Andrea Rodolico in mostra alla galleria Zalib con Floating On Empaty

La mostra fotografica FLOATING ON EMPATY di Andrea Rodolico si terrà il 28 giugno, presso la galleria Zalib.

Abbiamo scambiato 4 chiacchiere con lui mentre sceglieva le sue opere:

  • Da dove nasce questo bisogno di fotografare una sottocultura che fa parlare di sé, da anni ed anni, dividendo il Paese in due?

Sinceramente non è che ne avevo bisogno, mi piaceva fotografare gli scenari che, se pur parte della città, la gente non vedrà mai. Credo che le sottoculture, già dal nome, non siano per tutti, quindi inevitabilmente dividono l’opinione pubblica.

  • Come prende vita l’idea di mettere in mostra 10anni di graffiti a Roma?

Credo che i graffiti siano un aspetto tipico della città. Fanno parte di essa da circa 30anni. Roma ha un’ottima nomina in giro per il mondo, per quanto riguarda il writing. Essi sono un aspetto tipico e moderno della città. Insomma potremmo dire che Roma rimane grande anche grazie ai graffiti, per il resto invece ha avuto un forte tracollo. Roma non è più quella di un tempo, non sta al passo con i tempi e vive ancora di una mentalità arretrata.

Le nuove generazioni, se pensano a Roma, pensano al rap di Noyz Narcos e del Truceklan, Ketama, Side e tutti i nuovi artisti che musicalmente la città ha sformato e inevitabilmente pensano ai graffiti.  Le nuove generazioni sono cresciute che i graffiti già esistevano, quindi per loro sono qualcosa che fa già parte del quotidiano. Diciamo che sono abituati alle scritte.

  • Cosa vuoi raccontare con questa mostra fotografica?

Il mio intento è soprattutto cercare di trasmettere le emozioni che trasudano quotidianamente dalle nostre metro. Sono lo specchio obiettivo del malessere e della maleducazione della città. Inevitabilmente, i giovani usano la metro come sfogo. (maleducazione che tocca tutti a Roma purtroppo, per modi e cultura, oltre che per maleducazione stessa). Maleducazione che prevale e che gli stessi gestori della metro usano a prescindere con i ragazzi in ogni vettura e stazione.

Questi ragazzi vengono attaccati dai più grandi e colpevolizzati: senza capire che “questi più grandi” è come se puntassero il dito contro se stessi. In questa società non si accettano nuove categorie (ragazzi depressi, gente con tattoo, capelli colorati, ragazze che si mostrano seminude etc), che noi stessi di vecchia generazione abbiamo creato.

Questo, secondo me, è una delle maggiori cause del senso di vuoto, superficialità e disagio della maggior parte dei giovani. Essi non solo vengono ignorati, ma anche costantemente criticati per cose proprie (del come si è). Esclusi quindi, dalle masse di generazioni precedenti, i ragazzi trovano diversivi per combattere la noia che genera in loro il senso di vuoto.

Questi diversivi sono chiaramente additivi artificiali. Come una droga riempiono il vuoto, ma contrariamente ad essa generano qualcosa di buono. Fanno si che almeno in quel momento qualcosa del loro vuoto fluttui in eterno, arrivando prima o poi alla percezione da parte di qualcuno.

  • Potremmo definire il writer o graffitaro un narciso moderno. Qual è il sentimento che lo spinge ad impadronirsi della città con i suoi tag?

Secondo me il writer non è graffitaro. Il writer crea i graffiti, il graffitaro crea i murales, veste largo ed ascolta esclusivamente rap old school. La mia opinione è che se lo spirito sia essere qualcuno o dover dimostrare qualcosa a qualcuno, tutto parte dal complesso. Chiaramente non posso sapere, ds cosa è dovuto questo complesso. Questo non lo penso solo rispetto al mondo del writing, ma rapportato a tutta la società moderna. Questa esigenza di affermarsi ed essere qualcuno, sicuramente è mossa da qualche di più complesso, da qualcosa che è insito in quella persona.

  • Questa mostra fotografica è un’opera prima. Ne hai in programma altre in giro per l’Italia?

Sicuramente Milano, ma non voglio dire nulla a riguardo. Ora voglio pensare solo al 28.

  • Cosa rappresentano per te i graffiti nel 2019?

Rispecchiano esattamente il vuoto. Rappresentano il nulla. Sono prodotti globalizzati come tutto ormai, senza spirito e personalità. Chiaramente qualcuno ancora riesce a trasmettere qualcosa, però è molto raro. Non voglio generalizzare, comunque.

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