DORIAN STEFANO TARANTINI E M1992: 90’S NEVER DIES

M1992 autunno inverno 2017 2018

Tanta ricerca, rispetto per il passato, ossessione per il futuro. E poi girls, boys, art and pleasure: ecco il brand di cui sentirete parlare sempre di più!

 

Prima Malibu 1992 ora M1992. Una transizione che rappresenta la consapevole e matura presa di posizione artistica di un brand nato nel 2013 come manifesto, che ha usato il lusso e tutte le sue degenerazioni per rispondere a una esigenza d’espressione artistica contemporanea. M1992 con la sua identità d’immagine ben definita ha attirato l’attenzione della stampa e di tutti quei cool kids attenti alle evoluzioni dello stile avanguardista e dello street style internazionale. Estimatori come Brooke Candy, Rihanna, Jessie J e Iggy Azalea tanto per nominarne alcuni, hanno fortificato l’hype e il seguito attorno al brand. La mente dietro il marchio è quella di Dorian Stefano Tarantini, da sempre una delle personalità più interessanti della scena underground milanese, che si è sempre distinta grazie alla sua personalità al suo immaginario dai tempi dei suoi dj set al Londonloves al Plastic, quello old-school però, e oggi attraverso le sue collezioni di M1992. La prossima tappa è la première di M1992 con una sfilata al prossimo Pitti Uomo 93, abbiamo incontrato Dorian pochi giorni prima dell’evento.

Dove sei cresciuto? Quale posto ha maggiormente influenzato la tua visione creativa e come?

Sono Cresciuto in Luguria, precisamente a Sanremo, città nota per i fiori e il suo festival musicale che negli anni 80/90 è stato senza dubbio un palcoscenico importante e internazionale. Ero piccolo eppure ci ho visto i Blur, Placebo, Madonna, Suede. La Riviera e il fatto che fosse a pochissima distanza dalla Costa Azzurra ha sicuramente innescato in me una visione estetica molto decadente, legata a un lusso estinto. La mia zona è piena di vecchi hotel fin de siecle abbandonati, ex casinó fatiscenti, ville disabitate. Ci ho vissuto fino ai 18 e dopo la maturità classica mi sono trasferito a Milano.

Cosa pensi di questa nostalgia degli anni Novanta?

Penso che sia legittima e penso che se non fosse per gli anni 90 non esisterebbe internet e non esisterebbero i social. Sembra che stia parlando di una vera entità anche se si tratta di un decennio, però in quegli anni si sono instaurate le fondamenta per l’arte del 2018: moda, musica, bellezza, attitudine. Mi pare di essere tornato indietro di 25 anni. Noto che anche chi è nato nel 2000 ha una forte curiosità per i cambiamenti e i personaggj di quel periodo. Se parliamo di moda poi i 90 non hanno rivali.

Come giovane designer cosa pensi di questa passione per la cultura dell’est degli ultimi anni?

Credo che l’est abbia sempre attratto con la sua estetica e la sua lontananza, una nicchia di pensatori e artisti, per cui non trovo sconvolgente che appena i social lo hanno permesso sia venuta a galla tutta quell’energia sopita sotto una coltre di neve e radioattività. Si potrebbe parlare di esotismo freddo e del fascino che emana sull’occidente, pur essendo esso stesso occidentalizzato. Io ad esempio su Instagram seguo un gruppo di ragazzi russi che ogni giorno in casa organizzano delle feste assurde e vi consiglio di dargli un’occhiata @chaosnavygule.

Mi spieghi il tuo punto di vista sullo sportswear?

Dello sportswear mi piace particolarmente il suo lato più tecnico. Materiali tecnologici, finiture futuristiche, design estremo. L’effetto che si ottiene quando qualcosa di così specifico e strettamente legato a attività sportive o climi particolari contamina il dailywear, può essere molto interessante. Non sono invece un fruitore della tuta ma venero lo sportswear di Polo Ralph Lauren, Tommy Hilfiger e Burberry quando lo faceva.

Ci conosciamo da anni prima che questa tua nuova esperienza come designer iniziasse, grazie alla musica e alle tue serate Londonloves al Plastic. Quanto è cambiata la tua immagine estetica da quegli anni?

Penso che la mia estetica si sia semplicemente evoluta creando dei substrati di immagini e ricordi che riemergono ciclicamente. Quando la mia occupazione principale era la musica il mio processo creativo era lo stesso che utilizzo ora per fare moda. Tanta ricerca, rispetto per il passato e ossessione per il futuro.

Se dovessi definire l’estetica di M1992 cosa diresti?

Malibu 1992 è un non-luogo dove accadono dei cambiamenti epocali e dove il passato riemerge interferendo senza pietà con il quotidiano proiettandolo in una dimensione performativa densa di linguaggi e modalità differenti: produzione musicale, branding, fashion design, videoclip, marketing, luxury. La sua estetica è quindi fluida, variabile e segue le evoluzioni di tutto ciò.

Come mai hai deciso di cambiare il nome da Malibu 1992 in M1992?

Malibu 1992 è nato inizialmente come un progetto di video arte nel 2013 per poi evolversi in un brand. L’essenza stessa del progetto concede spazio al cambiamento quindi il cambio in M1992 è avvenuto in vista della collezione fall-winter 2018 perché necessitavo di un nuovo codice neutro che non geolocalizzasse il progetto solo in California. M può essere Malibu, Milano, Manchester e molto altro.

M1992 - Dorian Stefano Tarantini
M1992 – Dorian Stefano Tarantini

Che cosa ci dobbiamo aspettare per la tua presenza al Pitti 2018? Cosa si prova a presentare la propria collezione dove hanno sfilato poco prima di te Raf e Gosha?

È un grande privilegio per me avere la possibilità di presentare al Pitti dopo solo due stagioni dal mio debutto. Di questo devo ringraziare l’incredibile organizzazione che c’è dietro questo evento e la loro volontà di ricercare e sperimentare. È sicuramente gratificante essere fra i pochi nomi che hanno la possibilità di sfilare qui e oltre a Raf o Gosha che ammiro vorrei ricordare anche Gianni Versace che sfilò nella sala bianca di Palazzo Pitti.

Trovo che ci sia anche una certa ironia nei tuoi capi come il riportare su una tshirt il nome di Crystal Waters o il logo del Cocoricò, pensi che le nuove generazioni possano cogliere questi simboli?

Penso proprio di sì perché utilizzo spesso simboli universali che non sono obsoleti ma conservano un significato che va oltre le mode.
Sembra che il tuo lavoro sia incentrato sulle generazioni emergenti, molto giovani. Sono loro i tuoi nuovi eroi? Grazie ai miei interessi, alla musica e a M1992 ho la fortuna di essere a contatto principalmente con persone molto giovani, per cui vivendo nel loro stesso mondo è inevitabile che spesso il mio lavoro sia riferito a loro. I miei eroi rimangono altri e legati alla mia adolescenza ma presto potrei averne di nuovi.

Pensi ancora che esista una cultura estetica underground?

Penso di sì, solo che è difficile nasca nell’underground e che quindi sia comunemente intesa come underground, un termine ormai legato al secolo scorso. Al momento esistono delle micro fratture estetiche di un enorme piattaforma fruibile a chiunque.

Quando inizi a lavorare a una nuova collezione, come compili le references e le ispirazioni? Per questa nuova collezione dove hai rivolto lo sguardo?

Per creare una collezione seguo molto la mia ossessione del momento, che molto spesso coincide anche con l’arrivo di un nuovo trend o il ritorno di uno del passato. Viaggio molto per lavoro e ció mi dà la possibilità di sovrapporre ai miei ideali estetici delle nuove sfumature, direzioni. M1992 è un codice volatile che nella collezione fall-winter 2018 identifica gli Youppies post-internet e che li raggruppa in un futuristico circolo di edonisti nostalgici di quella leggerezza «reaganiana» infusa da Yale e Princeton ma spinta agli estremi nella sua versione milanese. «Girls, Boys, Art, Pleasure» cantavano nel 1986 i Pet Shop Boys nell’inno della gioventù di Milano dedicato al Paninaro, la street-culture italiana che guardava all’ America, ma esportata all’estero. San Babila, Montenapo, Emporio Armani, Versace, Basile, Genny, Erreuno. Viene riscoperto il lato dimenticato della moda milanese, elevato a nuovo media per comunicare status-symbol interiori, lussi digitali e tormenti giovanili.

Che musica hai ascoltato creando la nuova collezione?

Praticamente solo Lil Pump e Pet Shop Boys.

In un mondo dove Gosha, Demna e Virgil sembrano dominare il mercato insieme a Palace e Supreme, dove vedi M1992 in questo contesto?

Il mercato è molto simile a quello di questi nomi anche se prevedo che M1992 verrà sempre meno accostato a ció che in molti definiscono street-style, un concetto troppo vago e obsoleto.

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