto con il Design si svolge dall’1 all’11 aprile; quì gli artisti vivranno all’interno dello spazio, che sarà interamente allestito dalle loro opere e dal loro gusto personale

Si può dire che l’iniziativa ha una visione antropocentrica dell’opera?

DC: Si lo si può dire, anche solo per il funzionamento del concept espositivo “esporre in camera” e “dormire in fabbrica”. Ma lo si può vedere ancora in molti progetti esposti come nelle stanza di Huntington dove Ghigos ci fa entrare nel dietro le quinte del progetto che deve realizzare sull’Huntington per la AICH e la Triennale di Milano. E forse ancora in maniera più sottile lo si scorge nel progetto delle 13 sedie dell’ultima cena, presenti con il tavolo di Alchimia del 1976, nella special suite del design hostel. Le sedie autoritratto, provenienti dalla mostra “1:13 – Le tredici sedie mai dipinti nell’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci” si realizzano grazie ad una intensa collaborazione tra designer e artigiani che diventa amicizia e storia di persone.

Sostenibilità e innovazione quanto hanno a che fare con A Letto col Design?

DC: Innovazione tecnologica, innovazione sociale e sostenibilità sono i temi intorno ai quale ruota il progetto. Con questi temi sono state scelte le collaborazioni con le aziende e si sono selezionati progetti come recycled stones che porta avanti un ragionamento sofisticato sul tema dell’economica circolare o si sono scelti i progetti sociali di TamTam. I talks dell’ora del the (ore 17) sono proprio su questi temi, il mercoledì si affronterà il tema dell’innovazione tecnologica (con Fanuc, EyeCad VR, Nuova Osmo, TreedFilamets, Esagano e realtà che giocano il loro registro di progetto sullo scarto tecnologico), il giovedì si parlerà di Innovazione sociale e sostenibilità (con Tamtam di Alessandro Guerriero, con Paolo Deganello e molti altri protagonisti del mondo del progetto) e il venerdì si parlerà delle migliore start-up individuate dal Politecnico di Milano. 

Può essere un motivo di imbarazzo dormire tutti insieme? Come hanno reagito i partecipanti riguardo questo particolare?

DC: I designer nella maggior parte dei casi hanno risposto divertiti dall’idea, mentre per la parte di ostello classico molti dei futuri abitanti hanno fatto molto domande per capire il funzionamento. 

Perché l’ostello viene definito ibrido?

DC: Come accennavo poco fa ostello ibrido perché per metà è mostra e metà è ostello. Dove la vita si incrocia con il progetto e dove, forse, il progetto è semplicemente la vita.

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