Chi è Filippo Cardu? Lo abbiamo intervistato mentre reinventava tre delle nostre cover

Esclusivo X Urban Magazine

Mentre lavoravo nello spazio coworking del Base di Milano mi sono ritrovato a parlare con Filippo Cardu, un giovane illustratore con la fissazione per il succo alla pesca.

Tra una chiacchiera e l’altra abbiamo ripercorso alcuni momenti della sua giovane carriera da illustratore, scoprendo che ha già collaborato con: Smart Italia, Modify Watches, Fargo Studio e Apertopercultura, per gli 850 anni dalla fondazione della città di Alessandria.
Nel frattempo gli abbiamo chiesto di reinterpretare tre delle nostre cover che più gli piacciano.

Quanto ha disegnato la tua matita per arrivare fino qui? Da dove sei partito?

Da molto lontano. Da un piccolo centro della Sardegna, mia madre mi ha dato una matita quando avevo 3 anni e non l’ho mai posata da allora. Tecnicamente disegno “seriamente” solo da 4 anni, ma prima di allora ho scarabocchiato su tutto ciò che ha avuto la sfortuna di capitarmi a tiro.
Ormai è una parte della mia quotidianità, agli altri dico scherzando che il mio corpo non è composto per il 70% d’acqua, ma d’inchiostro.

Quindi come ti disegneresti e in che contesto?

Ho sempre voluto essere un personaggio di un fumetto Marvel. Non necessariamente un supereroe, per quanto sia un nerd e ne vada pazzo mi ha affascinato sempre molto di più la figura del “super-umano”. Una persona che sa rendersi straordinaria senza l’aiuto di poteri o mezzi particolari.
Ecco, vorrei essere il protagonista di un fumetto che parli di una persona normale che fa cose fuori dal comune.
Ho anche il sogno da bambino di comparire in un episodio dei Simpsons.
Spero che Matt Groening legga Urban.

 

info @ filippocarduart on instagram

Quanto conta nel tuo lavoro la fantasia? Anche lei ha forse dei pro e dei contro come magari l’esagerazione?

La fantasia ha un ruolo fondamentale in tutto ciò che faccio, lavorativamente e non.

Io l’ho sempre percepita come un muscolo: la si può allenare e modellare per renderla un’arma del proprio arsenale personale.

Io poi ho avuto la fortuna di essere stato cresciuto in un ambiente sempre creativo e stimolante, in un certo senso non ho mai perso quel modo un pò “sognante” di vedere il mondo che ha un bambino.
Ricordo che da piccolo facevo un gioco con mio padre, lui mi diceva 10 parole e mi sfidava a creare una storia che le contenesse tutte. Col tempo abbiamo smesso, ma ho iniziato a leggere avidamente decine di libri e il muscolo non si è mai atrofizzato.
L’ esagerazione è solo un altro modo di elaborare un’idea: si vogliono includere particolari magari superflui e si finisce per fare un lavoro eccessivo di immaginazione. Questo certamente può essere un ostacolo, ma generalmente è meglio eccedere che risultare poco originali, soprattutto in questo lavoro.

Ascolti musica quando disegni? Cosa hai ascoltato quando remixavi le cover di Urban?

Passo una buona parte della mia giornata al lavoro, e do il 100% quando posso mantenere la concentrazione a un livello sempre alto. Il mio luogo ideale di lavoro è calmo, silenzioso e il più possibile lontano dallo stress, perciò la musica che ascolto deve rispecchiare questa necessità.
Generalmente sono un amante di molti generi musicali, ma il mio “go to” quando disegno sono le soundtrack cinematografiche.
Nulla riesce a ispirarmi e a mantenermi motivato in una lunga sessione di lavoro più di una colonna sonora, magari di un film che amo.
Ho creato i miei lavori più significativi mentre ascoltavo Ennio Morricone, John Williams, Hans Zimmer. Per quanto riguarda le cover di Urban, la mia scelta musicale è stata l’original score di Interstellar, un classico, uno dei miei film preferiti di tutti i tempi. Ho già detto che sono un nerd?

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Nel mondo del lavoro credo non sia facile essere un illustratore oggi, però spesso si ricevono anche dei complimenti, qual è il giudizio più positivo e quello più negativo che ti hanno mai detto?

Il mondo del lavoro sa essere una bestia feroce che tu sia un illustratore o no, credo che il trucco per emergere nonostante gli ostacoli sia utilizzare il proprio tempo per concentrarsi sul come rendere il proprio prodotto o servizio il migliore possibile.
Per quanto mi riguarda sono incredibilmente ambizioso, e per quanto banale possa suonare, i miei obiettivi vanno aldilá di un salario gratificante. Certo, poter pagare le bollette aiuta, ma mi trovo nella posizione di poter lasciare un segno tangibile della mia presenza nel mondo e sinceramente è una prospettiva molto piú allettante.
Come tutti ho ricevuto il mio fair share di commenti negativi, ma anche una sorprendente quantità di complimenti.

Me ne ricordo uno in particolare, un paio d’anni fa una donna mi scrisse una mail per ringraziarla di aver ispirato la figlia adolescente a studiare arte nonostante le critiche del resto della famiglia.

La rendeva felice, e in questo la madre la supportava al 100%. Mi scaldó il cuore.
La peggior critica che abbia mai ricevuto è forse quella di aver copiato un altro artista, ma generalmente questo tipo di commenti arrivano da persone che non hanno familiarità con il concetto di stile o corrente artistica, perciò non ci faccio molto caso.

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Hai mai immaginato che i tuoi disegni prendessero vita all’improvviso? Se sì, quali?

Credo che ogni artista lo abbia fatto a un certo punto. È parte del processo creativo, ci chiediamo “cosa succederebbe se un nostro personaggio avesse vita propria? Come sarebbe il mondo in cui vive, come interagirebbe con noi e con altri personaggi?”
Poi io sono cresciuto negli anni di Harry Potter, a contatto con un mondo in cui le immagini si muovono sulla carta, perciò mi capita spesso.
Un aneddoto: tempo fa stavo creando un’illustrazione per uno dei miei libri, era una coppia di farfalle sul ramo di una pianta.
A un certo punto una farfalla (una vera) si é posata sul foglio, a pochissima distanza da quella disegnata. È stato un momento surreale, ho passato ore a immaginare cosa sarebbe successo se la mia creazione avesse preso il volo e seguito la sua compagna fuori dalla finestra.

Attualmente cosa usi per disegnare ?

Sono sempre stato un tradizionalista, ho creato gran parte dei miei lavori su carta e amo le penne a inchiostro, la linea nera su sfondo bianco ha una fascino che non tramonterà mai. Piú di recente ho iniziato a lavorare in digitale, mi sono regalato un iPad pro e un’Apple pencil. Non sostituiranno mai un blocco da disegno e una matita in grafite, ma sono indubbiamente strumenti che hanno cambiato il modo in cui lavoro. In meglio, per ora.

Qual è il lavoro più importante che hai fatto secondo te?

Nonostante lavori in questo ambiente da molto poco, devo dire che ho avuto la fortuna di far parte di tanti progetti interessanti.
Il lavoro piú importante fin’ora, e direi anche il più significativo per come si è concretizzato, è stata la collaborazione con Fox Chapel Publishing.
Nel 2016 sono stato contattato da un’agenzia di licenza artistica americana, tramite instagram, che mi ha messo sotto contratto e mi aiuta tutt’ora a gestire la mia immagine a livello commerciale.
Qualche settimana dopo si è presentata l’opportunità di lavorare a una collana di libri da colorare, con FoxChapel appunto, rivolti a un pubblico di bambini e adulti.
Ho immediatamente accettato e ho passato l’anno successivo a lavorare a un ritmo incessante, a volte anche 10-12 ore al giorno, ma con una voglia impressionante di vedere il lavoro ultimato. Il 9 Agosto 2016 è uscito il mio primo libro (ora sono tre), Spirit Animals, ed è stata una sensazione incredibile. Ancora oggi a distanza di un anno, poter toccare con mano un libro creato interamente da me mi rende orgoglioso di tutte le notti in bianco e di tutto il sudore versato per rendere questo piccolo sogno una realtà.

C’è stato un momento preciso in cui hai capito di essere innamorato di tutto questo?

Ho sempre amato essere creativo, sin da piccolissimo, perciò più che un colpo di fulmine è stato un innamorarsi graduale. Ci sono stati dei momenti in cui mi son soffermato a pensare a ciò che stessi realizzando e a quanto fossi fortunato, ma non ne ricordo uno che ha prevalso sugli altri.
Però c’è stato un periodo di “transizione” tra la mia vecchia vita e quella nuova. Nell’estate 2013 ho capito che tutto questo sarebbe stato il mio futuro. Ero uno studente di economia frustrato e infelice prima, perciò quei 4 mesi avranno sempre un grandissimo valore per me.

Ora sei a Milano: cosa ti aspetti da questa città?

Ciò per cui ho lasciato (a malincuore) la Sardegna: opportunità.
Mi ritengo fortunato a essere nato in uno dei luoghi più belli del mondo, non è qualcosa che capita a tutti, ma purtroppo nell’ambiente in cui lavoro la mia terra non mi può dare ciò di cui ho bisogno. In quanto creativo con l’obiettivo ultimo di costruire un’immagine solida per se e per il proprio lavoro, mi serve circondarmi costantemente di persone che mi possano stimolare, di sfide che mi possano formare e di potermi confrontare con una “scatola” più grande di quella in cui ho vissuto tutta la mia infanzia e gran parte della mia adolescenza.
Milano per un artista italiano può essere un ottimo trampolino di lancio, specialmente se ci si sa “vendere” bene. Da quando sono arrivato qua nel 2015 (per frequentare la Naba, nella quale riprenderò gli studi questo Ottobre), mi sono subito sentito a casa. Ho fatto decine di collaborazioni con altri creativi e con alcune aziende, e credo che questo mi stia dando una grossa mano a farmi un “nome”. Il che è fondamentale, se hai grandi ambizioni.

Consigliaci tre illustratori che ti piacciono molto.

James Jean:
Un visual artist Taiwanese/Americano molto attivo sia a livello commerciale che espositivo. È molto conosciuto nell’industria fumettistica americana per aver realizzato cover per vari libri della DC Comics, ma ha lavorato anche per grandi brand come Prada, ESPN e Atlantic records. È un maestro del surrealismo con una tecnica incredibile.

Steven Harrington:
É un artista e designer con base a Los Angeles, conosciuto come uno dei leader della corrente pop-psichedelica americana. È conosciuto per il suo stile allo stesso tempo molto pulito ma pieno di colore e di personaggi. Ha esposto in tutto il mondo, in città come New York, Parigi, Berlino, Barcellona, Tokyo e anche a Milano.

Aaron Blaise:
È un illustratore del Vermont, Stati Uniti che lavora anche come regista, sceneggiatore e animatore per la Disney. Ha lavorato come animatore o artista per i più grandi titoli della casa statunitense, come La Bella e la Bestia, Aladdin, Il Re Leone, Mulan.
È molto attivo sui social media e ha un canale Youtube dove fornisce lezioni di animazione.
È uno degli artisti che mi ha fatto innamorare della filmografia Disney.

 

Come ti vedi tra 10 anni?

Non mi piace pensare troppo al futuro, sono una persona molto focalizzata sullo “spremere” il massimo da ogni giornata. Non sempre ci riesco, ma mi piace avere questo tipo di mentalità.
Anche perché sono l’esempio vivente del fatto che il futuro non è quasi mai come te lo aspetti, se qualcuno 5 anni fa mi avesse descritto la mia vita attuale mi sarei fatto una grossa risata.
Come tutti ho delle speranze e delle aspettative: vorrei avere successo nel mio lavoro, avere affianco una persona che mi sappia apprezzare davvero per come sono, avere una bella casa e una bella macchina. Cose banali. Ma allo stesso tempo vorrei trovarmi tra 10 anni seduto sul divano a riflettere sulle esperienze fatte, e sapere che ho fatto centinaia di errori ma ho avuto migliaia di buone idee, che ho visto parti nuove del mondo che non conoscevo, che ho conosciuto persone in grado di tirare fuori ogni volta una diversa parte di me.
Mi vedo più vecchio di 10 anni di vita piena, ecco.

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