121 ISO // Il tempismo di Jim Marshall in una semplice scatto.

Questa rubrica ha l’intento di raccontare ciò che accade dietro un obbiettivo nei momenti che hanno fatto la storia della musica e non. Oggi cominciamo con il primo episodio su Jim Marshall soprannominato “the rock ’n’ roll photographer” ancora prima di diventarlo.

Il 4 Giugno del 1969, Johnny Cash viene accompagnato nel carcere di San Quentin perché vuole tenere un concerto per i detenuti del posto dedicandogli anche un brano inedito con lo stesso nome della struttura.

Accanto a lui su quel palco c’era un giovane fotografo, si chiama Jim Marshall e lui stesso cambia le angolazioni di scatto in modo frenetico perché sta assistendo a qualcosa di storico, d’irripetibile. Trasportare la passione, la forza, la grinta dell’amore musicale di un artista in un immagine, magari scattata con una versione ridotta della macchina creata da Thomas Sutton, non è da tutti.

L’attenzione ed il senso del momento ne fanno da padrone e all’improvviso su quel palco, si spense la sete di un gesto leggendario perché spinto dalle parole:

“let’s do a shot for the warden”

Cash si girò in malo modo con un gestaccio verso Jim Marshall, che pochi giorni dopo ci regalò uno degli scatti più belli della storia del Rock’n’Roll.

Jim riuscì a immortalare i sentimenti del rock attraverso  i suoi scatti: Neil Young , Janis Joplin , Bob Dylan , Jim Morrison , gli Allman Brothers , The Who , Led Zeppelin , la Grateful Dead , la Jefferson Airplane , Guns N ‘Roses , Santana e The Beatles.

Fu il capo fotografo dei meravigliosi giorni di Woodstock, e fotografò Jimi Hendrix al Monterey Pop Festival .

Una leggenda dello spirito fotografico che affermava: «Io vedo la musica, quando fotografo le persone non comando nessuna indicazione. Non ci sono parrucchieri né make-up artist in giro. Sono come un giornalista, solo che uso una macchina fotografica; reagisco ai miei soggetti nel loro ambiente, e se va bene, mi immergo a tal punto nella situazione da diventare un tutt’uno con la mia fotocamera”.

“I have no kids, my photographs are my children”
cit. Jim Marshall

La singolarità di quest’artista è particolare perché oltre ad essere il “ritrattista” delle leggende del rock lui lo è anche del jazz e, c’è stato un aneddoto molto originale su come sia entrato in questo genere.

Quando John Coltrane, il più grande sassofonista mai esistito, nel 1960 stava attraversando con la sua macchina un viale vicino casa di Jim per andare dal critico Ralph Gleason. John abbassò il suo finestrino chiamando Jim dall’altra parte della strada per  chiedere informazioni e lui gli rispose con:

«I’ll take you there if you let me take a couple of pictures.»

Cioè: “Io ti ci porto solo se posso scattarti delle foto”.

Da qui in poi ne nacque una grande amicizia e Jim fotografò anche Miles Davis, Thelonious Monk e Ben Webster.

Uno dei pochi a posizionare un punto sulla mappa della storia fotografica musicale.

Tra l’altro fu l’unico fotografo ad immortalare in uno shooting leggendario le rivali Grace Slick e Janis Joplin. È morto a 74 anni ma lo spirito degli anni ’60 e ’70 sarà sempre ricordato attraverso le fotografie grazie alla sua abilità ed al suo talento.

rockarchive book event ©jimm marshall photography llc

 

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