Quello che vorrei che succedesse è quel tratto di mare dove si incontrano gli oceani – intervista a Dargen D’Amico

La cover di Vibrazioni, il nuovo album di Dargen D'Amico

In nuovo album Variazioni, la poesia di Dargen D’amico è in equilibrio sulle corde di un piano colpite dal tocco di Isabella Turso.

Con gli occhiali da sole a specchio sdraiato sulla coda del suo pianoforte ci ha svelato cosa c’è realmente dietro al suo nuovo album.

Com’è nato il disco?

Questo è stato il disco più difficile che abbia fatto in vita mia, nonostante ne abbia fatti sette, otto, duecento…è stato complesso sotto tutti i punti di vista. C’è sempre stato questo sogno di voler fare qualcosa con la musica classica, c’erano stati anche degli esperimenti in passato come Briciole Colorate. Ho sempre avuto dei piccoli flirt con lei poi la fortuna è stata incontrare Isabella che ha questa bellissima passione verso la sperimentazione.

Quanto tempo sei stato sospeso su queste corde?

Il processo di composizione è stato molto lungo, ha avuto una maturazione artistica durante il percorso. All’inizio sarebbe stato impossibile comporre sulle prime bozze che mi mandava Isa poi Tommaso Colliva, ha aggiunto questa magia che ha mediato tra i nostri due mondi. All’inizio ero molto titubante, sono stato molto lento, cercavo la mia strada, mi sembrava una cosa interessante ma io non riuscivo a fare le cose che non sentivo necessarie quindi per quanto fosse una cosa molto interessante ho avuto il bisogno di sentire la necessitaÌ di esserci.

In questo disco ci sono sei inediti più delle variazioni di brani che hai già pubblicato, come mai hai questa scelta?

Volevo creare un percorso omogeneo, in questo disco, un tragitto che attraversasse anche i dischi precedenti dando comunque delle prospettive diverse sul brano. Volevo fare semplicemente un percorso che toccasse tutti i dischi che ho fatto in precedenza con brani che nel tempo avevo un po’ lasciato da parte ma poi quando li ho ripresi mi sono detto: «Ah, però sai questo non è male!», lo ricordavo peggio. Gli altri dischi per me sono stati sempre un cesareo invece questo eÌ stato un parto naturale.

Cosa è accaduto in studio durante la composizione?

Nella composizione non abbiamo mai avuto una regola, i metodi di lavorazione dei brani poi sono anche mutati nel tempo. Quindi c’è stato un po’ di tutto, brani che nascevano dalle musiche di Isa oppure brani nati in maniera molto semplice, ad esempio io facevo un provino con quattro accordi scarsissimi e poi lei lo faceva diventare un brano di musica ascoltabile. Non abbiamo avuto una regola eÌ infatti questa secondo me eÌ la bellezza di fare un disco come si faceva una volta.

Un brano su tutti che rispecchia questo metodo?

“Il ritornello” per esempio è nato in studio a fine giornata dopo aver parlato della necessità di dover mettere i ritornelli nel brano e quindi io tornando a casa ho scritto quel pezzo dove i ritornelli sono tutti alla fine. Quindi cosiÌ non eÌ stato fatto un disco con queste canzoni ma sono state fatte queste canzoni perchè stavamo facendo il disco.

Se nella tua vita non ci fosse la musica, cosa faresti?

Quando la musica sarà finita forse farei il copywriter pubblicitario. Perché comunque ho cominciato molto presto a scrivere, anche molto prima del ’97, diciamo poco prima dell’uscita del disco dei Sangue Misto io già scrivevo le mie canzoni. Ho sempre avuto il bisogno di scrivere e la magia è capitata con il primo disco rap che ho comprato: Pubblic Enemy – Yo! Bum Rush the Show. In questo disco l’ultima traccia è strumentale, da qui ho iniziato a scrivere però io lo facevo già dalle elementari grazie ad una maestra bravissima che ci faceva fare un ora di poesia in cui tu potevi scrivere i tuoi versi. Sembra stata una cosa molto naturale e non ti nascondo che reputo essere un toccasana per la salute, ecco per me è così.

La prima volta che sei andato in studio di registrazione?

Fu per un brano che poi uscì sul disco di Zippo. Quella fu la prima volta che registrai in uno studio, ero in Best Sound. Ho un sacco di bei ricordi, che poi quando abbiamo fatto il disco di Sacre Scuole con Gue Pequeno, Jake La Furia e gli altri, nessuno aveva gridato al miracolo, poi ho avuto qualche anno dove non seguivo più il rap e mi sono ritrovato nel 2005-2006 dopo cinque/sei anni che era diventato un capolavoro.

In un brano citi il vecchio formato 45 giri, Qual’eÌ il tuo preferito? e che pezzi sceglieresti dal tuo disco in Flipside per la pubblicazione?

Franco Battiato – La Torre, mi piacerebbe molto avere come oggetto.
Per il lato b di questo disco sceglierei Dello Stesso Colore, perché è un brano che va’ ascoltato in cuffia, con le due cuffiette stereo perché alcune cose sono un po’ più a sinistra e altre a destra. Invece il lato a, Il Ritornello.

Cosa dobbiamo aspettarci da i tuoi nuovi concerti?

Sul versante live per me sarà molto importante la visione dal pubblico, dato che anch’io sono il pubblico, voglio capire cosa succederà come reazione e confrontarle. Quello che vorrei che succedesse è quel tratto di mare dove s’incontrano gli oceani. Come dialogano le musiche, io poi non sono mai stato fan dei generi musicali, cioè dopo i venticinque chi ha un solo genere musicale preferito un po’ mi spaventa.

ph. Alessandro Treves

Parliamo della copertina, sei solo sdraiato sul piano come ora?

No, no io ci volo proprio sopra! La copertina è stata un bellissimo lavoro di gruppo con la fotografia di Mickey Moruzzo & Francesco Caracciolo, due fotografi milanesi che fanno delle foto molto belle a persone molto interessanti e poi fotografano anche me. Invece tutto l’impianto grafico come per il libro è stato curato da Enrico Dalla Vecchia.

Ecco parliamo di questo tuo primo libro, giusto?

E’ il backstage delle mie canzoni. Non le scrivo mai di getto le tengo in testa per tutto il tempo necessario. Questo significa che alcune cose te le dimentichi ma quelle più importanti rimangono e poi hai un idea coerente nella testa di quello che vuoi dire. Però nei periodi in cui ragiono sui testi scrivo e se vuoi farti un idea di quello che succede dovresti entrare nel camerino delle mie canzoni.

Tutto questo trova sfuggo su di una Moleskine o un quaderno o altro?

Ormai uso il telefono sopratutto usando l’iCloud perché quando lo fai lì ti rimane, dato che ho avuto delle brutte esperienze in passato. Ho sempre perso il telefono o me l’hanno sottratto in maniera illecita quindi l’iCloud mi salva sempre, anche se spesso perdere le cose è anche un bene.

Un episodio sul lavoro del disco che ti è successo?

Non te lo saprei dire anche perché per me è stato tutto molto drammatico, uscivo quasi sempre piangendo dallo studio. La pace dei sensi dopo che hai dato tutto ed hai preso tutto.

Quindi Tommaso ti bacchettava?

E’ una persona fantastica, un grande lavoratore, non ho mai visto e sentito nessuno che registra i piani come lui, guarda, per fortuna che ho il suo numero di telefono.

Sul disco ci sono anche delle percussioni ben precise che interagisco col piano in una maniera unica com’é stato lavorare con Daniel Plentz dei Selton e Sebastiano De Gennaro?

Daniel l’ho conosciuto per caso e chiaramente lui viene da un mondo molto diverso e ha delle percussioni molto interessanti, invece Seba, è molto più vicino alla mia idea di suono elettronico però tutti i suoni sono stati curati in una maniera molto particolare. A me fa impazzire la ritmica, però volevo dare più un’idea di questa non proprio una concezione decisa, infatti Daniel ha fatto un sacco di body percussion e io ho fatto tutti i suoni di beatbox orrendi che si sentono. Perché comunque volevo mantenere quell’idea che avevo in testa senza farla bene o snaturarla. Ah, poi vorrei sottolineare che i miei beatbox sono fatti un suono alla volta! e anche con scarsi risultati, invece Daniel riesce a prendere persino le note!.

Ma la ragazza nel brano Un’Altra Cosa ha un nome?

Si ha un nome ma non te lo dico. Poi io sto cercando di arrivare a una purezza mistica, infatti nel brano parlo della clausura che prima o poi diventerà la mia strada.

Ma quindi il tuo storytelling è ispirato dalla tua vita?

Certo, è tutto ispirato dalla mia vita ma non c’è niente della mia vita. Nel senso che non c’è una perfetta corrispondenza, magari cambio i colori o i dati.

Come titola un tuo noto pezzo, ha poi scritto un sms alla Madonna?

La Madonna risponde sempre è solo che noi non sappiamo ascoltarla.

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