Città del Messico: avventurarsi a CDMX senza chiavi di casa

«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.

«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.

Così è nata l’espressione No Key Kids .

Quando Elisa è tornata ci è sembrato il minimo chiederle di raccontarci cosa era successo. Questo è il suo report fotografico e scritto.

«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.

ADESSO CAPISCO PERCHÉ FRIDA È STATA INVESTITA DA UN AUTOBUS A 18 ANNI.

Guidano di merda. Sono dei pazzi, non ci sono semafori per i pedoni e fanno tutto a caso. L’ho detto anche al mio prof. di spagnolo, che si è offeso. Ha detto che per essere una città così grande ci sono pochissimi incidenti, che è vero, per carità, anche per strada avrò visto sì e no 2 tamponamenti in un mese ma cazzo, guidano veramente di merda. Ho scoperto che fino all’anno scorso non facevi l’esame per la patente, la compravi e basta. Un 25enne amico di amici l’anno scorso l’ha comprata, gli hanno chiesto: sai guidare anche macchine grosse? Lui ci ha pensato un attimo e ha risposto: certo, credendo parlassero di hummer o robe del genere, fatto sta che adesso c’ha la patente dei camion.

«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.

GESSICA, LA MIA AMICA CHE MI OSPITA, CONTINUA A DIRE CHE È MOLTO PIÙ PERICOLOSA MILANO, IO CONTINUO A FARE DI NO CON LA TESTA.

Se vivi nel tuo micro spazio di Polanco (la parte più posh, la Montenapo di Città del Messico) forse sì, c’è la polizia 24/7, tutto è tirato a lucido e in più se la sera prendi l’uber per spostarti (costa meno della metro a Milano), sì, qui è sicurissimo. Se inizi a prendere la metro o a uscire dalla comfort zone è un attimo che ti lisciano il pelo. Sarà che tutti mi dicevano «oh, Città del Messico, è la città più pericolosa del mondo, mi raccomando attenta che ti ammazzano per vendere gli organi, l’altro giorno è sparita una dicono avesse preso un taxi di quelli a chiamata, ho sentito di una che è stata rapinata perché si stava mettendo il rossetto». Ok, diciamo che sono partita magari con il piede sbagliato, con un filo di preconcetto ma è la sensazione che ho avuto subito è che in un attimo sarei potuta sparire nel nulla e nessuno avrebbe più saputo niente di me. Appena atterrata l’Uber geocalizzato su cui viaggiavo ha fatto una piccola deviazione per evitare il traffico aereoporto-città, siamo passati praticamente in una bidonville, era l’imbrunire e io mi sono detta ciao, è già finita.

«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.

CITTÀ DEL MESSICO.

Quando la vedi dall’aereo ti vengono i brividi e in un certo senso vuoi già tornare a casa: è infinita, colline e colline di case a perdita d’occhio, una enorme macchia d’olio piena di persone. Ce ne sono sempre dappertutto, c’è sempre coda da fare e adesso capisco perché tutto è gigante a Città del Messico. Tipo il monumento alla revolution, vado e dico vabbè dai sarà una piazza, una statua, una struttura. No, tipo una cupola gigante come il vaticano di Roma. E ogni volta me lo dimenticavo e poi dicevo ah sì vero, siamo a CDMX (che prima si chiamava districto federal), se poi la guardi sulla cartina stai un po’ male percheé è un puntino rispetto al Messico, quindi ti immagini e fai un po’ di conti e ti senti meno di un numero. Le distanze non valgono nulla, guardi sulla cartina e dici vabbè vado a piedi, tanto è vicino, ci metti un paio di giorni per capire che quello che di solito ti sembra vicino sono come minimo 40 minuti a piedi, anche google maps impazzisce, ci sono troppe strade.

«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.

LA METRO È L’INFERNO, COSTA TIPO 2 CENTESIMI MA FINISCI NEGLI INFERI.

La cosa che ho apprezzato tanto è la parte solo per donne e per bambini sotto ai 12 anni, ci sono dei vagoni speciali che ci possono andare solo loro (poi ho visto esserci anche autobus solo mujeres). In culo al femminismo, quando sei in 3000 schiacciati dentro un vagone preferisci essere tra donne. La cosa assurda poi però è che alle 17 i poliziotti staccano il turno, quando l’orario si fa pericoloso, ciao, spariti tutti: alle 11 del mattino invece, 2/3 per fermata. Boh. Sono messicani, non c’è altro da aggiungere. Fanno le cose un po’ a caso. E sono lenti. Molto lenti.

«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.

COMINCIO A CAPIRE GLI SPAGNOLI CHE SONO ARRIVATI E LI HANNO INCULATI

I messicani sono un popolo docile (anche fisicamente: la media è 1,60 e sembrano dei paciocchini), servizievole e ingenuo. Figurati Cortes quando è arrivato, sciambola, gli ha fatto credere di essere il dio sceso in terra e via, fottuti. I lavori meno pagati a Città del Messico sono l’infermiere, il professore e il poliziotto: praticamente i 3 mestieri più importanti di uno stato: la salute, l’istruzione e la giustizia.

«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.

QUI C’È IL PIÙ ALTO TASSO DI OBESITÀ INFANTILE.

Più dell’America, infatti le strade sono costellate di Oxxo, mini negozietti sempre aperti che vendono solo patatine, merendine e bibite chimiche. E in pochissimi parlano l’inglese: la maggior parte dei messicani veri non è mai uscita dal Messico, un po’ come succede in Sardegna. Capisco perché qui i ricchi continuano a investire e costruiscono palazzi su palazzi: non costa un cazzo. Il peso messicano non
vale niente e anche se ci devi mettere a lavorare 3 persone al posto di 1 (cosa comunissima percheé si perdono via), il loro stipendio rimane talmente basso che ci guadagni comunque anche se ne assumi 2 di più.

«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.

MATTI MURALES E MATTI FONTANE

E’ proprio nel loro DNA, se possono fare delle fontane un po’ pazze con giochi d’acqua stai sicuro le trovi a CDMX, e pure i murales. Belli eh, non solo tag a cazzo. E ovviamente matti del mais: ovunque, fatti in qualsiasi maniera. Che poi io che sono friulana non capisco perché noi abbiamo solo la polenta. Ma cazzo loro sì che sono dei geni, ne hanno fatto mille versioni, e i tacos e le patatine, e le gorditas e le pannocchie con maionese e robe sopra a caso e avanti. Noi, polenta, bon. Ah beh, la polenta arrostita il giorno dopo (ma solo percheé è brutto buttare il cibo). Vedi il potenziale? Credo che un altro loro primato sia l’uso del gel per gli uomini perché hanno in effetti dei capelli di merda, grossi come pali e tantissimi. E poi il resto del corpo, glabri. Ed è un Paese machista, ovvio. Galantuomini, ti aprono le porte etc etc. Ma non vali un cazzo. Credo che sia l’unica lingua del mondo dove la parola papà è sinonimo di qualcosa di fighissimo: «che padre!». Al contrario «che madre» è l’insulto più grande. Ma anche perché è la cosa più importante per loro. Di madre ce ne è una quindi è LA non UNA. Viene chiamata anche la hefa, la capa, perché ti comanda, l’unica che può farlo. Per dire, sono così devoti che non si può neanche nominarla invano, tipo Dio.

«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.«Per la prima volta nella mia vita vado via e non ho le chiavi di una casa dove andare a stare». Disse così, prima di partire per un viaggio a Città del Messico, una stylist di nome Elisa Anastasino.

 

 

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