Nella Pancia Dei Coma_Cose

Penso che le persone possano dividersi in due gruppi: chi ama i giochi di parole e chi li odia. I Coma_Cose li amano, è la loro caratteristica più riconoscibile insieme alla testa rasata di Francesca California e i baffi di Fausto Lama.

Il primo album del duo, uscito lo scorso 15 marzo per Asian Fake, si chiama Hype Aura, che, per i meno svegli, è omofono di “hai paura”, ed è il prodotto finale di due ragazzi che in questi giorni stanno calcato i palchi dei maggiori club italiani.

Nove tracce in cui il crosswords rappresenta il punto critico e/o di forza della musicalità dei Coma Cose.

Vi aspettavate tutto quello che vi è successo??

“In realtà non lo so. Questo disco è stato fatto da un’esigenza artistica, ma anche dalla voglia di fare chiarezza sul nostro percorso. Sentivamo proprio la necessità di mettere un punto sulla nostra mappa della vita dopo due anni di lavoro. Pertanto abbiamo lavorato come degli amanuensi senza quasi nemmeno vedere la luce del sole per cinque-sei mesi, per questo non so dirti se ci aspettavamo tutto questo, oppure no. Vero è che stiamo ricevendo un sacco di consensi, pensiamo che il disco sia arrivato e che alla fine questo, è quello che più avevamo desiderato.”

Se dovessi spiegare i Coma_Cose e Hype Aura a chi non vi conosce parlerei, oltre che dei giochi di parole, di un pop leggero ma comunque intelligente che mette insieme rap anni 90, synth anni 80, melodie anni 60, e la poetica quotidiana che ha invaso la scena indie italiana. Il fatto che la prima traccia, Granata, sia praticamente identica a Post Concerto, è voluto?

“Assolutamente si! Poi è anche vero quello che dici tu, nel disco ci sono tre stanze sonore: una è quella della modernità, per via dei beat che sono freschi e attuali. Poi gli anni 90 per quanto riguarda il rap, anche se non ci sentiamo di affrontare il rap così com’è oggi anche perché non è nelle nostre corde e infine c’è tanta musica vecchia, come del resto è sempre stato. Ad esempio Battisti, e poi tutti i derivati di quegli anni; dai Doors ai Velvet Underground, fino ai Beatles.

HYPE AURA RACCHIUDE IN SÈ IL VECCHIO, IL NOSTALGICO E L’IPER-ATTUALE.

C’è una cosa però che voglio precisare: quello che speriamo arrivi è quella parte aperta, di pancia che arieggia qua e la nel disco, che secondo noi è proprio quella la nostra cifra.”

Come nasce Beach Boys distorti?

“Ahahah. Questo è un aneddoto abbastanza veritiero: la scorsa estate, oltre a preparare un disco e a fare un tuor, abbiamo anche traslocato da Giambellino a Corvetto e ad un certo punto è saltata fuori una vecchia radio, di quelle che andavano a cassetta, che però noi usavamo solo come radio. Tra le cose del trasloco trovai anche una cassetta dei Beach Boys e quando non avevamo voglia di radio mettevamo su la cassetta.”

A questo punto ti chiedo: San Sebastiano fa riferimento alla chiesa di Via Torino?

“In realtà no, Non sapevo nemmeno che la chiesa in Via Torino si chiamasse così. Il concetto di San Sebastiano sono io che mi metto un po’ a nudo e mi paragono un po’ al santo, un po’ come facciamo tutti che abbiamo le nostre croci e le nostre ferite aperte. Niente di viscerale però.

Invece in Darsena da Peppuccio ci andate per davvero?

“Peppuccio è completamente ‘in our hearts’, poiché ormai in quella zona tutti i bar sono un po’ troppo fighetti, quindi Peppuccio rimane un posto sicuro che sa’ di casa e che rimane una zona franca fuori dal tempo.”

 

Di Via Gola che mi dici? Io li ci ho vissuto per anni, e ascoltando la vostra canzone ho pensato ad un momento di fattanza assoluta in cui per forza di cose se sei fatto ti trovi in Via Gola. È così?

“In realtà abbiamo vissuto da quelle parti per un po’, e quando uscivamo o tornavamo dall’Apollo di notte Via Gola la vedevi, e lasciando stare il trascorso storico non proprio fortunato che ha avuto, la canzone è un po’ lisergica, ci piaceva il concetto di quella zona, per far riferimento al disagio notturno, che poi non è solo Via Gola ma un pò tutto il resto.”

In Hype Aura cosa rappresenta, nel vostro immaginario, la città di Milano?

“Milano è la tela su cui noi dopo dipingiamo le nostre canzoni. È un luogo non luogo, noi non siamo milanesi ma viviamo qui ormai da dieci anni e ci sentiamo parte di questa città, anche se ogni tanto torna l’essere forestieri.

MILANO NEL SUO ESSERE GRIGIA CORRE ED È FRENETICA H24 MA A NOI PIACE IMMAGINARLA UN PO’ ROMANTICA E CON DELLE TONALITÀ PASTELLO.

In Hype Aura trovi una Milano vista forse con gli occhi di chi non viene da lì.”

Ecco, avete pensato che magari un ragazzo di Trapani o una ragazza di Siracusa, ascoltandovi possa chiedersi cose tipo “cu minchia è Peppuccio?” Oppure “Ma cosa c’è veramente in Via Gola?”

“La nostra è un esigenza artistica che nasce dal fatto di essere comunque veri e raccontare ciò che ci circonda senza essere troppo cosmici e quindi diamo dei riferimenti geografici più concreti. Sicuramente la cosa fa gioco per le persone che comunque conoscono Milano o l’hanno bazzicata perché ci si riconosce.

Poi, hai ragione, può essere un deterrente perché magari qualcuno pensa che si parli solo di Milano e dunque può non ritrovarsi in ciò che cantiamo. Però poi abbiamo fatto un tour di 70 date e abbiamo avuto consensi più o meno dappertutto, anche in Sicilia per dire, e li ti rendi conto che il pubblico è meno schizzinoso di quanto si possa pensare, in realtà arriva il concetto che Peppuccio può essere Carmelo o chiunque tu voglia, poiché è il luogo del bar che fa casa che sia a Milano come a Palermo.”

Ascoltandovi e/o seguendovi sui social, ho notato da parte vostra una costante tendenza a non prendervi troppo sul serio, e questo di voi mi piace un sacco. Però mi chiedo: Ma le tue doppie, Fausto, a che servono?

“Aahahah. Le mie doppie sono un po’ come la voce nasale di Ramazzotti, mi spiego: potremmo star qui a chiederci se Ramazzotti dopo anni e anni di carriera deve ancora cantare con la molletta sul naso, la mia risposta è: assolutamente si!. Questo significa che se cantasse diversamente non sarebbe più Ramazzotti. Lo stesso credo valga per me: se togliessi le doppie, mancherebbe qualcosa poiché anche le doppie fanno parte del nostro linguaggio. Il succo è che per fortuna ognuno di noi è pieno di difetti e quindi di peculiarità.”

Un’altra delle cose che mi sono chiesto ascoltando Hype Aura è che non vi piace vincere facile, mi spiego: potevate tranquillamente mettere dentro al disco le canzoni dell’Ep e poi aggiungere due- tre canzoni nuove e invece siete partiti da zero e avete fatto un album d’inediti. Perchè ne avete scelto solo 9?

“L’esigenza di fare un disco era forte, fortissima. Volevamo fare un disco che fosse trasparente, che parlasse di noi e che uscisse la natura con cui l’abbiamo pensato. Sul fatto che non ci piace vincere facile ti do ragione, e poi non avrebbe avuto senso e avremmo mancato di rispetto al nostro pubblico se dopo mesi fossimo tornati con un disco che sapeva di minestra allungata.”

Il disco si chiama Hype Aura ma si legge hai-paura, voi di cosa avete paura, sempre se ne avete?

“Abbiamo paura di tantissime cose. Non saremmo umani se non avessimo paura.

LA NOSTRA PERO’ E UNA PAURA OTTIMISTA, PERCHÉ LE PAURE TI MUOVONO QUALCOSA DENTRO, VEDO LA PAURA COME UNA SORTA DI BENZINA CHE TI DA LA CARICA PER ANDAR AVANTI.

Anche nell’intro infatti lo diciamo: “comunque vada saremo io e te”. Questo significa che ok, abbiamo fatto ‘sto disco, vediamo come va, cosa succede che tanto in qualsiasi direzione ci porterà saremo qui

insieme.”

C’è una canzone del disco che più ti assomiglia o che preferisci più delle altre?

“A Lametta forse è la mia prefe, forse perché l’ho scritta alla fine, è una canzone in cui magari mi sento completamente a mio agio, magari perché l’ho scritta d’impulso ed è uscita nuda e cruda, la sento molto vera.”

Proprio in A Lametta c’è una frase che dice: “Laurearsi in problemi e regalare i confetti, questo è il lavoro del cantante”. È davvero così?

“SI, PENSO CHE IL LAVORO DEL CANTANTE SIA QUELLO DI FARSI DA PORTAVOCE DEI PROBLEMI DEGLI ALTRI E I CONFETTI SONO UN PO’ LA METAFORA DELLE NOSTRE CANZONI.”

La chiacchierata con Fausto e California finisce qua, e ripensando a ciò che ci siamo detti trovo che Hype Aura non sia un disco da primo ascolto, e penso fortemente che per qualcuno non sarà neanche un disco da ventesimo. È un album poliedrico e ambizioso, che cambia colore a seconda di chi lo guarda. La verità è che non c’è nessun altro che faccia pop in Italia come lo fanno i Coma_Cose.

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